Antimafia contro Genchi: | "Una svolta che disorienta" - Live Sicilia

Antimafia contro Genchi: | “Una svolta che disorienta”

La polemica
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C’eravamo tanto amati. “Antimafia duemila” attacca a testa bassa l’ex superconsulente delle Procure Gioacchino Genchi per la sua “nuova vita garantista”, raccontata dal numero di “S” in edicola: il direttore del periodico, Giorgio Bongiovanni, firma un duro editoriale a quattro mani con il suo vice Lorenzo Baldo per contestare la scelta di Genchi, oggi avvocato, di “difendere un personaggio vicino ad ambienti mafiosi come l’ex presidente di Confindustria Caltanissetta, Pietro Di Vincenzo, condannato in I° grado a 10 anni di reclusione per estorsione”. Una “censura”, quella di “Antimafia duemila”, che Genchi aveva citato indirettamente nell’articolo di “S”: “Ho ricevuto critiche da un amico giornalista di un periodico antimafia, che stimo e apprezzo e a cui sono molto affezionato, per la mia scelta di difendere Di Vincenzo”, aveva detto il neo-avvocato ad Andrea Cottone.

Per Bongiovanni e Baldo, però, è una “questione di scelte”. “Ritrovare in un’aula di giustizia un professionista come Genchi, con la sua storia, che tenta di destrutturare il lavoro di un magistrato come Scarpinato, con la sua storia, per cercare di difendere il proprio cliente – si legge nell’editoriale – disorienta pesantemente chi ha conosciuto l’ex consulente delle procure sotto tutt’altra veste. È più che giusto che Gioacchino Genchi si ricrei una posizione professionale dopo quello che ha subito ingiustamente. Ma qui si tratta di scegliere chi si vuole difendere e quale percorso si intende seguire”. Anche perché i due cronisti di Antimafia duemila hanno un ricordo personale: “Abbiamo conosciuto Gioacchino Genchi più di dieci anni fa. Spesso – ricordano Bongiovanni e Baldo – lo incontravamo nel suo ufficio quando ancora era consulente informatico delle procure, quando passava molte ore davanti al computer districandosi tra tabulati telefonici per ricostruire minuziosamente i contatti tra i vari indagati, fossero stati mafiosi o uomini politici locali e nazionali. Della sua storia professionale conoscevamo la sua collaborazione con Falcone e Borsellino, così come il suo lavoro di fine investigatore con il pool Falcone-Borsellino nelle indagini sulle stragi di Capaci e via D’Amelio”.

Per un attacco, però, arriva sempre una difesa. A rispondere ad Antimafia duemila, sulle colonne dello stesso giornale, è Fabio Repici, il combattivo legale messinese da sempre al fianco delle parti civili nei processi di mafia: “Criticare pubblicamente un avvocato per la figura o il nome di un suo cliente, converrete con me, è un non sense – scrive Repici – Ovvio: difendere Gioacchino Genchi o difendere anche voi dalle accuse di diffamazione è umanamente e professionalmente più gratificante che difendere Di Vincenzo. La contestazione pubblica sarebbe doverosa nel caso di scorrettezza nell’esercizio della professione, non certo per il fatto di contrastare la posizione processuale di una controparte che in questo caso può essere un pubblico ministero stimato da tutti ma che domani potrebbe essere una toga infedele o semplicemente imbelle come purtroppo alle volte capita”. Di più: secondo Repici, che oltre alle famiglie di Graziella Campagna e Beppe Alfano ha anche difeso Genchi dopo il sequestro del suo archivio, la critica di Antimafia Duemila ha “il solo effetto – so bene, di là dalla vostra volontà e dalle vostre previsioni – di completare il tentativo di isolamento di quell’uomo”. Un’accusa che Baldo e Bongiovanni rispediscono al mittente: “La storia di Genchi – rispondono – non è quella di una persona comune che a un certo punto della propria vita decide di fare l’avvocato dopo aver subito un torto. Gioacchino ha risposto alla gravissima ingiustizia subita con un atto che suona come una vendetta nei confronti dello Stato. È ovvio che Genchi ha tutto il diritto di esercitare la professione di avvocato e non abbiamo il minino dubbio che lo farà con la massima correttezza. Ma la questione riguarda la scelta della persona da difendere a fronte del proprio vissuto professionale. Qui non si tratta di togliere o meno il saluto alla quasi totalità dell’avvocatura e della magistratura italiane per coerenza o senso delle proporzioni. A noi preme difendere i singoli uomini ‘giusti’ che cercano la verità, siano essi all’interno dell’avvocatura o della magistratura”. La polemica è servita.


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Commenti

    Lo stereotipo che aveva collocato Genchi in un’area di accusatore e’ stato stravolto da una scelta precisa.

    Le rare volte che ho parlato con Gioacchino Genchi mi hanno dato la sensazione di dialogare sostanzialmente con una persona libera, priva di pregiudizi e di pensieri preconfezionati.

    Probabilmente paga il prezzo di questo modus pensandi in entrambe le vesti, ma non mi convince l’idea che chi lavora per l’accusa non abbia le capacita’ per lavorare per la difesa.
    La stampa pseudoantimafiosa dovrebbe farsene una ragione:
    il diritto alla verita’ comporta una buona procura e una buona difesa.
    Lo sbilanciamento a favore di una delle parti non fa un buon servizio alla giustizia.

    Probabilmente Antimafia Duemila mostra di avere la memoria corta, non riusciendo a distinguere la professione dall’impegno. Basti ricordare che il prof. Alfredo Galasso – il cui impegno antimafia è fuori da qualsiasi discussione – ha accettato di difendere personaggi che erano molto addentro in Cosa Nostra e nessuno ha avuto qualcosa da ridire. Andando indietro nel tempo, al maxiprocesso del 1986 quasi tutti penalisti palermitani, soprattutto molti militanti della sinistra progressista (alloca si chiamavano comunisti), avevano optato per la difesa di fior di criminali e non, certamente, per le parti civili che hanno dovuto avvalarsi di penalisti pèrovenienti da altre regioni. Non mi pare di avere registrato le grida dei perbenisti. Su Genchi, invece, si ha il bisogno di puntare il dito perchè è e rimane un personaggio “scomodo” per quel che sa e per quel che ha detto. Conoscendolo so perfettamente che la sua coscienza non potrà mai essere messa in discussione e, per questo, come portavoce di Mafiacontro gli rinnovo i sensi della mia stima.

    Chi critica l’Avv. Genchi non conosce o non vuole riconoscere la funzione fondamentale che svolge l’AVVOCATO in un paese civile. La Giustizia, quella vera e quella sana, è fondata sull’attività difensiva dell’Avvocato. Una Giustizia senza l’attività difensiva dell’Avvocato è inquisizione, sopraffazione, iniquità, vessazione, illegalità.
    L’Avvocato garantisce la corretta applicazione della Giustizia al singolo cittadino, la Magistratura applica la Giustizia per la generalità dei cittadini soltanto dopo aver sentito l’Avvocato: ogni tentativo di sopprimere o condizionare o limitare l’attività dell’AVVOCATO è segno di inciviltà e prodromico alla dittatura e alla tirannide.

    Lasciamo alle persone la libertà di scegliere i propri percorsi umani e professionali. Solo in Italia esiste questo costume di attribuire agli individui ruoli cristallizzati, senza possibilità di evolversi.
    Gioacchino Genchi è un uomo limpido, con un forte senso della legalità.
    E’ veramente ingeneroso attaccarlo per una una libera scelta personale.

    Antimafia Duemila?ma quanti cavolo di PROFESSIONISTI DELL’ANTIMAFIA ESISTONO?

    una svolta che disorienta? o forse una svolta che qualcuno che fa dell’antimafia solo un paravento teme?

    I pasdaran dell’ortodossia antimafia e giustizialista, che predicano con straordinaria tempistica sulla “nuova vita garantista” dell’avv. Genchi, conoscono forse nello specifico uno solo degli gli atti processuali che lo stesso Gioacchino Genchi ha posto all’evidenza della Corte d’Appello di Caltanissetta, a seguito dell’accettazione dell’incarico di difensore unico dell’ing. Di Vincenzo nel procedimento per le c.d. misure di confisca patrimoniali nei confronti dell’imprenditore nisseno? Parlare di una svolta garantista, con le velate, ma poi non troppo, accezioni negative del caso, è come credere che il Pontefice possa improvvisamente abbracciare la religione del profeta Mahometto. Sconcerta il metodo integralista che costoro utilizzano nei confronti di Gioacchino, con la facile ricerca di una sovraesposizione mediatica, evidentemente finalizzato ad instillare il serpeggiante germe del dubbio circa la correttezza, per non dire liceità, delle sue condotte e delle sue scelte professionali e senza che, peraltro, lor signori abbiano ritenuto opportuno tacere in questo delicato frangente, non potendosi certamente attendere un confronto nel merito, riguardo le peculiari vicende processuali oggetto di un complesso dibattimento in corso di definizione. Emerge però al contempo un subdolo messaggio, quasi un monito – o forse sarebbe meglio dire un “avvertimento” – alla pecorella smarrita Genchi: ritorna nei corretti ranghi o rischi di bruciarti! E’ evidente che la sua entrata di scena nel procedimento a carico dell’ingegnere Di Vincenzo ha destabilizzato/preoccupato non pochi soggetti. Il perché lo lascio immaginare a quanti hanno interesse a ricercare, in chiave critica, la spiegazione di una realtà che va ben oltre le facili ed assai comode apparenze. Ma poi mi chiedo, la difesa, in uno con l’accusa, non dovrebbe servire ad acclarare la verità nel processo?
    Con Manzoniana fede, “ai posteri l’ardua sentenza”.

    La scelta del Sig.Genchi dal suo punto di vista è legittima, il problema è a mio avviso legato a quello che egli ha detto e sopratutto ha fatto..nella sua vita prima e, successivamente nelle scelte fatte all’interno della sua nuova esperienza professionale.
    A guardare bene (dentro le due parentesi temporali)…… si rimane a bocca aperta…
    Si rimane senza parole……
    Spiace veramente………
    Anzi è incredibile.

    Aspetto con ansia il comunicato stampa di sonia alfano, poi delle vittime della mafia, di salvatore borsellino, di luigi de magistris e le agende rosse.

    Io non penso che Gioacchino Genchi se ha preso la decisione di fare l’avvocato debba scegliere chi difendere con pregiudizi! Chiunque gli si può rivolgere , anche uno accusato di mafia o gia’ condannato ! Importante e’ che faccia onestamente questa professione !

    Il problema non è Genchi, ma la sua professione. Gli avvocati sono formati per fare soldi senza guardare in faccia a nessuno, a costo di massacrare anche i propri clienti non ne escono MAI sconfitti. Genchi è un avvocato, questo è il suo nuovo lavoro… che a me fa schifo, ma è sempre un lavoro.

    Saluti.

    AVETE CREATO IL MOSTRO…ORA “A N N A C A T I V I L L U”!

    Chi cerca di dimostrare le verita’ e’ sempre da ammirare,da qualunque parte sta.

    Gioacchino Genchi è libero di scegliersi il lavoro che più gli aggrada, ci mancherebbe altro, ma non è libero di fare l’avvocato di chicchessia e questo non per colpa nostra o di Antimafiaduemila. Genchi era diventato una icona dell’antimafia, un punto di riferimento per molte vittime dirette ed indirette di questo schifosissimo fenomeno criminale e doveva essere il primo a capire (in quanto persona di intelligenza sicuramente superiore alla media) che per una personalità come la sua non era possibile recitare tutte le parti in commedia. Allora, Genchi faccia pure l’avvocato (una professione che oggi ha perso fra l’altro qualsiasi riferimento deontologico !) ma possibilmente evitando di difendere imputati mafiosi o in odor di mafia. E questo soprattutto nel suo esclusivo interesse.

    il fatto che oggi siano stati arresti giudici che facevano finta di combattere la ‘ndrangheta dovrebbe farvi riflettere su quello che ha detto Mephisto alle 12:36 pm.

    “Chi cerca di dimostrare le verita’ e’ sempre da ammirare,da qualunque parte sta”.

    Al sig. Kalogero ed ai propalatori di una asserita e strumentale “collusione mafiosa” di maniera, mi pemetto di dire: si leggessero le carte o altrimenti, se non ne hanno il tempo, la volontà o la capacità, la smettessero di utilizzare concetti inappropriati che generano nella collettività, magari non dotata degli adeguati strumenti di conoscenza critica, false ed inconsistenti certezze.
    Ed infatti, con il rischio di ripetermi ma con la speranza di recuperare un grado di “civiltà” alle notizie che, nel caso di specie, vengono, sempre più spesso diffuse ad arte, desidero informarli sulla certificata ed unica verità processuale che riguarda l’ing. Pietro Di Vincenzo: la sentenza della Corte di Appello di Roma, del 1 aprile 2008, nel riformare il provvedimento di condanna di primo grado e nel dichiarare l’assoluzione dell’ingegnere dal reato associativo, come da richiesta della Procura Generale (la PUBBLICA ACCUSA), afferma che “può pertanto ritenersi che il comportamento tenuto nell’occasione dall’odierno appellante (il Di Vincenzo) sia qualificabile come quello proprio dell’imprenditore vittima”. Ed infatti l’incontro avvenuto a Roma tra l’ing. Pietro Di Vincenzo ed il mafioso gelese Rinzivillo – sottoposto a separato giudizio – è stato chiaramente qualificato come estortivo ai danni dell’imprenditore. Ogni ulteriore differente lettura delle vicende non è consentita dalla portata dell’accertamento svolto dalla Corte di Appello di Roma, nel frattempo divenuto definitivo con il passaggio in giudicato della pronuncia in argomento.

    @ Kalogero
    Sono sicuro che Gioacchino Genchi non difenderebbe mai un mafioso; non è neanche vero che tutti gli avvocati hanno perso la deontologia professionale: queste generalizzazioni, anche fatte in buona fede, servono solo a farci allontanare dalla Verità, non solo quella processuale.

    Qualcuno saprebbe spiegarmi quale gravissima ingiustizia che ha subito?

    Ai miei critici desidero far presente quanto appresso:
    1) Nell’affrontare l’argomento non sono volutamente entrato nel merito proprio perchè la fattispecie penale oggetto del contendere non era di mia conoscenza. Ciò non toglie che l’osservazione fatta sui generali motivi di opportunità che sconsiglierebbero eventuali particolari scelte difensive conserva una assoluta ed incontestabile validità proprio nell’interesse dell’immagine pubblica che l’Avv. Genchi si è costruita con indiscutibili capacità professionali.
    2) Il giudizio sulla decadenza deontologica della professione forense nasce da una valutazione sociologica che nulla ha a che vedere con le ricadute giurisdizionali o processuali ed è pure effetto di una conoscenza dell’ambiente leguleo per una frequentazione ormai più che trentennale.

    Dice di lui il procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi:”Io ho querelato Gioacchino Genchi per calunnia.Genchi non è un perito,svolge indagini abusive e scrive macroscopiche falsità.
    Gioacchino Genchi è un vice questore che è fuori ruolo da più di 15 anni e a cui da anni molte procure,in prima fila quella di Palermo,affidano da anni,in cambio di parcelle milionarie,
    Non tutti i Pubblici ministeri si fanno teleguidare da consulenti alla Genchi, per quanto bravi e preparati possano essere. Nel 1993, Gioacchino Genchi era un dipendente della Polizia di Stato molto abile nell’analisi delle telecomunicazioni. Ma il sostituto procuratore di Milano Ilda Boccassini, fattasi applicare a Caltanissetta per condurre le indagini sulle stragi di Capaci e via d’Amelio fece estromettere Genchi dal gruppo d’indagine Falcone e Borsellino. Perché? «Perché già allora – conferma oggi il Pm milanese – dalle proposte che Genchi avanzava a noi magistrati, ebbi la sgradevole impressione che non stesse lavorando per l’inchiesta ma seguendo sue personali curiosità». E, vedendo che nessuno prendeva decisioni, Boccassini pose il suo aut aut al Procuratore di Caltanissetta: «Fuori lui o me ne vado io», ottenendo che venissero revocati gli incarichi di consulenza affidati al poliziotto di Castelbuono all’inizio dell’indagine sulle stragi del 1992. GENCHI E’ ANCHE QUESTO

    Egregio sig. Kalogero, mi permetta ma nel suo argomentare c’è, di fatto, un ultroneo e sterile tentativo di alimentare inutilmente la polemica innescata dall’editoriale di “Antimafia duemila”. Rimanendo agli elementi sin qui emersi, se come da lei testè dichiarato la fattispecie penale oggetto del contendere non era di sua conoscenza, essendo ciò peraltro di tutta evidenza stante le erronee e fuorvianti valutazioni da lei effettuate sulle condotte asseritamente associative degli assistiti dell’avv. Genchi, mi chiedo perchè mai ha ritenuto – bontà sua (!) – di concedere allo stesso Genchi la facoltà di esercitare pure la professione di avvocato “ma possibilmente evitando di difendere imputati mafiosi o in odor di mafia. E questo soprattutto nel suo esclusivo interesse.”
    Premesso quanto sopra e ribadita nuovamente la assoluta estraneità dell’ing. Pietro Di Vincenzo, assistito dall’avv. Genchi, rispetto a qualsiasi condotta di natura associativa (leggasi mafia), sarà pure in grado Gioacchino Genchi, con la straordinaria e perciò stessa significativa storia personale e le sue apprezzate e riconosciute capacità professionali, di tutelare autonomamente i propri interessi meglio di chiunque altro, senza i discutibili e gratuiti consigli dispensati graziosamente da chicchessia?

    Siccome la perfezione non è di questo mondo e siccome, suo e nostro malgrado, l’Avv. Genchi è una personalità pubblica e siccome, ancora e non sappiamo fino a quando, l’articolato costituzionale garantisce la libertà di espressione (art. 21), soggetti interessati e commentatori di questo bel sito, più o meno informati, devono rassegnarsi ad accettare il pensiero ed i consigli di chicchessia purchè emessi civilmente e nel rispetto dei limiti posti dalla legge penale.

    Egregio sig. Luk, la inviterei ad informarsi compiutamente sui fatti ed i soggetti da lei citati con straordinaria inesattezza ed evidente pressappochismo; modus procedendi che non è consentito ad alcuno, specie ove si voglia accertare la Verità delle fattispecie qui, da lei, impropriamente richiamate. Le basterà leggere, ove non si volesse dilettare tra gli atti processuali, “Il Caso Genchi, Storia di un uomo in balia dello Stato di Edoardo Montolli – prefazione di Marco Travaglio – Aliberti editore”. A tal proposito mi permetto di riportare taluni illuminanti passagi proprio sulla figura del defunto dott. Mariano Lombardi, già Procuratore di Catanzaro: “Ma Genchi, nelle inchieste catanzaresi Why Not, Toghe lucane e Poseidone, sta aiutando de Magistris a ricostruire la cosiddetta Nuova P2, cioè il trasversalissimo cupolone politico-affaristico-massonico-giudiziario che tiene in scacco l’Italia. Una piovra che affratella esponenti del centro, della destra e della sinistra. Infatti, nel giugno del 2007, il procuratore Mariano Lombardi toglie a de Magistris l’inchiesta Poseidone, il cui principale indagato è il suo amico Pittelli, senatore forzista e socio in affari del figlio della sua convivente.” (vedi pag. 15)
    Ed ancora: “Una manciata di giorni più tardi, i giudici lo scriveranno nero su bianco: Genchi, ha fatto tutto a regola d’arte. Di più: «Non ha violato le guarentige dei parlamentari interessati all’acquisizione dei tabulati del traffico telefonico». E «agendo di volta in volta in forza al decreto autorizzatorio emesso dal pm Luigi de Magistris comunicandogli ogni emergenza di conoscenza storica circa il coinvolgimento di membri del Parlamento come soggetti intestatari delle utenze». Nessuna intrusione illecita né abusiva, dunque. Chissà cosa ne pensa l’ex procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi. Quando era scoppiato lo scandalo, aveva detto che Genchi «non è
    un perito, svolge indagini abusive e scrive macroscopiche falsità». Una frase che, pronunciata da uno che gli aveva dato lavoro fino al giorno prima e per cinque anni, pagandolo a nome della collettività, suonava piuttosto inquietante. Perché mai aveva reagito per cinque lunghissimi anni alle «indagini abusive» e ai «macroscopici falsi», fino a quando non trovò le sue, di telefonate? Fu trasferito per «incompatibilità ambientale» dal Csm, che lo aveva convocato per lo scontro avuto con de Magistris. Disse semplicemente che Pittelli era il suo avvocato. E il Csm, che probabilmente non era a conoscenza delle sue telefonate, la prese per buona. E uscì con una sentenza quasi grottesca: incompatibilità ambientale. Invece, de Magistris e pochi altri a parte, andava d’accordo con quasi tutti. Magistrati, avvocati. E indagati dal suo ufficio. (vedi pag. 376)

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