Antonio e Giuseppe, morti ad Isola| "Amici uniti dall'amore per il mare" - Live Sicilia

Antonio e Giuseppe, morti ad Isola| “Amici uniti dall’amore per il mare”

La zona in cui è stato trovato il corpo di Giuseppe Migliore

Il lavoro, la passione per il blu profondo. Il dolore di chi conosceva i sub che hanno perso la vita

LA TRAGEDIA
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PALERMO – Incredulità, rabbia e lacrime. Tra loro c’è anche chi si è recato su quella banchina della disperazione per dare forza ai familiari di Antonio Aloisio e Giuseppe Migliore, che hanno perso la vita al largo di Isola delle Femmine dopo una tragica immersione. Gli amici dei due sub sono sotto choc, hanno vissuto tre giorni di angoscia, definiti “surreali” da Antonio Pipitone, che conosceva entrambi. “Due uomini eccezionali – dice – pieni di energia, di passione per lo stesso mare che li ha traditi nel modo peggiore. Non riesco ancora a crederci”.

Aloisio era un funzionario del Monte Paschi di Siena, Migliore era invece un imprenditore nel settore dell’edilizia. Entrambi si dedicavano all’attività subacquea da anni: “Condividevano l’amore per il mare – racconta l’amico – e nel tempo libero si dedicavano alle immersioni. Si recavano spesso ad Isola, uno dei luoghi che preferivano”. Proprio in uno dei tratti di costa più belli e affascinanti della Sicilia occidentale, i due hanno trovato la morte.

Mercoledì mattina avevano noleggiato un gommone a bordo del quale si trovava anche un istruttore, ma c’è il dubbio che l’attrezzatura non fosse idonea. “Di solito erano molto precisi – spiega Francesco P. che con i due sub aveva condiviso una missione – per questo non riesco ancora a spiegarmi cosa possa essere successo. C’è la possibilità che la miscela respiratoria non fosse quella corretta per una immersione così impegnativa. Il relitto del Loreto si trova a quasi novanta metri di profondità, bisogna essere muniti del trimix in quel caso, non solo di aria compressa. Spero venga chiarito questo aspetto”.

I dubbi troveranno una risposta con gli accertamenti tuttora in corso sull’attrezzatura sequestrata dalla Procura e con le autopsie. Sono ancora in fondo al mare, però, le bombole utilizzate da Aloisio per raggiungere il relitto ad 86 metri di profondità: quando è stato soccorso sono state sganciate, ma potrebbero fornire elementi importantissimi per risalire alle cause del decesso.

I due sub lasciano entrambi moglie e figli. Lo strazio dei familiari, degli amici e dei colleghi ha trovato nelle ultime ore spazio anche sui social, dove in tanti hanno condiviso il proprio dolore e la preoccupazione durante le ricerche del corpo di Migliore. “Quel blu profondo, che tanto amavate, vi ha teso una trappola terribile – scrive Giovanni -. So quanto vi rendeva felici il mare, so quanto eravate scrupolosi. Cosa è successo? Spero un giorno di riuscire a dare una spiegazione a questa tragedia”. E ancora: “Antonio era un amico e collega – scrive Paolo – avevamo entrambi la passione per le immersioni e spesso ci fermavamo a parlarne, anche se io da qualche anno non mi immergo più. Lui continuava. Mi dispiace tanto ed il mio pensiero va alla moglie ed ai due figli. Riposa in pace caro Antonio”. “Siamo tutti senza parole – aggiunge Mimma – ci mancherai Antonio. Non riesco a credere che al rientro al lavoro non ti troverò. Il mio pensiero va alla famiglia e alla sua cara mamma”. C’è anche chi va indietro nel tempo e ricorda il lontano 1983: “Era il nostro primo giorno di lavoro – dice Vincenza – alla Banca Popolare Siciliana. Antonio mancherà a tutti”. 

I ricordi sono decine, altrettanti gli aneddoti raccontati da chi aveva condiviso con Aloisio tempo libero e lavoro. “È davvero un’immane tragedia – dice Bernardo – . Di Antonio ricordo il suo tratto signorile e discreto, fu il primo a venire a farmi visita a Villa Maria Eleonora, nel 2009, subito dopo l’intervento al cuore. Mi associo al dolore della famiglia per la prematura scomparsa”. Giancarlo, un altro collega, si dice “sbigottito e smarrito”: “Antonio era una gran persona perbene. In ufficio sempre col sorriso e con la battuta pronta, per sdrammatizzare ogni situazione. Questa notizia è giunta come un fulmine a ciel sereno”.

Parole di dolore anche per Giovanni Migliore: “Cosa dire di lui? – Si chiede Francesco Merola – basta pronunciare il suo nome per descrivere una persona sempre disponibile e pronta a dare una mano agli amici. Mai avrei creduto di dover parlare di lui ‘al passato’. Non posso crederci, ho il cuore a pezzi”. “Un dolore che ci colpisce profondamente – aggiunge un’amica di famiglia -. Siamo vicini alla moglie e ai figli, che perdono, come tutti noi, un uomo prezioso”.


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