PALERMO – I lavoratori sono salvi, ma il destino del servizio idrico è ancora appeso a un filo. La vicenda Aps riserva continui colpi di scena: dopo le incomprensioni di questi giorni fra le parti, ieri sera il banco ha rischiato di saltare ancora una volta. L’Amap infatti ha chiesto di rivedere il contratto d’affitto del ramo d’azienda con la curatela, evitando così di subentrare all’Ato alle medesime condizioni, ma anche di intervenire sullo status dei lavoratori.
Condizioni poste fino alla notte di venerdì e accettate dai sindacati, che nel pomeriggio di sabato hanno firmato un accordo con l’Ato. Peccato che nella serata di ieri sia arrivata la frenata: la curatela, prima di accettare una modifica sostanziale del contratto, ha chiesto di parlare con il Tribunale sostenendo, contrariamente a piazza Pretoria, la non necessità di un proprio avallo all’accordo sindacale. A quel punto la rottura è stata vicinissima, con i lavoratori che sarebbero stati licenziati in tronco senza alcuna possibilità di trasferimento in Amap e una crisi del servizio che avrebbe riguardato 42 comuni della Provincia.
Alla fine è stato trovato l’escamotage: l’Ato ha chiesto e ottenuto una nuova proroga fino al 18 maggio alle condizioni precedenti, ovvero quelle rifiutate da Amap. I sindacati però hanno firmato un’intesa con l’Ato per mettere nero su bianco il ridimensionamento del costo del personale di circa il 20% al mese, pari a 140mila euro su un totale di circa 700mila, andando così incontro alle richieste di Palazzo delle Aquile. La curatela domani mattina interloquirà con il Tribunale per capire se potere accettare o meno le modifiche al contratto e, in quel caso, firmerà. Sempre domattina il comune di Palermo si incontrerà con gli altri comuni per monitorare la situazione: solo in caso di assenso da parte del tribunale, l’Amap si farà carico del servizio ( e a condizione che almeno una trentina di comuni aderiscano). In caso contrario saremmo punto e a capo, visto che l’Ato non è nelle condizioni di assicurarlo ancora per molto.
Ma cosa prevede (o almeno dovrebbe) il nuovo accordo con i sindacati, preteso da Amap per rilevare il servizio e che resterebbe in vigore fino al 30 settembre 2015? Una deroga all’articolo 2112 del Codice civile, ovvero il mantenimento per il lavoratore dello stesso status in caso di trasferimento d’azienda. Il che significa, in poche parole, tagliare il costo del personale del 20% al mese eliminando i superminimi (in alcuni casi anche di 2mila euro al mese), applicando il part-time agli impiegati (circa 70 dipendenti), riducendo l’orario del 20 per cento per il secondo e terzo livello, del 30 per il quarto, del 40 per il quinto all’ottavo comprendendo anche quadri e dirigenti. La riduzione esclude gli operai, che manterrebbero il full-time ma subirebbero l’azzeramento degli scatti di anzianità. L’Amap chiede inoltre di non doversi fare carico delle esternalizzazioni, degli immobili (la sede di via La Malfa da 18mila euro al mese e altri 15 beni sparsi in provincia), dei consulenti e della responsabilità sul tfr maturato sin qui.
“L’Amministrazione comunale – si legge in una nota di Palazzo delle Aquile – comunica che l’Amap, dopo l’accordo tra le organizzazioni sindacali e il Commissario Ato 1 Palermo, siglato nella notte tra sabato 21 e domenica 22, secondo le indicazioni dei sindaci dei Comuni interessati e dello stesso Comune di Palermo, ritiene possa e debba proseguire rapidamente l’azione per il superamento, in chiave progettuale, della crisi della gestione del servizio idrico integrato in provincia. Tale accordo, fortemente voluto da sindaci e dall’Amap, consentirà una migliore organizzazione del lavoro. Inoltre verrà altresì assicurata una sostenibilità economica all’intera operazione, e ciò grazie alla proposta di modifica dell’attuale contratto di locazione, che dovrà essere rivisitato eliminando rapporti all’esterno e consulenze gravosissimi, nonché numerosissimi contratti di locazione del tutto superflui, ciò al fine di una corretta gestione da parte dell’Amap. Domani è prevista l’assemblea dei sindaci, l’incontro con i sindacati e, a seguire, l’Assemblea dei soci Amap (socio unico, il Comune di Palermo), per definire gli ultimi passaggi finalizzati al subentro di Amap nell’affidamento e nella gestione provvisoria ed emergenziale del servizio, sino al completamento dell’ingresso dei Comuni interessati e consenzienti, nel capitale sociale di Amap”.

