Ars, il rebus della presidenza e delle vicepresidenze - Live Sicilia

Ars, il rebus della presidenza e delle vicepresidenze

Le grandi manovre sono iniziate.
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PALERMO – Toto-assessori e non solo. A tenere banco nei palazzi palermitani in queste ore è anche il cubo di Rubik della presidenza dell’Ars. Al netto dell’incertezza sui deputati eletti e della situazione congelata che riguarda i risultati delle 48 sezioni rimaste in stand by che potrebbero cambiare le carte in tavola in termini di numeri in aula, i partiti e i battitori liberi si muovono per capire come occupare le varie caselle da coprire (presidenza dell’Ars, vicepresidenza vicaria e vicepresidenza semplice). 

Sfide nelle sfide che riguardano tutti i gruppi che, complice il voto segreto, potrebbero sparigliare le carte e mandare alle ortiche tutti gli accordi pregressi. Una puntata di House of Cards in salsa sicula che si annuncia ricca di colpi di scena. Ma andiamo con ordine.

La regola non scritta della consuetudine prevede che la presidenza dell’Ars spetti a uno dei partiti di maggioranza che non abbia già espresso il presidente della Regione. Stando così le cose la scelta naturale sarebbe quella che a occupare l’ambito scranno sia un uomo o una donna di Fratelli d’Italia. I patrioti nostrani hanno già avanzato la richiesta al presidente Schifani. Diversi i nomi in corsa: il palermitano Alessandro Aricò, il catanese Gaetano Galvagno (supportato dal big sponsor Ignazio La Russa), il ragusano Giorgio Assenza e l’agrigentina Giusi Savarino.

I rumors vorrebbero questo passaggio pieno di tensioni e lacerazioni, spaccature delle quali, si dice, vorrebbe approfittare il coordinatore azzurro Gianfranco Miccichè (che non ha ancora deciso se optare per Palazzo Madama o Sala d’Ercole). L’ex presidente dell’Ars sarebbe pronto a giocarsi tutto per il bis (che pure provocherebbe fratture nella maggioranza di non poco conto). Miccichè avrebbe già sondato il terreno con vari esponenti della maggioranza e dell’opposizione (anche se i beneinformati mettono in guardia e invitano a considerare la mossa un bluff per ottenere l’assessorato alla Sanità). Le conferme arrivano a taccuini chiusi. Uno degli incontri destinati a fare discutere è quello con Cateno De Luca che a Live Sicilia minimizza. “Abbiamo parlato i musica e abbiamo telefonato al nostro comune amico Red Ronnie”, dice De Luca. Su una possibile intesa d’aula l’ex sindaco di Messina dice: “Noi non parteciperemo a nessun inciucio, a costo di votare nostri candidati di bandiera”. 

C’è poi un dato interessante. Il centrodestra per la prima volta dal governo Lombardo ha i numeri per eleggere presidente, vicepresidente vicario (che di norma spetta sempre alla maggioranza) e il vice presidente semplice (che in teoria tocca alle opposizioni). In questo quadro si iscrive la proposta del deputato dem Nello Dipasquale che tendendo una mano alla maggioranza dice che “sarebbe un bel segnale quello di dare la presidenza dell’Assemblea alla minoranza”.

Parole che si prestano a varie interpretazioni. C’è chi sostiene che sia un modo per lanciare un segnale di apertura a Miccichè e chi lo vede come un modo per accreditarsi a ricoprire una carica che invece spetta di norma alle opposizioni: la vice presidenza semplice. Scranno per il quale anche altri colleghi hanno le carte in regola per concorrere. Due su tutti: il collega dem Antonello Cracolici (in lizza come capogruppo del Pd come lo stesso Di Pasquale) e il pentastellato Nuccio Di Paola (già candidato alla presidenza della Regione ed ex capogruppo all’Ars, carica che a questo giro potrebbe ricoprire il collega Luigi Sunseri). Numeri alla mano, salvo riconteggi dell’ultima ora Pd e M5S hanno lo stesso numero di deputati, di certo qualunque operazione necessiterebbe la ripresa di un dialogo tra i due interlocutori. Senza contare il fatto che il segretario del Pd, Anthony Barbagallo, eletto sia all’Ars sia a Palazzo Montecitorio, non ha ancora sciolto la riserva sullo scranno che intenderà occupare. Insomma, come dice più di un attore in campo. “Qualunque ragionamento è al momento prematuro”. Come dargli torto.  


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Commenti

    Micciche è divisivo anche ora che non ha la scusa di Musumeci, dimostra che è lui il problema del centro destra e non altri

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