Ars, sfida all'ultimo voto: chi vince e chi perde - Live Sicilia

Ars, sfida all’ultimo voto: chi vince e chi perde

Pallottoliere alla mano, si cerca di fare il punto sui risultati e di definire la nuova geografia dell’aula (e insieme i nuovi equilibri interni ai partiti).
REGIONALI
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PALERMO – La tornata elettorale delle regionali si chiude con il responso definitivo (spoglio siracusano permettendo) delle urne. Otto liste su diciannove superano lo scoglio dello sbarramento e sbarcano all’Ars: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Nuova Dc, Prima l’Italia, Popolari e autonomisti, Partito Democratico, M5S e De Luca Sindaco di Sicilia. Il primo partito siciliano si riconferma, come prevedibile, quello dell’astensione: al voto si è recato il 48,62% degli aventi diritto (nonostante i due punti percentuale in più rispetto a 5 anni fa, legati in parte alla concomitanza con le politiche). Ma il numero di elettori è risibile e il problema non trascurabile. Le formazioni politiche siciliane nel frattempo sono in ben altre faccende affaccendate. 

Chi resta fuori dal Palazzo

Pallottoliere alla mano, si cerca di fare il punto sui risultati e di definire la nuova geografia dell’aula (e insieme i nuovi equilibri interni ai partiti). Un primo elemento salta all’occhio: le liste tagliate fuori dalla mannaia della soglia di sbarramento. In terra sicula si registra il flop del tandem Italia Viva-Azione che rimane fuori da Sala d’Ercole con una evidente discrepanza tra voti incassati alle politiche e le preferenze totalizzate alle regionali (con la scelta di un candidato alla presidenza che evidentemente non ha aiutato: Gaetano Armao già alfiere del governo uscente di centrodestra). Stessa storia per la lista capitanata da Claudio Fava (che dopo trent’anni dice il suo addio all’attività politica), “I Cento Passi”: asticella sotto il 5%, la strada sbarrata all’Ars. E per la serie, corsi e ricorsi storici, c’è un gruppo di deputati che non occuperà nessuno scranno all’Ars nemmeno con i suoi volti storici.  Si estingue infatti la truppa di Attiva Sicilia, gli ex grillini poi convertiti sulla via di Musumeci e candidati infine alle regionali sotto l’egida della fiamma di Giorgia Meloni: due i casi più eclatanti sono quelli di Angela Foti ed Elena Pagana (moglie dell’assessore Ruggero Razza).  

La geografia della maggioranza

Superano agevolmente lo scoglio dello sbarramento le cinque liste che compongono la corazzata del centrodestra a supporto del neo presidente Renato Schifani che potrà contare su una solida maggioranza in aula. Il derby tra meloniani e azzurri lo vince per un soffio Fratelli d’Italia (che beneficia degli innesti dei furono bellissimi che eleggono Intravaia, Aricò, Galluzzo, Savarino, Zitelli e del vento favorevole delle politiche) con il 15,1%. Forza Italia tallona i patrioti con il 14,7 (risultati parziali quando ancora mancano all’appello 54 sezioni), un risultato in netta controtendenza con il dato nazionale (che certifica l’ottimo stato di salute del partito siculo retto da Gianfranco Miccichè). La premiata ditta Cuffaro-Lombardo supera agevolmente lo scoglio del 5%: il responso delle urne smentisce i sondaggi della vigilia.  La formazione centrista dell’ex presidente della Regione è una delle new entry della nuova legislatura e incassa il 6,5%. Raffaele Lombardo con il suo 6,8% dovrebbe piazzare una pattuglia di circa 4 deputati (più uno del listino 5). C’è poi il capitolo dei salviniani di Sicilia. Prima l’Italia totalizza il 6,8% su base regionale e dovrebbe, calcoli alla mano, eleggere 4 deputati (più uno del listino) a Sala D’Ercole. Tra i risultati più significativi ottenuti nell’isola si registrano il risultato agrigentino (10%), la roccaforte catanese (9%) di Luca Sammartino e quella trapanese di Mimmo Turano (11%). Vedremo quanto peseranno questi voti in termini di assessorati. Un discorso che vale ovviamente per tutti i partiti della coalizione che, come ha tenuto a precisare Schifani, saranno trattati con pari dignità. 

Il punto sull’opposizione

C’è poi il tridente che condurrà l’opposizione: la lista De Luca sindaco di Sicilia, il Partito Democratico e il Movimento Cinquestelle. De Luca sindaco di Sicilia, l’unica lista del Masaniello, Cateno De Luca che elegge dovrebbe ottenere sei consiglieri regionali (più uno cioè lo stesso De Luca, secondo migliore classificato nella corsa alla presidenza) e le percentuali sono a due cifre: 13,6%. Un dato che gli vale il terzo gradino del podio a pari merito con il M5S (uguale è la percentuale totalizzata “dai bimbi di Giuseppe Conte”).  Il Movimento in Sicilia, forte della remuntada su scala nazionale centrata dall’avvocato del popolo, non bissano certo i fasti del 2017 ma tengono botta (dimezzando però il bottino rispetto al dato siciliano delle politiche). Last but not least: il Pd. Il Partito Democratico tiene, si mantiene stabile in termini di percentuale (toccando quota 12,7% pari a 237.080) senza troppe scosse ma paga semmai il conto salato degli errori legate alle alleanze che non fanno decollare il progetto complessivo costruito attorno a Caterina Chinnici. Alla fine dovrebbero essere nove o dieci gli eletti a sala d’Ercole a fronte degli 11 della scorsa tornata quando i dem totalizzarono il 13% pari a 250.633 preferenze. 


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    Siamo in un sistema oligarchico

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