50 milioni di debiti "congelati" |Idonea: "Al sicuro in banca"

50 milioni di debiti “congelati” |Idonea: “Al sicuro in banca”

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Il liquidatore dell'Azienda municipalizzata trasporti, si è opposto ad alcune cartelle relative ai debiti della vecchia partecipata verso l'Inps. "Se le cose andranno come speriamo - afferma - avremo il grande vantaggio di eliminare la somma dal mutuo concesso con il DL 35".

CATANIA – “Che fine hanno fatto i 55 milioni del Decreto legge numero 35 che sono andati alla vecchia Amt?”. A chiederlo è il consigliere Tuccio Tringale che, in occasione dell’ultima seduta di consiglio comunale, ha portato all’attenzione la situazione debitoria della vecchia azienda municipalizzata sulle spoglie della quale è nata l’azienda Metropolitana trasporti. Una domanda alla quale dà pronta risposta, oltre l’assessore in aula, il commissario liquidatore dell’Azienda municipalizzata trasporti, quella che oggi viene definita la bad company, Giuseppe Idonea.

Il liquidatore risponde infatti puntualmente a quanto domandato da Tringale, affermando come quei fondi non siano ancora stati spesi, o almeno non del tutto, per via di alcuni ricorsi effettuati dal commissario stesso che hanno, di fatto, sospeso la liquidazione delle somme. Somme che, a ben guardare, sono molto consistenti e, per quanto non possano per legge – così afferma Idonea – essere messe in bilancio da parte del Comune, se non spese potranno comunque abbassare l’importo del mega prestito trentennale, rappresentato appunto dal Dl35, facendo pagare meno alle prossime generazioni di catanesi.

Commissario, riprendendo il quesito del consigliere Tringale, che fine hanno fatto i milioni del Dl35?

I 55 milioni sono al sicuro. In banca. È vero che sono arrivati perché erano indicati determinati debiti ascrivibili alla vecchia Amt, la bad company, che aveva circa 55 milioni di debiti, composti per lo più da quello previdenziale nei confronti dell’Inps, e poi c’erano circa 5 milioni e mezzo collegati all’unico creditore privato dell’Amt. Una delle prime cose che abbiamo risolto è stata proprio questa, perché c’erano già atti esecutivi.

Come mai i milioni dati dallo Stato sono in banca? Non occorre pagare i creditori?

Non tutti sono in banca, manca qualche milione, perché abbiamo pagato anche una vecchia rateazione Irap. Gli altri sono in banca e fruttano, per un motivo molto semplice: all’interno del lavoro che è stato fatto di ricognizione di tutte le poste che riguardavano il debito dell’azienda in liquidazione, in particolare con l’Inps, ci siamo chiesti se ancora ricorrevano le condizioni per considerare quei debiti attivi e abbiamo scoperto, verificando, che c’erano delle fondate motivazioni che ci hanno indotto a pensare che questi debiti fossero in buona parte prescritti, quindi non dovuti. Per questo, dopo un’attenta verifica, abbiamo iniziato a ragionare sull’opportunità di operare le opposizioni a queste ingiunzioni di pagamento. Per fare questo ci siamo rivolti alla magistratura civile, sezione lavoro, nella quale riponiamo la massima fiducia. Sono state presentate 25 opposizioni e 11 ricorsi in commissione tributaria. Una decisione che, ovviamente, è stata condivisa con il sindaco Bianco, dal quale ho avuto il massimo appoggio sin da quando ho proposto questa strada. Anche perché questi non sono soldi nostri, ma soldi di tutti i cittadini, dei catanesi. Il tempo che noi avevamo a disposizione non era molto per proporre queste opposizioni e la quantità degli atti imponente, 870 ruoli. Ruolo per ruolo abbiamo verificato, e abbiamo rilevato le eccezioni per ognuno di questi, e le abbiamo inserite all’interno delle nostre opposizioni.

Tutto questo quanto tempo ha richiesto?

E’ stata avviata nel marzo di quest’anno e, ad aprile, è partita questa operazione che ha visto due tranche di presentazione di questi ricorsi. Una lotta contro il tempo: la prima tranche entro venti giorni e il resto entro i quaranta giorni. La squadra da me coordinata ha lavorato bene e anche per questo siamo riusciti a scovare altre problematiche che stiamo risolvendo.

Attualmente, qual è la situazione debitoria della vecchia Amt?

Continua ad essere di circa 54 milioni. Il pericolo era che questi importi venissero sottoposti a pignoramento. Nel momento in cui abbiamo ravvisato quelle che a nostro avviso erano delle motivazioni fondate, e fatto ricorso in Tribunale, tutto è passato nelle mani della giustizia.

Questi soldi che sono in banca si possono utilizzare?

Assolutamente no. Dobbiamo aspettare i tre gradi di giudizio e, laddove i ricorsi verranno accolti dalla magistratura, le somme ritorneranno nella disponibilità e saranno restituiti allo Stato perché il Dl 35 è stato pensato proprio per pagare i debiti dell’amministrazione e non per altro. Ma noi abbiamo il grande vantaggio di eliminare la somma dal mutuo concesso e non paghiamo neanche gli interessi. Su 196 milioni ne potremo togliere circa 50. Bei numeri. Certo, se tutto va bene.

Non si corre il rischio che, in caso le opposizioni non fossero accolte, l’azienda si possa trovare a pagare il giudizio?

Noi intanto abbiamo fatto un’operazione importantissima che è stata quella mettere a dimora le risorse in istituti di credito che ci riconoscono un saggio importante, superiore al costo degli interessi, e già stanno fruttando più di quello che costano. E in ogni caso, se un liquidatore riconosce che esiste una strada per fare in modo che  l’Ente, la città, i cittadini possano non pagare una cifra così importante, ha il dovere di procedere.

Non si poteva evitare tutto questo? Non era possibile controllare prima queste posizioni?

Sì, nel senso che questi debiti non sono recenti, perché la società nel 2011 è entrata in liquidazione. Questi sono tutti debiti pregressi. Prima di me c’è stato un altro commissario liquidatore che evidentemente, per motivi propri, ha pensato bene di agire in un modo diverso. Ma io non lo biasimo per questo: mi rendo conto che, in quel periodo, non c’erano le disponibilità per poter agire. I soldi del Dl 35 sono arrivati nell’estate del 2014.

Chi vi segue?

Per fare questo lavoro, dato che l’Amt in liquidazione non ha personale, non ha un ufficio legale, siamo ricorsi a professionisti esterni, avvocati e commercialisti, che hanno lavorato e condiviso le esigenze di estrema urgenza, visto il rischio che correva il patrimonio dell’azienda. Hanno consentito davvero di preparare questa difesa ben mnotivata con delle accezioni che noi riteniamo plausibili, condividendo la responsabilità di un così grosso lavoro in così poco tempo.

E ottimista rispetto a queste operazioni?

Sì, credo che questo sia la strada giusta e che le istanze presentate siano supportate dai fatti. E poi perché ho avuto il sostegno dell’amministrazione, che ha creduto di poter tutelare così il patrimonio della città.

 

 

 

 

 

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