PALERMO – “C’è ancora chi pensa o vuole far credere che ad uccidere mio padre siano stati i cinghiali – dice Adelaide Maggiore -, ora finalmente tutti possono sapere, come emerge dall’autopsia, che sono stati i cani”.
A parlare è uno dei figli di Salvatore Maggiore, morto lo scorso febbraio a 84 anni. Il corpo mutilato è stato ritrovato dalla donna e dal fratello nella casa di campagna a Bagheria.
Sbranato dai cani, l’autopsia
L’autopsia ha stabilito “con una elevata compatibilità” che sono stati i i morsi dei cani corso dei vicini a provocarne il decesso. Sbranato mentre era ancora vivo. Il corpo dilaniato e smembrato.
I medici legali hanno anche escluso che i morsi siano di altri animali.
“È il momento della giustizia”
Il tono della voce di Adelaide Maggiore è deciso: “Non si può morire così nel 2025. Siamo rimasti nove mesi in silenzio, ora è arrivato il momento di ottenere giustizia“.
Il riferimento è alla consulenza affidata dalla procura di Termini Imerese, che coordina le indagini, all’istituto zooprofilattico. Avrebbe dovuto essere consegnata lo scorso luglio, ma ancora non c’è traccia gli atti dell’inchiesta. I pm termiitani hanno più volte sollecitato la consegna.
La consulenza serve ad accertare definitivamente, o meglio a fugare i residuali dubbi, se siano stati i tre cani corso dei vicini, sequestrati e affidati a un canile, a sbranare l’anziano dopo avere superato la recinzione del terreno confinante attraverso un buco.
“Stava raccogliendo i fiori…”
“Mio padre era a casa sua che raccoglieva i fiori per sant’Anna a cui era devoto. Era tranquillo e c’è stato strappato via in una maniera tremenda. Possiamo solo immaginare il dolore che ha provato. Che atroci sofferenze, che paura. Papà merita giustizia”.
Sgomento e amarezza: “Siamo tornati nella nostra casa di campagna dopo che la zona è stata di dissequestrata. Ci siamo accorti che c’è un altro cane corso. Incredibile, ma vero“. Tramite l’avvocato Fabio Vanella continueranno a chiedere giustizia.

