Ballaro è Palermo, secondo la formula che usava Leoluca Orlando, quando voleva dire che non possono esserci zone escluse dal diritto di appartenere alla città.
Nella compattezza geografica le parti sono la totalità. Tuttavia, nella dimensione sociale, si avvertono le trame slabbrate, i distacchi repentini e le differenze.
Scriviamo che Ballarò è Palermo, evitando di porre un fastidioso punto di domanda, nell’abbraccio alla forza dei tantissimi palermitani onesti, in lotta per il miraggio di una situazione migliore, presenti nel quartiere.
Lo scriviamo con solidale nettezza, sapendo quanto male gli abbia fatto l’aggressione subita dalla valorosa Stefania Petyx con la troupe di Striscia, da lei stessa raccontata. Una violenza insopportabile per chi l’ha subita e in termini di immagine.
Ballarò, con le sue interminabili difficoltà, con le sue vite spezzate, racconta ogni giorno il miracolo volontaristico di chi combatte in trincea, circondato dallo spaccio e dalla criminalità. Un valore da difendere, da non sporcare. Come?
Dice Natale Ferla, dell’associazione Mercato storico: “Alle 5.30 del mattino c’è ancora chi dorme per strada, chi ha trascorso la notte consumando droga, anche minorenni che si trascinano a fatica… Il nostro mercato è famoso in tutto il mondo, ma nella zona, ancor prima dei turisti, devono tornare i palermitani”.
Ballarò è Palermo, ma Palermo deve pensare a Ballarò giorno per giorno, volgendo continuamente lo sguardo verso il suo orizzonte così frastagliato. Altrimenti torna di moda quel molesto punto di domanda: Ballarò è (sarà mai) Palermo?

