CATANIA – Si è concluso da alcuni minuti l’interrogatorio a Stefania Crisafulli, la mamma del piccolo Giorgio sbranato e ucciso da un dogo argentino il 16 agosto scorso in una villetta di via Del Bosco a Mascalucia. La donna indagata per abbandono di minore (e non per omicidio colposo, ndr) è stata ascoltata dal pm titolare dell’inchiesta Fabrizio Aliotta in presenza del suo legale, l’avvocato Fabio Cantarella.
L’interrogatorio, in realtà, è stato leggermente anticipato rispetto a una prima programmazione. “Ritengo che la mia assistita abbia risposto in modo esaustivo a tutte le domande del pm, chiarendo nei dettagli la dinamica dei fatti” – commenta a caldo l’avvocato Cantarella. “Ora aspettiamo che il pm chiuda le indagini e tragga le sue conclusioni”. – aggiunge il legale. “Siamo sereni perché riteniamo che abbia condotto le indagini in modo puntuale – afferma Cantarella – senza trascurare nulla di utile a ricostruire la dinamica dei fatti: ha disposto l’autopsia, ha proceduto a far refertare la madre ferita con il medico legale Vanaria, ha eseguito i sopralluoghi nella villetta, ha acquisito le immagini delle telecamere, ha interrogato la mia assistita. Siamo sereni, aspettiamo le sue conclusioni e valutazioni: naturalmente la Procura potrà chiedere l’archiviazione o contestare un reato. Per quanto ci riguarda abbia dato il nostro pieno contributo alle indagine proprio perché siamo sereni: Stefania non ha mai lasciato un secondo il piccolo Giorgio. Non si separavano mai “.
L’ORRORE E LE INDAGINI – La tragedia è avvenuta attorno a mezzogiorno. Un maledetto 16 agosto. Giorgio, appena 18 mesi, è nel giardino della villetta a Mascalucia quando viene azzannato e ucciso da “Macchia”, un dogo argentino di 3 anni che viveva con la famiglia. In casa anche “Asia”, un altro cane della stessa razza, nonchè madre di “Macchia”. La mamma del piccolo Giorgio finisce in ospedale: il dogo argentino addenta anche la 30enne veterinaria.
L’indagine viene avviata d’ufficio dalla Procura. Stefania Crisafulli è iscritta nel registro degli indagati come atto dovuto. I due dogo argentini sono sequestrati su disposizione dell’amministrazione comunale, ma anche della magistratura che sta coordinando l’inchiesta. “Sono ancora rinchiusi nel canile di Mascalucia – spiega Fabio Cantarella – Le loro sorti saranno decise dopo la deposizione della relazione dei dottori Magrì e Amato dell’Asp Veterinaria. Da questa relazione il giudice farà le sue valutazioni”.
I principali passi dell’inchiesta sono stati quattro: i sopralluoghi nella scena della tragedia, il sequestro delle immagini delle telecamere, l’autopsia sul corpo del piccolo Giorgio conferita dal pm al medico legale Vanaria e la valutazione medica per refertare le ferite della madre, quattro morsi in totale. Tre sulle cosce e uno sulle dita. Su quest’ultimo punto la difesa ha nominato un perito di parte, Pietro Piccirillo. “Lei era lì dal primo secondo e ha lottato dal primo secondo per difendere il figlio. A dare atto della lotta solo le ferite”- afferma l’avvocato Fabio Cantarella.
Bocche cucite da parte degli investigatori su quanto emerso dall’autopsia. Il piccolo sarebbe stato aggredito dal cane che lo ha addentato alla testa e poi trascinato a terra. Sarebbe stato calcolato che il morso del dogo ha una pressione di 400 chili. La mamma avrebbe cercato di allargare la bocca per poter allentare la presa. Tutto vano.

