Bindi: "Il capo di Cosa nostra | La mafia non finisce con lui"

Bindi: “Il capo di Cosa nostra | La mafia non finisce con lui”

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La presidente della Commissione parlamentare antimafia.

La fine di Riina
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2 min di lettura

ROMA- “Totò Riina è stato il capo indiscusso e sanguinario della Cosa nostra stragista. Quella mafia era stata già sconfitta prima della sua morte, grazie al duro impegno delle istituzioni e al sacrificio di tanti uomini coraggiosi e giusti. Non possiamo dimenticare quella stagione drammatica, segnata dal delirio eversivo di un uomo spietato, che non si è mai pentito dei suoi crimini efferati e non ha mai collaborato con la giustizia. A noi resta il dovere di cercare le verità che per tutti questi anni Riina ha nascosto e fare piena luce sulle stragi che aveva ordinato. La fine di Riina non è la fine della mafia siciliana che resta un sistema criminale di altissima pericolosità”. Così la presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi.

“La fine di Riina non è la fine della mafia siciliana che resta un sistema criminale di altissima pericolosità”. Lo ha detto il presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, ricordando che “Totò Riina è stato il capo indiscusso e sanguinario della Cosa Nostra stragista. Quella mafia era stata già sconfitta prima della sua morte, grazie al duro impegno delle istituzioni e al sacrificio di tanti uomini coraggiosi e giusti”.

Anche Giancarlo Caselli, ex procuratore di Palermo, parla di Riina. “Arrivai a Palermo il giorno stesso dell’arresto di Riina. E a questo ne seguirono altri: Brusca, Bagarella e via dicendo. Tutti questi arresti hanno rappresentato il riscatto del paese a questa minaccia di Cosa nostra che poteva essere micidiale per la nostra democrazia”. Lo ha detto Giancarlo Caselli, parlando a Radio Anch’io su Rai Radio1. “L’arresto di Riina ci permise di rialzare la testa. La mafia c’è ancora, però non siamo stati travolti. Riina fu un boss feroce, spietato, crudele. La terza guerra di mafia con 1.000 morti ammazzati è lui che l’ha scatenata. Morti di mafia e morti delle istituzioni: carabinieri, poliziotti, politici, giornalisti, magistrati, esponenti della società civile. Nulla del genere è accaduto in nessun altra democrazia occidentale”, conclude la nota.

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