Borse Louis Vuitton e Bimby| Così l'imprenditore pagava la droga - Live Sicilia

Borse Louis Vuitton e Bimby| Così l’imprenditore pagava la droga

Il Tribunale di Palermo

Il racconto in aula dell'ex titolare di una nota concessionaria di macchine.

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PALERMO – Non mostra rancore in aula. Al contrario cerca di giustificare la madre e la sorella che lo hanno denunciato per maltrattamenti: “Lo hanno fatto per allontanarmi dalla droga”, dice Giuseppe Toia mentre ripercorre la traiettoria imprevedibile della sua vita.

Era il titolare dell’Isolauto, concessionaria Fiat con sede a Palermo e a Isola delle Femmine. Ora è imputato e non è la sua unica grana giudiziaria. Toia, infatti, è accusato anche di avere rapinato l’estate scorsa una farmacia di viale Kennedy, a Capaci. Era entrato nel locale armato di un bastone e si era fatto consegnare 350 euro.

Toia ripercorre la sua storia segnata dalla tossicodipendenza che si è lasciata alle spalle, ma nega di avere superato il limite nei rapporti con i parenti. Il pubblico ministero Federico Panichi non crede al suo racconto. Secondo l’accusa, infatti, avrebbe anche rubato in casa. È vero, ammette di avere pagato la droga con “una borsa Louis Vuitton” e un robot da cucina “Bimby”, ma era roba sua: “Avevamo in casa tre Bimby e più di cento borse”. E per dimostrare di avere detto la verità, sollecitato dal suo legale, l’avvocato Vittorio Giralucci, chiede al giudice che venga fatto un accertamento nel negozio di accessori di lusso dove dice di avere speso centinaia di migliaia di euro.

Il tutto per dimostrare di essere un uomo facoltoso che non aveva certo bisogno di rubare per acquistare fino a 600 euro di droga al giorno. I soldi gli provenivano “dalle aziende che ho aperto con mio padre”, ma anche da un risarcimento danni di 250 mila euro. Perché nella vita al limite di Toia c’è anche anche la pallottola che nel 2012 lo colpì all’addome da distanza ravvicinata. Toia frequentava una ragazza di Isola delle Femmine che, evidentemente, piaceva anche ad un altro imprenditore, Salvatore Vetrano, titolare della Veragel. Si incontrarono in un ristorante. Volarono parole grosse. Vetrano si piazzò sotto casa della ragazza. Quando vide Toia che la stava accompagnando al portone si avvicinò e fece fuoco. Il caso volle che sul posto transitava il titolare del ristorante Charmant, il quale chiamò i soccorsi.

Trasportato all’ospedale Cervello, Toia fu sottoposto a un delicato intervento chirurgico. “È vivo per miracolo”, dissero i medici. Per il tentato omicidio Vetrano è stato condannato a sei anni. A mitigare la pena fu il suo gesto di risarcire Toia con duecentocinquanta mila euro.

 


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