Borsellino, le verità non dette | "Il più grave depistaggio" - Live Sicilia

Borsellino, le verità non dette | “Il più grave depistaggio”

Per i giudici si è trattato di "un proposito criminoso determinato dagli investigatori, che esercitarono in modo distorto i loro poteri".

LE MOTIVAZIONI
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PALERMO – “Le dichiarazioni di Vincenzo Scarantino sono state al centro di uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”. Nero su bianco, per la prima volta, i giudici di Caltanissetta scrivono del clamoroso depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio costata la vita al giudice Paolo Borsellino. Nelle motivazioni della sentenza del processo Borsellino quater, depositate ieri sera, la corte d’assise dedica un lungo capitolo al falso pentito Scarantino. “Un proposito criminoso determinato essenzialmente dall’attività degli investigatori, che esercitarono in modo distorto i loro poteri”: così i giudici di Caltanissetta che hanno celebrato il processo Borsellino quater descrivono, nelle motivazioni del verdetto, il depistaggio delle indagini sulla strage costata la vita al giudice Paolo Borsellino. Depistaggio passato attraverso l’induzione a mentire di personaggi come Vincenzo Scarantino.

A distanza di un anno e due mesi dalla pronuncia del dispositivo, è stata depositata nel tardo pomeriggio di ieri la motivazione della sentenza della Corte d’assise di Caltanissetta del cosiddetto processo Borsellino quater, che ha visto condannati all’ergastolo per la strage di via D’Amelio i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino e a dieci anni per calunnia i falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci. Le motivazioni, lunghe 1.865 pagine, ricostruiscono anche il clamoroso depistaggio delle indagini sulla strage costata la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della scorta.

“Centri di potere dietro le stragi”

L’occultamento della responsabilità di altri soggetti per la strage di via D’Amelio, nel quadro di una convergenza di interessi tra Cosa nostra e altri centri di potere che percepivano come un pericolo l’opera del magistrato potrebbe essere questo uno dei moventi del depistaggio delle indagini sulla strage costata la vita al giudice Paolo Borsellino.

“L’indagine sulle reali finalità del depistaggio non può, poi, prescindere dalla considerazione sia delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè, che ha riferito che prima di passare all’attuazione della strategia stragista erano stati effettuati ‘sondaggi’ con ‘persone importanti’ appartenenti al mondo economico e politico”, scrivono i giudici. “Giuffrè ha precisato – proseguono – che questi ‘sondaggi’ si fondavano sulla ‘pericolosità’ di determinati soggetti non solo per l’organizzazione mafiosa ma anche per i suoi legami con ambienti imprenditoriali e politici interessati a convivere e a ‘fare affari’ con essa.

Il “falso pentito” Scarantino

Scarantino, imputato di calunnia insieme a due altri falsi pentiti, è uscito dal processo per la prescrizione del reato a lui contestato. Gli altri due collaboratori di giustizia, Francesco Andriotta e Calogero Pulci, sono stati condannati a 10 anni. Il depistaggio delle indagini è costato la condanna all’ergastolo a sette innocenti, poi scarcerati e scagionati nel processo di revisione. Per la strage erano imputati i boss Vittorio Tutino e Salvo Madonia, entrambi condannati all’ergastolo. La prescrizione per Scarantino è scattata perché i giudici gli hanno concesso l’attenuante riconosciuta a chi commette il reato indotto da altri. I giudici, nelle motivazioni della sentenza, parlano di “suggeritori” esterni, soggetti che avrebbero cioè imbeccato il falso pentito inducendolo a mentire. “Soggetti, – scrivono – i quali, a loro volta, avevano appreso informazioni da ulteriori fonti rimaste occulte”.

Le pressioni degli inquirenti, secondo i giudici della Corte d’assise – fecero venir meno le “residue capacità di reazione” di Scarantino che accusò della strage, insieme ad altri due falsi pentiti, sette innocenti. Nelle motivazioni del verdetto la corte di Caltanissetta usa parole durissime verso gli investigatori dell’epoca: il riferimento è al gruppo che indagava sulle stragi del ’92 guidato da Arnaldo la Barbera, funzionario di polizia poi morto. Sarebbero stati loro a indirizzare l’inchiesta e a costringere Scarantino a raccontare una falsa versione della fase esecutiva dell’attentato. La Corte d’assise del processo Borsellino quater accusa gli investigatori di aver compiuto “una serie di forzature, tradottesi anche in indebite suggestioni e nell’agevolazione di una impropria circolarità tra i diversi contributi dichiarativi, tutti radicalmente difformi dalla realtà se non per la esposizione di un nucleo comune di informazioni del quale è rimasta occulta la vera fonte”.

“Le anomalie nell’attività di indagine – aggiungono – continuarono anche nel corso della collaborazione dello Scarantino, caratterizzata da una serie impressionante di incongruenze, oscillazioni e ritrattazioni (seguite persino dalla ritrattazione della ritrattazione, e da una nuova ritrattazione successiva alle dichiarazioni dello Spatuzza), che sono state puntualmente descritte nella memoria conclusiva del Pubblico Ministero”. “Questo insieme di fattori – proseguono i magistrati riferendosi alla valutazione che delle parole di Scarantino fece l’autorità giudiziaria – avrebbe logicamente consigliato un atteggiamento di particolare cautela e rigore nella valutazione delle dichiarazioni dello Scarantino, con una minuziosa ricerca di tutti gli elementi di riscontro, positivi o negativi che fossero, secondo le migliori esperienze maturate nel contrasto alla criminalità organizzata incentrate su quello che veniva, giustamente, definito il metodo Falcone”. (ANSA).


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Commenti

    Perché le critiche oltre che agli investigatori non si estendono al collegio giudicante di allora? Loro non si accorsero di fondare una decisione su un teste farlocco qual’era Scarantino?

    Ma gli investigatori non sono solo la longa manus dei magistrati della Procura che allora aveva fra loro prestigiosissime personalità, che hanno poi fatto brillantissime carriere?

    – Complimenti vivissimi per la TEMPESTIVITA’ e la PERSPICACIA con le quali i giudici inquirenti si sono accorti del DEPISTAGGIO di Stato.

    – E’ come se un MEDICO si accorgesse di una DIAGNOSI SBAGLIATA quando ormai è troppo tardi e le METASTASI hanno aggredito gli organi vitali.

    – Piccola Differenza: al MEDICO può essere chiesto un RISARCIMENTTO da parte dei parenti, tramite Assicurazione. I Parenti del GIUDICE e dei MILITARI morti per lo Stato TRADITORE, potranno chiedere risarcimento ai GIUDICI che hanno TOPPATO, per anni, la pista giudiziaria ?

    W lo stato italiano (minuscolo), per: TRASPARENZA, RETTITUDINE e CAPACITA’ di Politici di quegli anni e parte della Magistratura !!!!

    QUANDO LA CORTE DI ASSISE PARLA DI AUTORITA’ GIUDIZIARIA CHE AVREBBE DOVUTO VALUTARE CON ATTENZIONE E PARTICOLARE CAUTELA LE DICHIARAZIONI DEL PENTITO SCARANTINO, FA’ IN REALTA UNA ACCUSA SPECIFICA A DEI GIUDICI ED UNA PROCURA.CORTESEMENTE CI DITE DI QUALE PROCURA E QUINDI DI QUALI GIUDICI SI TRATTA??????GIUSTO PER FARE CHIAREZZA E FAR SCENDERE QUALCUNO DAL PIEDISTALLO.SIAMO GIA’ VITTIME DELLA MAFIA E NON VORREMMO ESSERE VITTIME DI NUOVE PSEUDO ANTIMAFIE,ABBIAMO GIA’ DATO.

    Manipolatori e’ manipolati, con l’intento di gestire l’ingestibile occupando posizioni strategiche di manovre decisive, con laute ricompense carrieristiche , a scapito di chi oggi vuole giustizia e chiede giustizia, in un Italia quasi sorda alle richieste di cittadini che denunziano il malaffare e poi, vengo a sua volta bersagliate da alcuni che ne elargiscono in musica e in canzone la parola: denunciate il malaffare…denunci e poi ti ritrovi in un vortice pazzesco, che cercano di farlo apparire quasi idilliaco, sol perche’ in noi esiste la legalità e, la stanchezza delle menzogne che si toccano con mano. Anch’io vittima di alcuni che strumentalizzano il tutto per non finire nelle cellette 2 x 2…ancora per poco il bivacco, perché la GIUSTIZIA FATTA DA MAGISTRATI INTEGGERIMI TRIONFA SEMPRE!!

    I depistaggi? Quelli non mancano mai. E’ come la noce moscata. E’ tossica e fa male, ma in cucina è sempre presente. Come il prezzemolo. Così l’Italia è l’unico paese al mondo dove la magistratura spiega i fatti delittuosi, antropologici, politici e anche istituzionali, e, soprattutto, emette sentenze, sostenute da corpose motivazioni di migliaia e migliaia di pagine, con i depistaggi. Una cosa angosciante. O meglio di un’incredibilità che porta angoscia e trasuda impalpabilità, poiché in quel calderone chiamato depistaggio ci si può mettere di tutto a cuocere. Compresa la verità. Ma la cosa che rattrista di più è il quadro che ne viene fuori. E come può essere diversamente‽ In quell’affresco, infatti, si vedono magistrati presi per mano dai depistatori e portati ad attraversare campi minati, quegli stessi che poi al momento dello scoppio avrebbero travolto ogni cosa, ad onore e gloria della mafia o dei cosiddetti poteri forti, mentre loro, a guisa di bambini ambiziosi, battano le mani per la gioia della notorietà che ne avrebbero ricavato. Forse non ci si rende a pieno conto di quello che nelle procure avviene. Forse presi dalla fretta del vabbè, non ci si sofferma abbastanza a riflettere (e per certi versi è meglio così) su una semplice verità: le toghe erano a servizio dei nemici dello Stato e non se ne sono accorti. Possibile? Possibile. Lo testimoniano le sentenze. Del resto c’è sempre un morto su cui puntare l’indice accusatore e insieme chiarificatore. Quello che interessa è che la giostra non si fermi. E ancora di più che in quella giostra si prenda posto e vi si rimane il più a lungo possibile. A dettare il proprio verbo.

    ..la solita italietta, dopo 25 anni ancora non riescono a scoprire la verità!
    ci sarà chi ha depistato, ma anche chi ha coperto e garantito i malfattori

    .prosit tutti!!!

    Un bravo e serio pubblico ministero non avrebbe mai creduto ad un collaboratore come scarantino.

    Qualsiasi occasione è buona in Italia per attaccare gli eroici funzionari della Polizia di Stato ed il loro gravoso e mai riconosciuto, dalle istituzioni, lavoro quotidiano. Si continui pure su questa strada…..

    Cosa Nostra è da sempre lo strumento occulto di governo e oppressione dello Stato italiano in Sicilia. Questa sentenza conferma quello che in cuor suo ogni siciliano già sa, a partire dal 1860.

    Finalmente si parla di cose serie. Il depistaggio del caso borsellino è uno dei peggiori misfatti della storia siciliana. I media parlino di questo e non di rom e immigrati, grazie

    Politici e media parlano di rom e immigrati per distrarre la gente da depistaggi, divise e colletti bianchi

    E CHI C’ERA TRA I PUBBLICI MINISTERI CHE ACCOLSERO SCARANTINO COME UN SANTO?
    L’AMICO DELL’ALTRO PM CHE ACCOLSE CIANCIMINO COME IL SANTISSIMO…

    Fatevi dire chi ha inventato Scarantino e poi chi lo ha creduto ed in base a quali prove e riscontri e risolverete il caso.

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