Buste paga gonfiate al Coime | Scagionati tutti gli imputati

Buste paga gonfiate al Coime | Scagionati tutti gli imputati

Il giudice per l'udienza preliminare Nicola Aiello ha assolto Giuseppe Leto, Gaetano Fiorentino, Anna Ciollina e Antonio Prester. I fatti non costituiscono reato. Gli imputati rispondevano a vario ditolo di associazione a delinquere, falso, accesso abusivo al sistema informatico e peculato.

Palermo - la sentenza
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PALERMO – Assolti e prosciolti. Si chiude positivamente per tutti gli imputati del processo per le buste paga gonfiate al Coime, che si occupa di manutenzioni edilizie per conto del Comune. Il giudice per l’udienza preliminare Nicola Aiello ha assolto Giuseppe Leto, Gaetano Fiorentino, Anna Ciollina e Antonio Prester. I fatti non costituiscono reato. Gli imputati rispondevano a vario ditolo di associazione a delinquere, falso, accesso abusivo al sistema informatico e peculato. Non si conoscono ancora le motivazioni dell’assoluzione ma è ipotizzabile che il giudice abbia riscontrato la mancanza del dolo necessario per arrivare a una condanna. Si trattava infatti di un’appropriazione di piccole somme che, spalmate durante l’anno, potevano anche non saltare all’occhio degli interessati.

Avevano scelto di essere giudicati subito con il rito abbreviato. Non luogo a procedere per gli altri indagati Antonino Chinnici, considerato il promotore dell’organizzazione, che era il responsabile dell’Unità organizzativa appositamente creata alla segreteria generale del Comune per preparare gli stipendi del Coime; Francesco Centineo, Maria Rosaria Pollara, Salvatore Borrello, Giovanni Carramusa, Raffaele Vainolo, Rodolfo Santoro, Sergio Nicchi, Francesco Macaluso, Antonino Alioto, Antonino Berbeglia, Maria Teresa Giordano e Antonio Ventura. Erano difesi dagli avvocati Stefano Santoro, Massimo Spoto, Rosanna Vella, Giovanni Di Trapani, Michele De Stefani, Rocco Chinnici.

L’inchiesta dei carabinieri partì dai buoni pasto. Ne erano stati distribuiti troppi. Era il 2008 e l’amministrazione comunale avviò la verifica sui costi del personale del Coime. Emerse così che sarebbero stati taroccati i dati inseriti nel sistema informatico, sulla base dei quali la Sispi elaborava i cedolini mensili degli stipendi. Gli indagati in busta paga si erano caricati il massimo (88 ore) dei permessi individuali retribuiti. Per un totale, dal 2002 al 2008, di 27.800 euro. Poi, ci sarebbe stato anche un regalo di massa: un milione di euro di straordinari distribuito a 550 lavoratori. La stragrande maggioranza delle persone intascò i soldi, poi restituiti, in buona fede, senza neppure accorgersene. Il Comune di Palermo si era costituito parte civile al processo.

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