Caccia al bello e impossibile |Il miraggio dei partiti smarriti - Live Sicilia

Caccia al bello e impossibile |Il miraggio dei partiti smarriti

Chinnici, Pitruzzella, Cittadini, Grasso: incontri romani e pranzi segreti cercando nomi fuori dalla scena politica regionale.

PALERMO – La caccia al candidato “bello e impossibile” e rigorosamente lontano dalla politica siciliana continua. Il corteggiamento dei partiti prosegue e il leit motiv resta sempre quello: cercare un nome a effetto, un volto non compromesso con la politica regionale e possibilmente percepito come lontano da essa. Centrodestra e centrosinistra non hanno ancora trovato la soluzione, ma continuano a sfogliare la margherita, mentre i loro competitor a 5 Stelle hanno già lanciato la loro candidatura.

Smarriti nel deserto della politica regionale, i partiti continuano a inseguire il miraggio di un papa straniero, e piovono nomi di candidati eventuali senza che si arrivi a un’incoronazione. È la politica che fa l’antipolitica il copione di questo primo scorcio di campagna elettorale. Quasi che la classe dirigente siciliana avesse coscienza di come le proprie facce suscitino un allontanamento dell’opinione pubblica.

Prendete il centrodestra, per cominciare. Sul tavolo ci sarebbe la candidatura di Nello Musumeci, politico di spessore e d’esperienza. Ma nel tentativo di irrobustire la coalizione allargandola al centro, l’azionista di riferimento dell’area, Forza Italia, guarda altrove. E cerca di pescare un jolly.

La trattativa coi centristi che fin qui sono stati col Pd è intavolata. E la candidatura potrebbe pescare in un’area che agevoli questo allargamento.

Venerdì c’è stato un summit importante ad Agrigento. In un baglio di San Leone sono stati avvistati Angelino Alfano, Gianfranco Miccichè e Saverio Romano. Un pranzo top secret che suggella il riavvicinamento tra ex nemici in vista della consultazione elettorale di novembre. L’idea di un fronte siciliano del Ppe prende corpo, la prospettiva è quella di un listone centrista che si affianca a Forza Italia.

Ma resta il nodo del candidato. E qui arriva il solito copione dei belli e impossibili. Perché malgrado la folla di aspiranti e papabili, da Roberto Lagalla a Giovanni La Via, l’idea è quella di pescare un nome esterno. Si è pensato a Giovanni Pitruzzella, giurista e presidente dell’Antitrust. Ma il professore non vuol nemmeno sentirne parlare. E allora è spuntato il nome di Barbara Cittadini, presidente dell’associazione delle cliniche private e vicina anche per legami familiari (è moglie di Dore Misuraca) agli alfaniani.

Scelta in effetti curiosa da parte di Miccichè, dopo anni di sprezzanti veleni e accuse di tradimento verso Alfano e la sua compagnia, quella di consegnare brevi manu le chiavi della Regione agli ex acerrimi nemici. Ma pure Barbara pare non ne voglia sapere di candidarsi, anche se lascia aperto un mezzo spiraglio. Che permetterebbe ad Alfano di far rosolare Forza Italia nell’attesa. Intanto si continua a scorrere l’elenco telefonico dei vip non troppo compromessi con la politica, mentre il tempo passa e Cancelleri guadagna terreno.

Poi c’è il centrosinistra. Che ha acceso candele votive a Piero Grasso, corteggiandolo a oltranza come un innamorato respinto che non vuole rassegnarsi. Ma il presidente del Senato ha risposto picche. Fin qui. Perché al Nazareno ancora si spera in un ripensamento, speranza flebile per la verità. E allora, sotto traccia, tra Roma e Palermo, ci si è dovuto inventare un piano B.

Anche da questa parte non mancherebbero i politici di vaglia con il curriculum del candidato, da Antonello Cracolici a Giuseppe Lupo passando per il ramingo Davide Faraone, che continua a girare casa per casa in Sicilia. Ma il Pd al momento pensa ad altro. Seguendo lo spartito del bello e impossibile si è addirittura inseguito Gaetano Miccichè, banchiere e, piccolo dettaglio,, fratello del leader del partito di maggioranza della coalizione avversa. Non se n’è fatto niente, strano.

Qualche giorno fa Livesicilia diede notizia dell’ipotesi Caterina Chinnici. Il nome della figlia di Rocco, già assessore di Raffaele Lombardo oggi eurodeputata, sembra ora il più papabile. Distante da anni dalla scena siciliana, il magistrato sarebbe una valida alternativa “simil-Grasso” per il centrosinistra, attingendo come ha sempre fatto da quando esiste l’elezione diretta del governatore al brand dell’antimafia, per tenere unita la coalizione. Dove ormai spadroneggia l’autoproclamato leader Leoluca Orlando. Che lunedì ha convocato da dominus dell’alleanza un tavolo con gli alleati. Incassando oggi il no grazie degli alfaniani di Alternativa popolare, che hanno fatto sapere di lavorare a tutt’altro progetto, con una loro piattaforma e magari un loro candidato. La caccia al bello e impossibile continua.


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