Cafiero de Raho alla Dna | Tra ritiri last minute e Trattativa - Live Sicilia

Cafiero de Raho alla Dna | Tra ritiri last minute e Trattativa

Federico Cafiero de Raho

Chi è il nuovo procuratore nazionale antimafia. Perché la scelta del suo nome.

PALERMO – La nomina di Federico Cafiero de Raho alla guida della Procura nazionale antimafia era scontata. È divenuta blindata con il ritiro di Roberto Scarpinato. Cafiero de Raho era rimasto l’unico candidato per succedere a Franco Roberti, andato in pensione.

Ad onor del vero l’ormai ex procuratore di Reggio Calabria già in Commissione incarichi aveva ottenuto la maggioranza dei voti. Alla vigilia del Plenum, in una posizione di svantaggio, il procuratore generale di Palermo Scarpinato ha deciso di ritirarsi, ufficialmente per favorire la nomina all’unanimità del nuovo procuratore nazionale, per dargli una piena legittimazione, necessaria visto il ruolo delicatissimo che ricopre nella lotta alla criminalità organizzata. Ragioni messe nero su bianco in una breve comunicazione che il Pg di Palermo ha inviato al Csm.

Lunga la carriera in magistratura di Cafiero De Raho, 65 anni, napoletano. Il suo curriculum di recente si è arricchito con l’inchiesta sulla declinazione calabrese della siciliana trattativa fra la mafia e lo Stato durante la stagione delle stragi di mafia.

Cafiero de Raho e l’aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo sostengono che anche la ‘ndrangheta contribuì, uccidendo dei carabinieri, ad alimentare la strategia della tensione affinché la mafia siciliana, o meglio le mafie, potessero piazzare i loro referenti politici alla guida del paese.

Un’inchiesta che si basa sulle rivelazione del pentito Vincenzo Lo Giudice, detto il nano, che si era dimenticato di raccontare che a fare saltare in aria il giudice Paolo Borsellino sarebbe stato il poliziotto Giovanni Aiello, alias “faccia da mostro”, ormai deceduto.

Lo Giudice per la verità ne aveva parlato per primo con un altro magistrato, Gianfranco Donadio, quando quest’ultimo era proprio alla Direzione nazionale antimafia. Un’indagine parallela, stoppata e denunciata. Poi è toccato ai i pm palermitani della Trattativa e a quelli reggini raccogliere le dichiarazioni di Lo Giudice che è tornato a parlare dopo che si era pentito di essersi pentito. Aveva paura dei servizi segreti. Chissà se, in nome della circolazione delle notizie tra le procure, ora che che Cafiero de Raho è alla Dna, le notizie stesse non facciano il percorso inverso: Roma, Palermo, Reggio Calabria e di nuovo Roma.


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