PALERMO – Adozioni fin troppo veloci, presunte minacce, procedure poco trasparenti e un cane, adottato il 30 giugno, che dopo appena 15 giorni viene messo in vendita su internet e comprato dagli animalisti che lo riconoscono. Sta diventando incandescente il clima intorno al canile comunale di Palermo, dove da giorni i responsabili della struttura, dai dirigenti ai funzionari, passando per amministrativi e custodi, sono al centro delle polemiche delle associazioni animaliste e di alcuni consiglieri comunali.
Una polemica che ha coinvolto anche l’assessore Raimondo, che ha ordinato lo stop ai trasferimenti dei cani per far luce sulla vicenda e chiesto chiarimenti sull’affidamento del servizio di cattura ad un’associazione di Trabia. “Le associazioni hanno dimostrato un coraggio strepitoso nell’opporsi a questo stato di cose e a chi pensava di poter fare la voce grossa, per questo chiediamo l’azzeramento dei vertici del canile”, attacca Fabrizio Ferrara del Pd, mentre Filippo Occhipinti e Paolo Caracausi di Idv assicurano “piano sostegno agli animalisti in questa battaglia e in una vicenda in cui è bene vederci chiaro”.
Questo pomeriggio le associazioni si sono riunite a Palazzo delle Aquile per una conferenza stampa. “Un dalmata prelevato a Palermo è stato messo in vendita dopo due settimane on line, l’obiettivo non era l’adozione – spiegano gli animalisti, che lo hanno riconosciuto e acquistato – lo abbiamo fatto per dimostrare che dietro non c’era alcuna associazione benefica, temiamo che ci siano altri interessi. Lo dimostriamo con questo acquisto”.
L’animale, stando alla ricostruzione delle associazioni, è stato prelevato dal canile, trasferito in una clinica, adottato il 30 giugno ma poi ceduto a una terza persona e messo in vendita a metà luglio. Inoltre, spulciando il registro adozioni, emergerebbero tempi troppo celeri rispetto a quelli previsti per legge, nomi ricorrenti e razze “predilette”, come quella dei pitbull. “Il sindaco deve prendere provvedimenti, ad oggi il canile non è gestito da nessuno perché i dirigenti sono in ferie ed è venuto meno il rapporto di fiducia tra l’assessore e i suoi burocrati”, aggiunge Ferrara.
“Il quadro che si sta delineando sulla gestione del canile municipale e per quanto riguarda il prelievo dei cani del territorio comunale diventa ogni giorno che passa sempre più allarmante – dice Marcello Robotti di Vivo Civile – stando a ciò che sta emergendo, ci rendiamo conto che le ombre che gravano sulla vicenda non si limitano solo agli ultimi due mesi. Ancor più grave é l’atmosfera che respirano i volontari del canile e per tutti coloro che si stanno occupando della vicenda. Crediamo e ci auguriamo che il sindaco intervenga in maniera decisa e ferma affinché si possano ristabilire i principi di legalità e trasparenza. Noi continueremo con il sostegno incondizionato alle associazioni animaliste adoperandoci con tutti i mezzi affinché le stesse abbiano le risposte sulla sorte di tutti i cani che sono stati prelevati da altri soggetti esterni all’amministrazione comunale nel corso degli anni”.
Altre anomalie sarebbero legate alla tenuta dei registri, a trasferimenti eseguiti da personale comunale non autorizzato, a presunte minacce e ad animali che, anziché essere a Roma, sarebbero rimasti in città. “Siamo dalla parte delle associazioni – concludono Caracausi e Occhipinti – faremo quadrato attorno a loro”.

