Cantiere in anticipo, soldi in ritardo |La burocrazia blocca un'impresa

Cantiere in anticipo, soldi in ritardo |La burocrazia blocca un’impresa

Cantiere in anticipo, soldi in ritardo |La burocrazia blocca un’impresa
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La Tecnis di Mimmo Costanzo (nella foto) e Concetto Bosco aspetta da gennaio che l'Autorità portuale di Catania le paghi i 19 milioni che le spettano. Le opere, intanto, vanno avanti e "rischiano" di essere consegnate prima della scadenza. L'ente: "Speriamo di sbloccare tutto entro giugno".

CATANIA – Osannata fino a pochi giorni addietro dalle colonne del Corriere della Sera come esempio imprenditoriale a livello nazionale, la Tecnis dei catanesi Mimmo Costanzo e Concetto Bosco rischia di sospendere il cantiere a causa dei ritardi nei pagamenti dell’Autorità portuale di Catania. Ma se si trattasse soltanto di ritardi, in questo caso, di 6 mesi, visto che il saldo degli avanzamenti dei lavori è relativo – come conferma a Livesicilia il Rup Riccardo Lentini – al mese di gennaio 2014, si tratterebbe di una storia come tante altre nell’Italia reale che vive lontana dai salotti buoni della politica. A Catania, nell’Autorità portuale retta dal commissario ministeriale Giuseppe Alati che trascorre giorno e notte a Roma, dove dimora e lavora, la mala burocrazia ha prodotto un mostro che, probabilmente, non ha precedenti.

Prima di arrivare a vedere come un’impresa, in questo caso la prima del Meridione, possa essere messa in ginocchio dai committenti pubblici, è necessario soffermarsi su come funzionano gli appalti in Sicilia e, spesso, in Italia. Due sono le “scuole” di pensiero. La prima, che è anche la più collaudata, prevede come regola che l’imprenditore riesca a guadagnare non lavorando. Il meccanismo è semplice: si instaura un buon rapporto con il committente e poi si inizia un contenzioso che ha il solo scopo di ottenere varianti che facciano lievitare, in corso d’esecuzione, l’importo dei lavori. In questo modo l’impresa gozzoviglia tra fiumi di denaro mentre ruspe e cantarelle restano spesso immobili.

C’è una seconda scuola di pensiero, che è quella alla quale sembra essersi attenuta la Tecnis, consegnando, per esempio, un grande lotto della Salerno-Reggio Calabria con mesi di anticipo, o il ponte sul Piave rispettando alla lettera la scadenza del contratto. “Si può guadagnare – spiega Mimmo Costanzo a Livesicilia – rispettando i tempi del contratto e puntando sull’innovazione tecnologica”. In questo caso, però, il meccanismo che regola il rapporto tra ente pubblico e impresa deve funzionare alla perfezione. Ogni ritardo, anche minimo, incide sulla sostenibilità economica dell’appalto, e quindi sul risultato finale.

Siamo a Catania, alle falde dell’Etna, dove Tecnis sta realizzando una grande darsena all’interno del porto, opera che servirà a spostare verso la spiaggia della Playa il traffico commerciale e tutti i container che attualmente impediscono il transito dei cittadini all’interno del porto. Il risultato sarà quello di restituire il porto alla città e spostare lo spazio doganale in un’area che si avvarrà di servizi e grandi infrastrutture.

Per realizzare quest’opera, Tecnis ha assunto 150 operai che movimentano ruspe, camion, betoniere, e la più grande draga, lunga 120 metri, del mondo. Costo, circa 150 mila euro al giorno. “La scommessa, su sollecitazione dell’Autorità portuale – confida Costanzo – è quella di ultimare l’opera entro luglio, con due mesi di anticipo rispetto alla scadenza determinata dalle nuove prescrizioni della Protezione Civile”. I pagamenti sono fermi a gennaio 2014. Nel frattempo Tecnis ha continuato a lavorare, pur fra mille difficoltà.

All’improvviso, mentre tutto sembrava procedere per il meglio, la liquidità a disposizione del committente, cioè l’Autorità portuale, è sostanzialmente “sparita”. Il ministero dell’Economia aveva fatto un bando per finanziare con un mutuo la realizzazione dell’opera. Il bando è stato aggiudicato nel 2005 alla banca Dexia a fronte di determinati tassi d’interesse, trascorsi 9 anni la banca non ritiene più vantaggiosi gli interessi e non eroga il mutuo. Senza erogazione, il contratto stipulato tra la banca e l’Autorità portuale dovrebbe essere rescisso. E chi dovrebbe farlo? L’Autorità portuale, che contemporaneamente dovrebbe avviare un nuovo procedimento per ottenere un nuovo mutuo le cui rate dovrebbero essere pagate dal Ministero dell’Economia.

Tutto fermo. La Tecnis si trova davanti a due strade: chiudere il cantiere e bloccare i lavori iniziando un lungo contenzioso, durante il quale i 19 milioni di euro di crediti non è certo quando verranno corrisposti, oppure continuare a lavorare esponendosi sempre maggiormente con le banche. “Nella vicenda del porto di Catania – racconta Costanzo – non abbiamo avuto modo di percepire l’impegno del commissario Alati, che vive a Roma, per risolvere la vicenda. Sostanzialmente siamo in trappola perché senza un nuovo mutuo dell’Autorità portuale le banche non ci concedono gli anticipi sulle fatture”. “Il fermo dei lavori – continua Costanzo – non può essere una soluzione visto che i danni sarebbero incalcolabili”. E la politica? “È completamente assente – risponde l’imprenditore – nessuno dei rappresentanti eletti in Sicilia, di qualunque colore, si è impegnato per sbloccare le procedure”.

Il responsabile del procedimento della darsena è l’ingegnere Riccardo Lentini. “Il commissario Alati anche da Roma sta cercando di portare avanti l’interlocuzione con il ministero per rescindere il contratto con la banca inadempiente, che a quanto pare preferisce subire la nostra azione giudiziaria che ottenere il pagamento dei tassi d’interesse pattuiti. È nostro interesse risolvere nel migliore dei modi questa vicenda perché l’opera pubblica serve alla città e ancor di più all’Autorità portuale”. La speranza di risolvere il blocco dei fondi, nell’immediato, è rappresentata da alcuni fondi Pon, a disposizione del Ministero dell’Economia. “Non c’è una data certa al momento – conclude Lentini – la speranza è che arrivino entro giugno”.

La realtà, vista con gli occhi dell’imprenditore, è diversa. Domani il cantiere del porto di Catania sarà aperto, Tecnis anticiperà ancora 150 mila euro, le ruspe funzioneranno, ma nel frattempo la morsa provocata dai ritardi dell’Autorità portuale di Catania, continuerà a stringersi. Le banche sono in agguato, i crediti che Tecnis ha maturato nei confronti del committente corrispondono a 19 milioni di euro. La road map prevede il completamento dell’opera entro luglio con un costo di 35 milioni di euro, che comprende anche gli utili dell’impresa, che va avanti a cambiali e finanziamenti. Per chi non lo avesse capito, la prima impresa del Meridione rischia pericolosi contraccolpi economici, colpevole di aver rispettato i termini previsti dal contratto con un ente pubblico. Nel silenzio della politica. Qualcuno batterà un colpo?

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