Vincenzo Siciliano è il fratello di Biagio, morto con Maria Giuditta nell’incidente del ‘Meli’. Il suo ricordo, 40 anni dopo.
Caro Biagio, fratello mio, ricordo benissimo quel giorno, come potrei scordarlo?
Caro fratello, parliamo. È da tanto che non trascorriamo del tempo assieme. È passato troppo tempo dell ultima volta che sono venuto a trovarti al cimitero.
Venivo da te, mi sedevo davanti la tua tomba, guardavo la tua fredda foto di porcellana e rileggevo il tuo epitaffio: la vita non mi è stata tolta, sentitemi vicino, io vi amerò in cielo come vi ho amato in terra. Più e più volte.
Mi riempiva di gioia e di conforto sapere che tu mi ami incondizionatamente ovunque sei.
Sono trascorsi ormai quarant’anni da quando ci hai lasciati.
Io avevo dodici anni, andavo alla scuola media. Abitavamo nella nostra casa piena di affetti forti a Capaci. Ogni mattina, ti alzavi alle sei per andare a prendere la corriera che ti avrebbe portato a Palermo, al liceo ‘Meli’.
Tu eri maturo, ma anche scherzoso e dolce. Mamma diceva che eri un gentleman. Ogni pomeriggio bevevi la tua tazza di tè e giocavamo insieme.
Il 24 novembre, lo ricordo benissimo, non hai potuto giocare con me. Eri stanchissimo e ti sei riposato. Prendevi molto sul serio lo studio, stavi sui libri fino a mezzanotte e non la smettevi se non avevi finito.
Quel 25 novembre sono tornato a casa anche io dalla scuola, come sempre. Mamma aveva cucinato gli spaghetti al sugo. Papà era in fabbrica. Ti aspettavamo. E tu non arrivavi. L’orologio del soggiorno si era bloccato all’una e mezza.
Hanno bussato alla porta, ecco il maresciallo dei carabinieri: “Signora, suo figlio ha avuto un incidente”. I vicini ci hanno preso in consegna. Sì, ricordo tutto, ma come se galleggiassi in un incubo da cui non mi sono più svegliato.
Alle sette di sera è tornato papà. Ci ha guardato con occhi che non dimenticherò mai. Ci ha detto: “Biagio è morto”.
Anche papà è morto, nel 1999. Mamma lo ha seguito nel 2004. Erano ancora giovani. Ma non si sono mai più ripresi. Sono stati stroncati dal dolore per la tua perdita.
Io sono qui. Ho messo amore nella mia vita. Ho cercato di essere generoso come te. Il mio amico Roberto, il giornalista che mi ha chiesto di scrivere, dice che ci sono riuscito.
Soffro, ti penso e vivo la mia vita, col tuo esempio. Mi conforta sapere che vi siete, da tempo, abbracciati ancora, carissimo Biagio, fratello mio.

