Catania, il pentito e l'album del clan: “Li conosco tutti” NOMI

Catania, il pentito e l’album del clan: “Li conosco tutti” NOMI

Salvatore Scavone è un fiume in piena

CATANIA – Non solo trafficanti, l’ex boss pentito Salvatore Scavone sta facendo tremare diverse famiglie mafiose e un esercito di spacciatori e vedette. Ha colpito il cuore pulsante dei clan, la droga, come nel caso dell’ultimo blitz dei carabinieri, che ha azzerato le piazze di spaccio di via Capo Passero. Ecco i nomi e la mappa tracciata dal pentito ai carabinieri.

Il “sistema” di via Capo Passero

Più che una piazza di spaccio, l’immensa via Capo Passero è una città del traffico di droga. Con l’operazione Skanderberg vennero censite, sulla stessa strada, ben 12 piazze di spaccio, suddivise e gestite con turnazioni h 24. Non a caso, più famiglie mafiose operano al suo interno. E c’è il concreto timore che, dopo il blitz, lo spaccio continui, perché ogni detenuto viene sostituito. Salvatore Scavone ha parlato proprio di “sistema”

Il pentito e il civico 121

“Sino al mio arresto erano Gabriel Muscarà e Antonio Raimondo detto “Cipollina” a gestire le piazze di spaccio di via Capo Passero e in via Ustica facenti capo ai Nizza …. Una volta steccato lo stupefacente, il Muscarà suddivide le forniture tra i gestori di tutte le piazze di via Capo Passero e di via Ustica facenti capo ai Nizza…”.

I carabinieri trovano riscontri, Muscarà è il gestore e il “responsabile” della piazza di spaccio del 121, e rifornirebbe anche altre piazze, gestite dai Nizza, oltre a essere “intraneo” allo stesso clan. I militari dell’arma lo filmano mentre “eseguiva centinaia di cessioni di stupefacente”, anche con altri “associati”: Angelo Cutugno, Francesco Distefano, Simone Lizzio e Giuseppe Agatino Zuccaro.

Il pentito si occupa anche di Marco Gardali e Vincenzo Pino, da lui “designati” nel turno pomeridiano in via Capo Passero 121: “Io stesso l’ho messo a spacciare nella piazza all’angolo. Spaccia cocaina alternandosi con Enzuccio Pino occupando un orario, credo dalle tre di pomeriggio alll’una di notte, rimasto scoperto dopo l’ultima operazione in via Capo Passero. Li rifornivo io di stupefacente a 55.000 euro al chilo, poi i soldi li portavano direttamente a me. Una parte dei ricavi veniva destinata a mantenere i soggetti arrestati e detenuti nelle operazioni di polizia che si sono succedute…” .Scavone riconosce anche i propri cugini, Agatino Angelo Vitale e Cristian Lo Verde, “spacciano in via Capo Passero, mi sembra alla piazza all’angolo. Non li rifornivo io”.

Civico 169

Qui comandava Antonio Nigito, arrestato e considerato vicino al clan dei Cursoti milanesi, come è emerso nell’operazione Final Blow della squadra mobile di Catania. Il pentito svela il nuovo assetto, facendola rientrare tra “quelle facenti capo ad altri gruppi, tra cui quella dei Cursoti, gestita da un soggetto di cui non ricordo il soprannome che è attualmente in carcere e la piazza viene gestita dal figlio”. A gestire il traffico di droga, appunto, era il figlio di Antonio, Angelo: una piazza strategica, che controllava il flusso di clienti di via San Zenone. “La piazza – specifica il collaboratore – si trova sotto la casa di Turi u pupuniuru, Salvatore Spampinato”.

Le altre piazze secondo il pentito

Un’altra piazza è quella di Giuseppe Paolo Rapisarda, detto Paolo ‘Copertone’, arrestato con l’ultima operazione. La piazza dovrebbe essere ancora aperta e gestita dalla sorella di Copertone. Cipollina le vende il fumo”, dice il collaboratore.

“La piazza di Marco Battaglia – dice il pentito – si trova o sotto la sua abitazione o all’angolo. In quella piazza ci sono diversi turni e il Battaglia ha un turno soltanto. Attualmente non so chi gestisce questa piazza perché il Battaglia è ai domiciliari mentre il cognato e il genero sono detenuti”.

Scavone parla anche di via Ustica, dove “c’è la pizza di spaccio di Melo e Mirko Ventaloro, che sono padre e figlio, e si riforniscono da noi di cocaina che gli vendiamo a 60.000 euro al chilo”.

Il costo della droga cambiava

“Ai gestori delle piazze vendevamo a prezzi differenti a seconda della vicinanza dei soggetti con il clan”. Il pentito Scavone racconta che esisteva un preziario delle droga, cha cambiava in base allo spessore dell’acquirente o ai rapporti con il clan. “Per esempio in via Capo Passero – dice il collaboratore – a Maurizio Calabretta, …omissis… vendevamo lo skunk a 9.000 euro al chilo, e la cocaina 50.000 al chilo, a Cipollina, che non ha una sua piazza di spaccio ma vende stupefacente alle piazze del posto, a 7.000 o 7.500 al chilo mentre non acquistava da noi cocaina”.

E ancora, il collaboratore è un fiume in piena: “A Salvatore detto “Pupuniuro” vendevamo cocaina due volte al mese a 55.000 euro al chilo. Per la stessa piazza, il nipote Giovanni “detto Spasciu” in passato ci dava 1.500 euro a settimana. Dopo l’arresto di Giovanni è subentrato suo suocero nonché cognato di Marco Battaglia, tratto in arresto nell’ultima operazione a San Giovanni Galerno, con cui ci siamo accordati per la vendita di 50 grammi ogni 15 giorni al costo di 55 euro al grammo”.

Possibili nuovi arresti

Le indagini dei carabinieri stanno continuando, tanto che nell’ultima ordinanza alcuni nominativi sono omissati. “A …omissis… vendevamo la cocaina a 55.000 euro al chilo mentre non acquistava skunk, a …omissis… della piazza all’angolo vendevamo lo skunk a 10.000 euro al chilo, ad Agatino, genero di Enzo Zuccaro – conclude il collaboratore – vendevamo cocaina a 50.000 euro al chilo”.


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