Chiamati a testimoniare la vedova| e i colleghi di Borsellino - Live Sicilia

Chiamati a testimoniare la vedova| e i colleghi di Borsellino

Nuovi testi al processo a Mario Mori (nella foto). Si comincia il prossimo 4 maggio con l'attuale assessore alla Sanità, Massimo Russo, il magistrato Alessandra Camassa e l'ispettore Nicola Cristella, capo scorta dell'ex numero due del Dap, Franco Di Maggio
Processo Mori
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Agnese Piraino Leto, vedova del giudice Paolo Borsellino, e i due ex colleghi del magistrato assassinato dalla mafia, Alessandra Camassa e Massimo Russo, deporranno al processo per favoreggiamento alla mafia al generale dei carabinieri Mario Mori e al colonnello dell’Arma Mauro Obinu. Lo hanno deciso i giudici della quarta sezione del tribunale scegliendo la riserva sulle richieste di ammissione dei testi fatte dal pm Nino Di Matteo.

Ammesse anche le deposizioni di Riccardo Guazzelli, figlio del maresciallo Antonio Guazzelli, ucciso dalla mafia, Nicola Cristella, ex caposcorta del numero due del Dap, Francesco Di Maggio, e Sandra Amurri, giornalista de Il Fatto. Sul banco dei testi saliranno anche l’ex generale dei carabinieri Antonio Subranni e il pentito Gaspare Mutolo.

Respinti, invece, perché ritenuti irrilevanti i confronti tra gli ex ministri Claudio Martelli e Nicola Mancino e tra quest’ultimo e Vincenzo Scotti. Il tribunale ha, inoltre, respinto l’esame dell’ex guardasigilli Giovanni Conso e degli ex capi del Dap Nicolò Amato e Adalberto Capriotti.

Alla prossima udienza, fissata per il 4 maggio, è prevista la deposizione dei magistrati Alessandra Camassa e Massimo Russo che, poco prima che Borsellino venisse ucciso, ascoltarono uno sfogo del giudice che disse ai colleghi che era stato tradito. Sul banco dei testi salirà anche Cristella che dovrà riferire di una telefonata ricevuta da Di Maggio da parte dell’allora ministro Calogero Mannino che gli avrebbe fatto pressioni finalizzate ad attenuare il carcere duro ai boss.

Le testimonianze dei tre testi ruotano tutte attorno alla trattativa tra Stato e mafia di cui Mori sarebbe stato tra i protagonisti e la cui esistenza Borsellino avrebbe scoperto prima di essere ucciso. Tra gli oggetti del patto stretto tra parte delle istituzioni e Cosa nostra, oltre all’impunità del boss Bernardo Provenzano, garantita secondo l’accusa anche da Mori, concessioni sul 41 bis: in cambio la mafia avrebbe offerto la cessazione delle stragi.

La Borsellino, che verrà sentita nelle prossime udienze, dovrà raccontare quanto le disse il marito su un presunto coinvolgimento con la mafia del generale Antonio Subranni, ex capo del Ros, che il magistrato – racconta la vedova – avrebbe definito “punciuto” (affiliato a Cosa nostra, ndr). Subranni, inquisito nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di via D’Amelio dai pm di Caltanissetta, sarà interrogato come indagato di procedimento connesso


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