Chinnici mette una pezza, De Luca sorride e Schifani...

Chinnici mette una pezza, De Luca sorride e Schifani…

Il 'Catemoto' con le sue esagerazioni. Il Pd dilianiato. Il centrodestra un po' fermo. Ecco la campagna elettorale.
LE REGIONALI
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Questo è il frangente in cui Cateno De Luca da Fiumedinisi si accorge di essere insistentemente guardato. La sua scommessa era partita come un ghiribizzo personale, secondo diversi commentatori. Una fissazione politica per Palazzo d’Orleans e per la candidatura a presidente della Regione. Ma, osservando il caos nel centrosinistra e certe timidezze del centrodestra, la prospettiva di una competizione si rafforza. Per lui, del resto, la cosa è praticamente fatta: “Io, da quando ho deciso di candidarmi presidente, sono convinto di farcela. Conosco l’ambiente e la personalità dei padroncini del sistema. Non possono fregarmi. Il Catemoto, come mi sono definito, li travolgerà”. Esagerato, come suole. Tuttavia, gli ultimi giorni si sono rivelati pescosi. Ad Angelo Villari, che ha sbattuto la porta nel Pd, con grande fragore, scegliendo proprio De Luca, si è aggiunto Luigi Bosco. Si tratta di trasmigrazioni significative per il sottotesto a cui alludono e per il conteggio dei voti.

La seconda Caterina Chinnici

Sono pressappoco gli stessi momenti in cui Caterina Chinnici si appresta a intraprendere la seconda campagna elettorale con il Pd. Nella precedente, non vivacissima, rappresentava la sintesi di una coalizione che prevedeva i grillini e che è, come sappiamo, evaporata. Adesso, il compito, già complicato, appare arduo. Bisogna dare atto all’onorevole Chinnici di avere scelto un’opzione meno agevole del ritiro, per cui sussistevano le condizioni, essendo mutato il contesto.

Pd: molti contro uno

Il Pd, nel frattempo, è dilaniato all’ennesima potenza. Le ultime riunioni di partito, pure ieri sera, per limare e vidimare le candidature in vista delle regionali, si sono risolte in aspre polemiche con un bersaglio designato: il segretario regionale Dem, Anthony Barbagallo. Gli si contesta un percorso che ha condotto, complessivamente, il Pd siciliano sull’orlo della bancarotta politica. Ma, nella legittima dialettica, bisognerebbe anche guardare più in alto, ai pasticci romani. In ogni caso – secondo sussurri e bisbigli – la composizione delle candidature sarebbe problematica e messa a punto per il quaranta per cento dei nominativi, a pochi giorni dalla scadenza. Lo scontro sui cosiddetti ‘impresentabili’ ha contribuito ad avvelenare gli animi.

Il ‘colpetto’ del centrodestra

E il centrodestra? Una breve parentesi per il candidato del Terzo Polo, Gaetano Armao, che parrebbe dialetticamente ancora non pervenuto a sufficienza e passiamo alla coalizione che gode, in teoria, dei favori del pronostico, secondo alcuni. Riprendiamo un’agenzia che, a sua volta, riprende una nota: “La coalizione di centrodestra che sostiene Renato Schifani a presidente della Regione Siciliana si è riunita a Palermo in una clima costruttivo, di coesione e di grande serenità. Schifani ha chiesto a tutti i componenti della coalizione di definire entro le prossime 48 ore i punti fondanti del programma di governo. Si è convenuto di inserire tra i punti qualificanti della coalizione l’introduzione di un patto per mettere fine alla deleteria pratica del cambio di casacca: i capi dei partiti sottoscriveranno ad inizio legislatura un impegno a non accettare nei gruppi eventuali deputati eletti in altre formazioni”. Un segnale di esistenza in vita, dopo un periodo non facile e le scorie della battaglia sul presidente uscente, Nello Musumeci. Un colpetto battuto placidamente. Forse un po’ troppo. (Roberto Puglisi)

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Commenti

    E va bene, ci sarà da ridere. Non solo per le trombature elettorali di Bosco e Villari, che serviranno a De Luca per prendere un poco di voti in più e però rappresentano il prototipo di quella politica poltronistra e amministratori “scecchi volanti” che dice di volere combattere, visto che sono tra i protagonisti del dissesto del Comune di Catania, ma pure in caso di improbabilissima elezione. Infatti le due candidature last minute, sedicenti eccellenti, sono frutto della gara a chi frega per primo chi, essendo quello di De Luca solo un taxi per arrivare a Palermo nella mente dei due ex piddini, mentre in quella del loro nuovo leader i due neo soldati dell’esercito di liberazione sono due portavoti da spremere e basta. Infine non va dimenticata la condanna della Corte dei Conti, che secondo alcuni ha reso incandidabili gli ex assessori di Bianco, il che se fosse vero (e dicono che lo sia) darebbe a De Luca la vittoria sicura in quella gara tra i tre detta prima.

    Nulla di nuovo sotto il sole. Poveri noi.

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