Padri e figli dal cognome pesante | Le storie di Angelo e Massimo - Live Sicilia

Padri e figli dal cognome pesante | Le storie di Angelo e Massimo

Storie differenti, percorsi diversi, vite irriducibili, quelli di Angelo Provenzano, figlio di Bernardo, e Massimo Ciancimino, figlio di Vito. Uomini in cammino che hanno il diritto di parlare e di essere ascoltati, ma anche "pedine" in un gioco di simboli più grandi di loro.

Il confronto
di
31 Commenti Condividi

Angelo Provenzano, figlio di Binnu, che intrattiene i turisti e narra di suo padre, non va bene. Massimo Ciancimino, figlio di Vito, abbracciato da Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, su pubblica piazza e in una pubblica foto, va, invece, benissimo.

Storie parallele nello strabismo di chi scrive sulla lavagna, col gessetto della retorica, i nomi dei buoni e dei cattivi. Ma poi – retorica, per retorica – bisogna vedere cosa procuri maggiore sgomento: se le cronache che Angelo richiama a vantaggio dei visitatori curiosi;  se la contaminazione simbolica che portò a essere una cosa sola, un’immagine indifferenziata – in occasione di un anniversario di via D’Amelio – Massimo e Salvatore. Come se fosse sufficiente una stretta di mano privata per ricucire i lembi dello strappo di un dolore universale.

E siamo proprio ai simboli che compongono il cuore dell’antimafia: meglio cento giorni col cicerone Provenzano, o uno con Ciancimino avvinghiato alla legittimazione gentilmente offerta? Meglio i riflessi dei tempi feroci dei corleonesi, oppure quell’ombra antica, confusa, in un groviglio inestricabile, con la santità di un eroe repubblicano, per interposti congiunti?

Angelo e Massimo – nel limite oggettivo della legge e in quello soggettivo della decenza – hanno il diritto di seguire i rispettivi cammini, diversamente sofferti (su Ciancimino jr ogni giudizio definitivo dovrà attendere l’esito dei tanti percorsi innescati). Ma qui si pone un interrogativo di fondo sul contesto, più che sui personaggi; su alcuni feudi d’antimafia – per fortuna, non tutta l’antimafia è feudo – sulla coerenza di chi distribuisce ragioni e torti, nel borsino delle convenienze.  Lì dove la vicinanza a un ‘credo’ o il non attenersi alle prescrizioni di un sinedrio, di un comitato di saggi in servizio permanente effettivo, costituiscono l’unico discrimine tra il bene e il male. Ecco perché queste storie parallele hanno un senso comune.

Qual è la colpa che non si perdona ad Angelo Provenzano? Avere scelto di rompere il silenzio. Un gesto di frattura dell’omertà, con un ritorno economico e con un posizionamento su un confine sensibilissimo che giustamente scuote le coscienze. Il resto è, appunto, retorica da registratore di cassa del facile consenso. Il senatore Beppe Lumia – sponsor del governo regionale più antimafioso che c’è – avrebbe detto, scagliando il suo anatema: “Questa notizia ha dell’incredibile. E’ solo apparentemente innocua. Oltre a raccontarsi ai turisti il figlio di Provenzano potrebbe trovare un po’ di tempo per dire ai magistrati dove si trovano le ricchezze accumulate dal padre e chi le amministra”. L’uso del condizionale riecheggia una doverosa misura di cautela al cospetto di un’accusa gravissima e precisa.

Tolta la buccia, arrivando alla polpa, appare l’elenco dei peccati che non si rimettono ad Angelo: la spavalderia vergognosa della sua innocenza, quel voler camminare a testa alta, nonostante il cognome, la necessità di lavorare, il torto di non avere mai sputato in faccia a un padre vinto, malato e in catene, con cori di giubilo dagli spalti, la voglia comunque di narrarsi che avrebbe meritato una riflessione più profonda.

La stessa militanza ideologica che crocifigge Provenzano jr salutò con gioia l’avvento di Massimo Ciancimino, accreditato di ogni credibilità in via preventiva. Il fratello di Paolo fornì la chiave di lettura di un tale riconoscimento, all’indomani del contestatissimo abbraccio: “Lo rifarei. E’ il principale testimone del processo sulla trattativa. Ho manifestato solidarietà a Ciancimino per le scelte che ha fatto, che paga e pagherà, perché non vuole che il suo cognome pesi sul figlio così come ha pesato su di lui. Il giudizio penale lo dà la giustizia. So che è stato condannato in via definitiva per riciclaggio. Ma a un uomo che mi chiede di venire in via D’Amelio con suo figlio bambino non posso dire di no. E ho sentito di salutarlo così come ho fatto. Non sono pentito”.

Così si giunge alla formula magica: la ‘Trattativa’ – anche in questo caso la riflessione vale per il contesto, più che per il fatto in sé e per i suoi scenari – il collante che tiene insieme una grande suggestione e un difficile processo, già criticato in sede accademica da un giurista di sinistra, come Giovanni Fiandaca. Ciancimino è stato il traino mediatico, il limone da spremere finché c’era succo, fino all’abbandono nel cestino dei reietti, soprattutto per l’emergere di presunti impicci, come si annota in cronaca. Il suo nome, sulla lavagna, venne subito scritto nell’elenco dei buoni, salvo ripensamenti. Perché lì serviva.

Irriducibili sono queste vite, le storie parallele di Angelo e Massimo e dei loro genitori. Solo nel dolore che le attraversa si specchiano, dunque i figli meritano il beneficio del dubbio. Mutevole è il borsino delle convenienze e delle suggestioni che traccia il confine tra il bene e il male. Colpa e innocenza in sé non fanno punteggio.


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

31 Commenti Condividi

Commenti

    Egregio Dott. Puglisi,
    mio malgrado mi trovo costretto rispondere alle Sue personali, sicuramente per tanti Suoi lettori giuste, riflessioni. In primis, mio padre Vito Ciancimino ex Sindaco mafioso di Palermo, (a volte parlando di altri miei fratelli dimentica questo particolare ) non era di caratura criminale ne intellettuale tale da essere paragonato a Bernardo Provenzano o simili, questa mia affermazione non costituisce una apodittica difesa mio padre , anzi peggio, un vero atto di accusa, Vito Ciancimino faceva parte di un sistema ben più potente che personaggi come Bernardo Provenzano o Salvatore Riina controllava e pagava per conto di soggetti che non spetta me giudicare. C’è un processo in corso, un processo nato dalle mie dichiarazioni, trattare con il nemico quando non lo puoi combattere non è reato, benissimo è la pura realtà, l’illustre giurista Fiandaca nella logica spesso perversa del diritto lo conferma, una cortesia Dott Puglisi, lo dica a tutti coloro che non hanno con la mafia non hanno trattato, vedi Libero Grassi e tanti altri che hanno pagato con la vita l’amore per la libertà di operare in un terra schiacciata da omertà e convivenza. Secondo, io il padre diAngelo lo conosco, lo conosco bene, lo ho anche portato alla sbarra, insieme, e per la prima volata ad mafiosi politici ed uomini delle istituzioni. Terzo e d ultima osservazione, mi sarei augurato di poter confrontarmi con il padre di Angelo in pubblica udienza, questo per motivi che conosciamo io ed Angelo non è stato possibile, chi doveva silenziarlo ha come sempre svolto bene il suo lavoro. Sono pronto a confrontarmi in qualsiasi data in un pubblico con il figlio Angelo, in un teatro con Lei giusto ed attento moderatore, ma immagino già che ordini di famiglia lo vieteranno, non si parla con gli sbirri, con un pregiudicato, io sono colpevole di avere speso i soldi di mio padre, il tutto ovviamente non a pagamento, GRATIS per il solo fine di capire e far capire cosa si prova e vergognarsi e del proprio padre ed a prendere le dovute distanze per amore del proprio figlio, il tutto conscio di mettersi contro tanti potenti che ancora oggi con mafia e parte di antimafia opportunistica e celebrativa vanno a braccetto. Contatti Angelo Provenzano, non mancherà a Lei farlo, organizzi, le assicuro, sarà una serata interessante e piena di coli di scena, da gente, basta chiacchiere inutili, senza un giusto e corretto contraddittorio. Sono sicuro che da bravo giornalista quale Lei è, Le ho sempre riconosciuto stile, nel pur legittimo diritto di critica, saprà fare come nel mettere a confronto due storie di vita parallele ma mio avviso diverse. Buon lavoro, buona Pasquetta, Massimo Ciancimino. ( certo di non essere censurato, non ne troverei un valido motivo )

    Volete proprio far saltare i nervi all’antimafia pelosa, salottiera e parolaia.
    Secondo me fate bene.
    Ennio Tinaglia

    Scusate gli errori, la buon ora di pasquetta lo consente.

    Qualche anno fa venne chiusa una attività commerciale regolarmente aperta co tanto di licenza rilasciata dal sindaco di Corleone alla madre di Angelo Provenzano, ora si è preoccupati degli in incontri con i turisti, ora leggo con cadenza settimanale articoli magistrali sui figli dei boss che attirano volontariamente l’attenzione su queste persone. Secondo me lo stato dovrebbe agevolare controllando, la rieducazione e l’inserimento nella vita sociale di chi vuole seguire una via legale per guadagnarsi un pezzo di pane credo che oltre ad essere meno costoso farlo quando le persone sono fuori da un carcere di quando lo si fá nelle case di pena. Questa è vera prevenzione.

    Basta… basta cosi’ Roberto. Ma cosa puo’ interessare al Professore, alla Professoressa ai Maestri di scuola o a qualsiasi altro impiegato a rischio di “vita fantozziana”, delle vite e delle storie dei signori di cui ti sei impegnato a parlare fino alla nausea. Ti prego, Roberto, basta. Scrivi troppo bene per non impegnarti a raccontare di chi ogni giorno vive le preoccupazioni di assicurare un presente sano ed un futuro di speranza ai propri figli! Caro Roberto un abbraccio. Pace.

    Egreggio sig. Puglisi

    volevo dire che anchio figlio di un comune boss di palerno,al contrario di angelo e massimo non ho potuto avere un’ istruzione estrena ma le posso confermare che non ho nemmeno avuta la possibilità di lavorare ne di studiare, ma le pongo una domanda ma in una socetà civile che di tutto fa per mantenere la legalità al 100% trasparente ma è davvero così difficile aiutare ha spezzare una catena malavitosa è avvolte sanguinaria, aiutando noi figli di mist. X ad avere un reinserimento in socetà per conbattere la solita mafia aiutandoci ad inserirci in un mercato di lavoro normale al quale noi non abbiamo nessun diritto. Ma l’inlegalità non dovrebbe essere contrastata con la legalità! inquadrandoci in un canale lavorativo secondo lei? chi andrebbe ha commettere reati in giro pochi o nessuno ho il pieno diritto di campare le mie figlie è voglio pagare se sbaglio ma voglio anche vivere normalmente come tutti senza colpa da scontare per colpa non abbiamo se siamo figli questo o quello . Vi auguro una santa pasqua anche ha voi tutti dello staff e palermo

    Ho proprio scritto di speranza e di futuro, Vincenzo. Che passano anche e soprattutto attraverso la costruzione di un chiaro senso comune, senza angoli bui, o strade non battute. Affettuosi saluti.

    Sig. Ciancimino, è vero che lei ha photoshoppato un documento per far incriminare il dott. De Gennaro? La prego di rispondere. Se non è vero, Lei ha la mia piena solidarietà, ma se è vero, Lei non è più un soggetto credibile, e quindi dubito delle sue dichiarazioni.
    O uno è sincero sempre o non è affidabile.
    Altra domanda. Lei è stato intercettato al telefono con il boss Strangi? È vero o no?

    Vedo che si prosegue con l’elegia del figlio di Binnu ‘u tratturi. Addirittura ci svegliamo la mattina di Pasquetta scoprendo che Angelo Provenzano avrebbe “scelto di rompere il silenzio” compiendo “un gesto di frattura dell’omertà”: non so se ridere o piangere! Quando, di grazia, Angelo Provenzano avrebbe rotto l’omertà??? Non mi risulta sia andato dai magistrati a mettere nulla a verbale, a raccontare quanto sa sulla latitanza del padre e su tanto altro! O che abbia condannato pubblicamente Cosa Nostra, le azioni di suo padre e dei suoi sodali. Questo è rompere l’omertà ed è esattamente quello che ha fatto il personaggio che invece al dott. Puglisi e a una certa società siciliana piace così poco, ossia Massimo Ciancimino. Il resto sono solo chiacchiere.

    I racconti di Angelo Provenzano ai turisti americani fanno solo il paio con le esternazioni di Lucia Riina, sono di fatto una legittimazione di Cosa Nostra tramite l’umanizzazione dei suoi capi storici. Forse qualcuno dei sostenitori di Angelo Provenzano ha dimenticato la sua agghiacciante intervista a Servizio Pubblico del 2012? Agghiacciante soprattutto per il linguaggio riconosciuto da tanti esperti come tipicamente mafioso, con le sue mezze frasi, i messaggi trasversali allo Stato o a quella parte dello Stato che col padre aveva accordi, con l’assenza totale di condanna e presa di distanza da Cosa Nostra (si rifiuta perfino di dire che Falcone e Borsellino sono stati ammazzati da Cosa Nostra, dice vittime della violenza, immolati sull’altare della Patria.. un po’ comodo per il figlio del numero due di Cosa Nostra!), la distinzione tra verità processuale e storica relativamente alle sentenze di condanna di suo padre, come se il padre fosse innocente o peggio. “Violenza genera violenza” disse non tanto sibillino il figlio di Binnu protestando per le condizioni di detenzione del padre.

    Ricordo che quando fu trasmessa quella intervista una persona che ben ne capisce di mafia e che ben conosce i personaggi mi disse: “Figurati, Angelo Provenzano non fa nemmeno pipì senza il permesso del padre”.

    Eppure siamo qui a discutere di Provenzano jr, perché qualcuno invece di indignarsi prova a dipingerlo come un povero ragazzo che ha rotto l’omertà. Ma poi si chiarisce tutto il nocciolo della questione quando il discorso cade sulla odiata trattativa e su Salvatore Borsellino. Massimo Ciancimino è “colpevole” di aver squarciato il velo dell’omertà su tante cose, riguardanti Cosa Nostra, riguardanti la Palermo bene, ma soprattutto riguardanti quella trattativa per cui oggi si sta celebrando un processo, che, come ben ricorda Massimo Ciancimino, vede tra gli imputati anche lo stesso Provenzano (stralciato solo per motivi di salute dati i noti accadimenti), da lui trascinato sul banco degli imputati.

    La distinzione tra i due figli è chiara a chiunque a questo punto. E anche i motivi per cui a una parte della società l’innocuo figlio di zu Binnu, che fa il figlio del mafioso, piace, mentre il figlio di Vito Ciancimino, Massimo, proprio non piace perché ha condannato suo padre e il sistema di cui il genitore faceva parte, ma soprattutto ha fatto lo “sbirro” e questo proprio non lo si può perdonare nel Paese dell’omertà e dell’ipocrisia.

    Mi auguro che il figlio di Provenzano abbia coraggio e dimostri autonomia dalla famiglia e dalle regole paterne e accetti questo confronto. Ma temo che ciò non possa accadere.

    Parto dalla presunzione che Massimo Ciancimino colga le sfumature, neanche troppo sfumate, che propongo:
    – egli è certo di sapere se il processo sulla “trattativa” sia nato per perseguire fini di giustizia?
    – egli è certo che non vi siano state ragioni terze, cioè originate da obiettivi diversi dal doveroso raggiungimento della Verità, quale che essa sia?
    – egli è certo che la propria credibilità, sulla bilancia della rispettive storie, pesi quanto quella di Angelo Provenzano?
    – egli ritiene che le rispettive credibilità dipendano dal peso criminale dei rispettivi genitori?
    – egli considera che il suo percorso giudiziario e quello, inesistente, di Provenzano jr sono così diversi da rendere il loro ipotizzato confronto soltanto uno show e non un vero dialogo tra compagni della stessa scuola?
    – egli sa chi, tra lui e il giovane corleonese, avrebbe da “guadagnare” in termini di affidabilità da questo ipotizzato confronto?
    – egli sa di non essere l’unico astuto in questo mondo?
    – egli sa che l’unico positivo traguardo del processo sulla “trattativa” potrebbe essere la interminabile durata, tanto da consentire, a chi vi ha interesse, di poter dire che, morti gli oggi anziani imputati, hanno portato con sé i propri misteri? e chiudere con questa affermazione di astratta colpevolezza il più improbabile dei processi per mafia?

    Non credo proprio, né che abbia falsificato col photoshop né che sia stato intercettato con un boss. Ma lei si tenga pure il figlio di Provenzano che non condanna Cosa Nostra né più genericamente la mafia.

    Anche Jone ritiene che legge non si intenda di semantica e di semiologia?
    Anche Jone ritiene di essere l’unica astuta in questo mondo?
    Anche Jone ha a cuore che Provenzano jr si renda disponibile a fare a Massimo Ciancimino il regalo di un confronto?
    Suvvia, est modus in rebus.
    Ed anche in cruciverbis.

    La diatriba Roberto Puglisi vs Massimo Ciancimino sta diventando un teatrino.
    Sembra il wrestling della retorica: ognuno dei due pone domande che nessun Tribunale potrà mai soddisfare, che la giustizia della Legge (quella arriva, può stare sicuro il Signor Ciancimino) appagherà con pene irrisorie rispetto ai delitti in realtà commessi (sarebbero delitti contro tutto il Popolo Siciliano, contro un’intera Umanità) ma, ciò non di meno, continuano a citarsi, a provocarsi, a schernirsi con fendenti che partono violenti ma finiscono con una stretta di mano. Proprio come il wrestling, dove ciò che interessa é eccitare il pubblico ma dove, alla fine, nessuno si fa male.

    Gentile Anello ( al naso ), non riuscendo pur i notevoli sforzi fatti a cogliere le ” sfumature “, neanche troppo sfumate, ma sicuramente frutto di qualche fumata , dei suoi quesiti, mi duole non essere in grado di rispondere, per fortuna ho sempre da imparare. Per il resto c’è una corte di Assise speriamo che almeno quella sarà in grado ci cogliere tutte le sue sfumature. Cordiali saluti. Buon Pasquetta.

    come dice il titolo “figli dal cognome pesante” , sicuramente questi figli, pur essendo del tutto fuori dal malaffare, comunque hanno usufruito di una vita agiata, moltissime persone per bene , invece no!!
    quindi abbiano almeno la dignità di stare zitti e lasciare perdere certi commenti…..

    Vorrei solo lasciare un commento, e cioè che esistono tre tipologie di figli, i figli delle vittime della mafia che lo stato dovrebbe aiutare e tutelare ma penso che già lo faccia, i figli dei mafiosi e i figli degli imprenditori collusi con la mafia, le ultime due tipologie hanno lo stesso trattamento dall’ “antimafia” della carriera, possono solo vivere nell’ombra, non possono avere un lavoro, vengo discriminati per il cognome o la loro famiglia d’origine, non possono in nessun modo avere rapporti con lo stato e le sue rappresentazioni, non hanno diritto a un futuro ne a un presente, vengono strumentalizzati ad ogni occasione.
    Io sono un figlio di un imprenditore condannato per essere colluso con la mafia, e penso che comunque io e i figli delle vittime della mafia come i figli dei mafiosi dobbiamo vivere nella stessa società o no? No perché altrimenti bisogna instituire un nuovo reato e cioè ” colpevole di essere figlio di” e magari dare la stessa condanna del padre cosi risolviamo il problema, invece di cerca di integrare queste persone, lo stato deve essere garanzia di diritto e non può fare pagare a i figli le colpe dei genitori.

    @ Anello e @Roberto Puglisi

    Grazie di esistere.

    Affettuosi saluti

    Sinceramente non riesco a comprendere tutto questo accanimento nei confronti di Massimo Ciancimino.. Angelo Provenzano non ha mai rotto l’omertà.. Massimo Ciancimino ha pagato e paga duramente per la sua scelta di collaborare con la Giustizia; senza scorta, senza protezioni, continue delegittimazioni. Io ho tanta stima di Lui, ma la cosa più bella è che Lui é stimato da tante vittime di mafia.. Sarebbe interessante se lo stesso si possa dire per Angelo Provenzano. Distinti saluti.

    Concordo con Jone su tutto e sono dalla parte di Massimo Ciancimino oltre che di Salvatore Borsellino che ha avuto il coraggio di esporsi alche al pubblico delirio di chi ha bisogno di tacitare chiunque voglia davvero verità e giustizia. Non posso fare a meno di leggere in tutti i vostri articoli la linea ostile a quel processo che imbarazza tutti i “benpensanti” che hanno necessità di salvaguardare le loro posizioni troppo spesso coincidenti con gli interessi di chi deve mettere il bavaglio a chi osi spezzare l’omertà sulle stragi e gli interessi reali che le hanno determinate, anzi ordinate. Provenzano raccontasse quello che sa ai magistrati: è l’unico modo di riscattare la sua dignità. Ma capisco che questo gli comporterebbe la perdita di troppi amici importanti e sostenitori…

    Signor Jone,
    Io il figlio di Provenzano non me lo tengo. Nemmeno lo conosco.
    Ho fatto due domande a Ciancimino che non ha risposto.
    Cosa crede lei, mi interessa poco.
    Ho chiesto a Ciancimino se la falsificazione con photoshop di cui è accusata è un fatto accaduto o meno e se è vero, come riportato tempo fa da alcuni giornali, che sarebbe stato beccato a parlare con un certo Strangi, boss della n’drangheta.
    Da cittadino che crede nell’antimafia vera ho il diritto di sapere.
    Ho solo fatto due domande, niente di più

    Ho letto le domande di “no alle menzogne”.
    Credo che tutti i cittadini abbiano il diritto di sapere se Ciancimino è attendibile o meno.,
    Se ha photoshoppato non lo è e non lo è nemmeno se ha sentito al telefono il boss della n’drangheta.
    Aspetto impaziente la risposta che ancora non c’è stata.

    Ormai da qualche anno, i cosiddetti ambienti dell’antimafia sono oggetto di attacchi quotidiani da parte di alcuni giornali. Se un soggetto si dichiara antimafioso e per sua disgrazia pesta una cacca, lo si silura immediatamente, perché un vero antimafioso deve stare attento a dove mette i piedi. Io personalmente potrei pure seguire questo tipo di ragionamento, se i siluratori, fieri nemici di quella che loro definiscono antimafia di facciata, passassero le loro giornate a silurare tutti i pestatori di cacche non dichiaratamente antimafiosi. Purtroppo, se vai a leggere gli articoli dei siluratori, quasi sempre dedicano il loro tempo ad aspettare che l’antimafioso di turno inciampi. Il caso Crocetta è emblematico, perché effettivamente è un pessimo presidente della regione, un pessimo politico, ma è anche uno che si dichiara antimafioso, quindi bersaglio preferito per tutti coloro che amano sparare sulla croce rossa. L’articolo in questione, che non perde l’occasione di citare anche per un solo attimo Crocetta, fa un paragone un po’ forzato a mio modo di vedere, tra due persone che in comune hanno solo il padre affiliato a cosa Nostra. Ciancimino aveva un padre furbo che dalla mafia ha saputo prendere soldi e potere godendosi entrambi fino alla fine, Provenzano, il capo dei capi dopo Riina, ha vissuto sempre o quasi, ingrottato come un topo, ordinando omicidi e stragi. Due orribili figure entrambe, ma almeno uno dei due figli ha preso le distanze dal padre, anche se dopo aver vissuto una vita intera da figlio di papà, tra le braccia della Palermo “bene”, ma lo ha fatto. Il secondo non ha mai fatto nulla del genere, per cui non merita di essere considerato una vittima condannata a portare il fardello del suo cognome. Con questo non voglio negare che possa essere un bravo ragazzo, dico solo che non sarà mai credibile, prima di aver detto ai giudici, tutto quello che sa e che ha sentito con le sue orecchie in tutta la sua vita. Infine, per quanto riguarda la trattativa, ritengo accettabile, e solo da parte di giuristi affermati che sanno ciò che dicono, la critica sulla fondatezza processuale, intesa come quantità di prove raccolte sufficienti ad incastrare tutti coloro che ne furono partecipi, ma che lo stato italiano, da sempre, sia attraverso figure politiche, sia attraverso i servizi abbia gestito le mafie, e che ad un certo punto, una di queste, quella siciliana, è sfuggita al controllo e si è giunti ad una trattativa per cercare di salvare la pelle dei rappresentanti dello stato, è provato dalla storia. I giudici di Palermo, con buona pace di Fiandaca, ma anche di Giuliano Ferrara e di tanti giornalisti che sputano fango ogni giorno sui PM palermitani, stanno portando avanti un processo difficile e pericoloso, di cui noi tutti dobbiamo essere fieri e sperare che riescano a provare ciò che è evidente a tutti da sempre. Non ci dimentichiamo che il tanto vituperato Caselli, nel suo processo contro Andreotti, è riuscito a provare le cointeressenze tra mafia ed il pluri presidente del consiglio fino ad una certa data, poi caduta in prescrizione, ed ancora oggi si dice in giro che Andreotti è stato assolto perchè innocente. Spero che almeno su questo il dott. Puglisi concordi

    Giuliano Ferrara così come Sgarbi, hanno fatto le loro fortune sparando raffiche di assurdità. Più erano paradossali nelle loro dichiarazioni, più ottenevano seguito e sopratutto sponsors. Non deve sfuggire però, che gli sponsor che pagano bene, li trovi solo se parli male di Caselli (Sgarbi ci si arricchì con Sgarbi Quotidiani su Mediaset), di Ingroia, di Orlando e di tutti i PM della trattativa. Sul fratello di Borsellino si infierisce con una certa delicatezza perché fratello del martire, e i martiri si sa, è meglio non offenderli.

    Gentile Daniele, per il documento taroccato, secondo la stessa accusa consegnatomi, unico su 137, c’è un processo in corso innanzi alla corte di Assise di Palermo, saranno loro a stabilire il tutto, non ritengo opportuno non essendo ancora stato ascoltato in aula ritengo nel rispetto della corte non anticipare niente. Per il secondo punto, si tratta di intercettazioni ambientali con il Sig. Strangi, ad oggi libero cittadino e per la quale nonostante son ben passati cinque anni mai nessuno ha ritenuto opportuno ascoltarmi. Una intercettazione data alla stampa appena due giorni dopo il fatto è che ha avuto l’effetto che doveva avere. Ritengo dai tempi già trascorsi che la procura di Reggio Calabria non abbia mai preso in considerazione nessun ipotesi di reato essendo trascorso tutto questo tempo. Le ricordo inoltre che solo per averlo io stesso come letto nei giornali Boss il signor Strangi tramite i suoi legali ha minacciato di querelarmi essendo lo stesso ad oggi libero ed impegnato nel settore delle cooperative edilizie con relativa certificazione antimafia. A presto, Massimo Ciancimino

    Vorrei complimentarmi di vero cuore con questo giornalista, Sig. Puglisi, che ha avuto il coraggio di esprimere il suo pensiero in questa Società dove tutti si ergono a grandi giudici senza colpe e dove tutti per finto buonismo o per evitare di andare controcorrente attaccano in maniera piuttosto pesante tutto ciò che ha a che fare con la “parola mafia”.
    Ebbene premetto che sono contro la violenza sia fisica che pischica, che non sopporto le angherie e soprusi di nessuno e che sono quindi contro ogni forma di violenza. Provo un’immenso rispetto per tutti coloro i quali hanno perso i propri cari nella maniera più atroce che possa esistere.
    Ma credo di essere anche una buona cristiana e proprio per questo motivo credo in una giustizia divina, nessuno di noi dovrebbe sostituirsi a Dio. L’unica punizione che in terra possiamo dare è quella di fermare queste persone per il resto della loro vita chiudendoli in carcere. Non sono d’accordo nemmeno sulla pena di morte ma lascerei questa gente a rimurginare per il resto della vita su ciò che hanno commesso, non mi stanno bene nemmeno i “ cosiddetti pentiti” i quali dopo aver commesso delitti efferati vengono premiati con i nostri soldi per raccontare in che modo hanno operato all’interno di cosa nostra, continuando quindi a fare la bella vita a carico della gente onesta.
    Trattamento a parte a mio parere devono avere i familiari di mafiosi. Io chiederei ad ognuno di Voi ma che colpe hanno tutti i parenti di questa gente per le mostruosità fatte dal loro genitore, fratello, zio, eccc.ecc.. Allora scusate se ragionassimo tutti così dovrebbero essere puniti in maniera pesante anche i familiari di Helg o di tanti altri che solo per pura facciata si sono schierati contro la mafia ed invece erano i primi a trarne beneficio.
    Per quale motivo a questa gente non è permesso di costruirsi un futuro degno e legittimo? O di vivere degnamente la propria vita aldilà del cognome che portano? Allora diciamolo pure istituiamo il “reato di parentela” per i parenti dei mafiosi.
    Questa gente sicuramente sarà stata e continuerà ad esserlo sotto la lente d’ingrandimento delle forze dell’ordine.
    Mi chiedo allora se non hanno commesso nessun reato, se sono ligi al dovere, se lavorano onestamente perchè condannarli a priori, perchè non dargli la possibilità di farsi la loro vita fuori dal tunnel in cui purtroppo sono stati trascinati senza volerlo, con addosso comunque un cognome che già in parte li penalizza? Se non diamo loro il modo di vivere onestamente perchè li blocchiamo ancor prima di nascere che altro dovrebbero fare? Riflettete prima di additare e sputare sentenze e provate a pensare anche solo per un attimo se per puro caso un vostro familiare, a vostra insaputa naturalmente, fosse coinvolto nel girone dei mafiosi e voi senza colpe tirati dentro e macchiati del solo “reato di parentela”.

    @ No alle menzogne: Perdoni la mia ironia, forse un po’ aggressiva e che forse andava indirizzata ad altri in questa discussione. Io comunque non credo, io leggo e seguo le vicende con attenzione, leggendo anche gli atti, per cui le rispondo con cognizione di causa. C’è un processo in corso per il documento risultato contraffatto, chi ha seguito bene le vicende sa che Ciancimino sostiene che il documento gli è stato consegnato da un soggetto legato ai servizi segreti che si era presentato come vecchio conoscente di suo padre in possesso di alcune copie di documenti che aveva ricevuto da don Vito (pare, secondo indiscrezioni di stampa, che dalle indagini sia emerso che dovrebbe essere un soggetto legato a Mori). Questo soggetto, che a lui si era presentato con il nome di Rosselli, gli avrebbe rifilato una bella polpetta avvelenata. La procura ha ottenuto il rinvio a giudizio di Ciancimino per calunnia documentale, ma avendo ascoltato tanto l’illustrazione delle tesi dell’accusa all’inizio del processo trattativa che la requisitoria del pm al processo per la dinamite dove Ciancimino era imputato, si evince chiaramente che i pm ritengono credibile questa versione, ma non hanno trovato le prove contro questo soggetto, anche (secondo l’accusa del pm) per la scarsa collaborazione dello stesso Ciancimino che per paura, per proteggere suo figlio e per paura di nuove accuse di calunnia, non avrebbe collaborato fino in fondo per l’identificazione del soggetto. Ovviamente non basta indicare un soggetto in foto, i pm avrebbero dovuto trovare le prove che con i soggetti dei servizi segreti sono quasi impossibili da trovare.

    Riguardo Girolamo Strangi, è vero che Ciancimino fu intercettato a parlare con questo soggetto nel suo ufficio a Verona, ma il soggetto in questione non è un boss della ‘ndrangheta. Si disse che lo Strangi era intercettato in quanto indagato come prestanome dei Piromalli, ma queste indagini a quanto risulta dopo ben cinque anni non hanno portato a nulla, dato che il soggetto è sempre libero e privo di imputazioni. La spiegazione che dà Ciancimino e che emerge dalla lettura delle intercettazioni stesse, è che questo Strangi lui non lo conosceva, gli fu presentato da un soggetto poco raccomandabile che ha truffato lo stesso Ciancimino spacciandosi per commercialista. Ciancimino svolgeva il lavoro di trader nel settore dell’acciaio e dei metalli non ferrosi, per questo entrava in relazione di affari con soggetti che come chiunque abbia esperienza nel mondo degli affari sa non sempre si conoscono e non gli si chiede il casellario giudiziale. Il soggetto avrebbe dovuto cambiargli degli assegni e per questo gli era stato presentato.

    Però la cosa che dovrebbe far riflettere è la tempistica con cui queste intercettazioni sono uscite, o meglio degli stralci suggestivi che volevano far intendere operazioni di riciclaggio del famoso tesoro: il 23 novembre la prima intercettazione, il 1 dicembre la seconda (più succulenta mediaticamente perché era quella in cui Ciancimino diceva tra lo scherzo e la millanteria per apparire più importante agli occhi di chi doveva essere rassicurato per concludere l’affare, di poter accedere al computer di Ingroia), il 5 dicembre, praticamente istantaneamente considerati i tempi per trascrivere escono sul Corriere della Sera. Il 6 dicembre, mentre tutta l’Italia legge scioccata la notizia sul supertestimone intercettato con un soggetto il cui nome viene accostato alla ‘ndrangheta, la procura di Caltanissetta annuncia che non ascolterà più Ciancimino e gli manda un avviso di garanzia per calunnia contro De Gennaro e Narracci. La notizia dell’avviso di garanzia viene data alla stampa. Tenga presente che allora ancora non era emerso il documento manipolato ma che quel documento non è l’unico in cui si parla di De Gennaro.

    La verità è che c’è stata una micidiale campagna di delegittimazione e disinformazione per indebolire e minare la credibilità del teste chiave della trattativa. Anche dire che Ciancimino è stato spremuto e scaricato se riferito ai magistrati, non è vero, anche se avrebbero dovuto esporsi di più per proteggere la sua attendibilità, va considerato che anche i pm sono sempre sotto attacco, ma è un fatto che lui è tuttora il testimone principale del processo sulla trattativa.

    Mi scusi, ma le risulta che i figli dei mafiosi abbiano subito delle ingiuste condanne? Le risulta che non gli è consentito lavorare? A lei sembra normale che il figlio del capo di cosa nostra si faccia pagare dai turisti in cambio di racconti sulla mafia visti dal suo punto di vista? Se a lei sembra normale, da buona cristiana come dice di essere, tanti auguri.

    signora Assunta purtroppo esistiamo anche noi non credenti e cerchiamo una giustizia terrena che un paese cosidetto civile dovrebbe garantire tutti hanno diritto ad una vita dignitosa anche i figli dei mafiosi ma prima mi consenta ne hanno diritto i figli dei non mafiosi che non la possono avere grazie ai soprusi dei padri di queste povere vittime!

    Gentile Signora, capisco le Sue ragioni e la causa di esse. Proprio per questo so che Lei è tra le poche persone che, avendo seguito da vicino tutta la vicenda, può avere in cuore un giudizio preciso, ma che ha mille buone ragioni per non manifestarlo. Le chiedo ugualmente, ma non Le imputerei alcuna reticenza: Lei ritiene che il rapporto tra Massimo Ciancimino e il dottor Ingroia sia stato “regolare”? Lei ritiene che non siano soprattutto le caratteristiche extra ordinem di questo rapporto ad avere generato una insormontabile diffidenza nei confronti del figliuolo di don Vito?
    Pongo queste domande perché, credo per una volta ancora, Lei dia una risposta a se stessa.

    MI DISPIACE DIRLO MA IL “DNA”NON SI PUO’ CAMBIARE,TRA QUALCHE DECINA DI ANNI SI VEDRA’.

    Non tanto regolari, lo stesso mi ha fatto arrestare per una presunta calunnia giustificando il tutto, un fermo d’urgenza, con l’aggravante dell’art. 7, ipotesi di reato che non ha retto innanzi all’udienza di convalida del fermo. Ma la colpa è solo mia durante la mia ispezione nei computer del dottor Ingroia, spesso menzionata da facili ricostruzioni giornalistiche, ma mai supportata in nessuna, mi ero dimenticato di controllare se erano state depositate perizie o altro che avrebbero potuto mettermi in imbarazzo con un documento da me presentato. Capita, i pc del dottore Ingroia sono un po’ come lui, lenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.