PALERMO – “Questa è una rapina”, disse puntando il coltello contro un dipendente delle poste. Non era un bandito qualunque, ma un correntista.
La Corte di appello ha condannato Antonino Oliveri a due anni e quattro mesi. Per l’imputato il collegio presieduto da Salvatore Barresi ha deciso uno sconto di pena. Si partiva dai tre anni e mezzo del giudizio di primo grado. Il suo difensore, l’avvocato Stefano Santoro, aveva chiesto l’esclusione della recidiva e la prevalenza delle attenuanti generiche.
Oliveri si costituì poche ore dopo avere assaltato un’agenzia di Termini Imerese. Gli impiegati lo conoscevano bene, visto che era un cliente dello sportello. Quella volta, però, si fece consegnare mille e 400 euro con la minaccia dell’arma. La sua fuga durò poco. In commissariato si presentò con i soldi che aveva razziato. Cercò di giustificare il suo gesto. Non aveva più un lavoro e l’assegno di disoccupazione tardava ad arrivare. Impossibile andare avanti per uno che ha cinque figli.


