Condannato Carmelo Piacente| Il “professionista” delle armi - Live Sicilia

Condannato Carmelo Piacente| Il “professionista” delle armi

L'inquietante inchiesta che coinvolge l'esponente dei Ceusi di Picanello.

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CATANIA – Una condanna a 7 anni per armi. Si chiude così il primo capitolo giudiziario di Carmelo Piacente, noto esponente dei Ceusi di Picanello, arrestato dopo mesi di latitanza per un pacco intercettato dai carabinieri a Marsiglia e diretto a Malta che conteneva diverse mitragliatrici, pistole Skorpion e Uzi oltre a un silenziatore e varie munizioni. E quello non era l’unico pacco che Piacente ha spedito. Il vettore però ha allertato le forze dell’ordine quando ha notato il “particolare” contenuto bellico. Aveva in realtà creato un sistema con cui acquistava su internet da una ditta slovacca armi rese inoffensive dall’inserimento di un travertino. Piacente le modificava nel suo laboratorio a Picanello e le rendeva perfettamente funzionanti.

La sentenza del Gup è solo il primo capitolo giudiziario dell’intera vicenda perché in realtà l’indagine è andata avanti e i carabinieri hanno scoperto che Piacente, con l’aiuto della compagna Simona Puccia, avrebbe venduto armi a un egiziano conosciuto in carcere nel 2015. I carabinieri hanno calcolato ordini per 160 tipi di armi. E l’ombra del terrorismo ricade molte volte in questa inchiesta che è arrivata in fase di udienza preliminare. Per Simona Puccia il pm Rocco Liguori ha dato il consenso al patteggiamento della pena a 3 anni da scontare agli arresti domiciliari.

Destino giudiziario diverso invece avrà Carmelo Piacente, che in questi mesi ha tentato in tutti i modi di farsi spedire agli arresti domiciliari. Ha tentato anche di risultare tossicodipendente: avrebbe chiesto alle figlie di spalmare droga su alcuni alimenti e addirittura avrebbe provato a sostituire la sua urina con quella di altri detenuti. L’obiettivo era accedere al programma di recupero del Sert. Ma le attività tecniche dei carabinieri hanno fatto fallire anche questo piano. Nel processo finiranno le intercettazioni e anche gli esiti degli accertamenti dell’Europol sulle armi. Risvolti inquietanti quelli che emergono da questa inchiesta: gli inquirenti non escludono che mitragliatrici e pistole potessero essere destinate a trafficanti di esseri umani, o (anche se indirettamente) ad organizzazioni terroristiche che operano nel Nord Africa.

 


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