Confartigianato scrive al Comune | "Città in un vicolo cieco"

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Dai gazebo e i dehors alle regole restrittive per le discoteche e al Suap. Confartigianato Palermo sottolinea in una lettera al governo della città tutti i problemi che acuiscono il momento di crisi economica.

PALERMO
di
3 min di lettura

PALERMO – La città di Palermo sembra stia percorrendo una strada senza uscita, ma la cosa più strana è che sembra si sia volutamente infilata in un vicolo cieco. La città sta morendo, le aziende continuano a chiudere per il fortissimo peso della crisi e per gli errori compiuti dall’amministrazione comunale che colpisce sistematicamente le attività produttive che con vero spirito di sacrificio rimangono a galla. Confartigianato Palermo vuole fare alcuni esempi con una lettera aperta al Comune e ai vertici dei settori interessati.

A partire dal’annosa questione dei gazebo e dei dehors, rispetto alla quale, ancora oggi, non si sa cosa occorre fare: imprenditori autorizzati e non alla collocazione dei gazebo sono stati costretti a dismetterli, vorrebbero sostituirli, ma ancora non c’è alcuna chiarezza su cosa fare. Esiste soltanto una bozza di regolamento complicata e impegnativa economicamente. Che dire poi della movida e delle discoteche? Comprendiamo perfettamente la necessità di regolamentare la vita notturna della città, ma resta un mistero l’obbligo di far chiudere le discoteche a mezzanotte, orario in cui di solito i giovani si spostano dal pub al locale in cui ballare. E teniamo presente che le discoteche sono autorizzate dalla questura a chiudere alle tre avendo presentato una precisa documentazione. D’altronde non è concepibile che una discoteca apra alle 23 e chiuda alle 24. Ma Confartigianato vorrebbe focalizzare l’attenzione anche sulla pedonalizzazione, perché stiamo assistendo alla chiusura di intere zone oltre che di alcune strade senza che ci sia stato un confronto con i residenti delle aree interessate e con le associazioni.

Vorremmo comprendere che senso ha chiudere delle aree senza creare preventive infrastrutture, una logistica nei trasporti, una attrattiva alla “pedonalizzazione” con una verifica delle attività in loco e della tipologia delle stesse. Si assiste a chiusure sterili, zone pedonali che non hanno alcuna attrattiva. Anzi, nel momento in cui le imprese prendono l’iniziativa con il collocamento di fioriere o altro, si trova di fronte ad iter lunghissimi per inoltrare le richieste di autorizzazione. Proprio in seguito a tali provvedimenti esistono attività che non riescono ad andare avanti per difficoltà concrete di accesso nelle aree in cui si trovano. Facciamo l’esempio di una agenzia di pompe funebri nella zona di piazza Bellini. Da quando la zona è chiusa non può avere a disposizione la macchina ed il furgone. Inoltre, se il loro intervento viene richiesto proprio in quella zona, diventa impossibile accedere con i mezzi: l’impresa deve mandare un sms o una mail al Comune per chiedere di potere transitare nell’area pedonale. Deve infatti dichiarare ogni spostamento, fornire copia di tale comunicazione al personale , sperare che i vigili ne prendano atto.

Passiamo alla situazione del Suap, lo Sportello Unico per le Attività Produttive. Con l’avvento dell’ “AUA” (Autorizzazione Unica Ambientale) le imprese non sanno più quando potere iniziare un’attività (non dimentichiamo lo slogan “impresa in un giorno”). In pratica, il Suap, da quando si è telematizzato, ha incrementato soltanto i ritardi e, allo stesso tempo, oltre al fatto che non esistono più interlocutori fisicamente presenti, ci si trova di fronte a tempi biblici. Con questa lettera vogliamo invitare l’Amministrazione comunale ad un dialogo più concreto, ad un ascolto maggiore delle esigenze evidenziate dalle associazioni di categoria, che danno voce ai settori interessati direttamente dai suoi stessi provvedimenti. Il confronto deve essere costante, diretto, proficuo. Altrimenti le associazioni non hanno motivo di esistere. Non vogliamo essere soltanto i “becchini” delle imprese e parlare soltanto dei problemi che queste si trovano ad affrontare, ma vogliamo dare risposte, soluzioni a chi si trova in difficoltà e rappresenta una risorsa economica per il capoluogo, già troppo sofferente.

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