CATANIA – “E l’università sarebbe politicamente neutrale?” Se lo chiedono i militanti del Coordinamento Universitario, presenti oggi con un grande striscione davanti all’ingresso del Monastero dei Benedettini: clima di protesta ma senza rumore, ragioni espresse con calma lineare. “Due giorni fa abbiamo chiesto al Rettore uno spazio di assemblea per parlare del prossimo referendum, e delle nostre ragioni per votare no”, ci spiega la portavoce Lara Torrisi. “Non abbiamo potuto nemmeno parlare col prof. Pignataro: la segreteria ci ha girato una circolare nella quale si invitano i direttori di dipartimento a non concedere dibattiti senza contraddittorio, in nome della neutralità dell’istituzione”.
Niente discorsi di parte, allora: ma il contraddittorio, viene da pensare, potrebbe provenire dal pubblico dibattito. La decisione non mancherebbe però di ambiguità. “Sei mesi fa in facoltà è stata ospite la ministra Boschi e nessuno dei docenti presenti si è permesso di contraddire le sue affermazioni, mentre l’unico studente che abbia provato a contestarla è stato messo a tacere”, ricordano i militanti. Ma l’ultima contraddizione risalirebbe proprio a ieri mattina, durante l’inaugurazione della Torre Biologica alla presenza del premier Renzi. Alcuni esponenti del Coordinamento sarebbero stati identificati dalla Digos e, a quanto pare, presi a spintoni.
“Non eravamo in molti, ci trovavamo lì per osservare e magari aprire uno striscione”, racconta uno dei ragazzi presenti, allontanati dalla cerimonia. Altri sono stati tenuti a distanza dal cordone delle forze di polizia. Peraltro non si sarebbe riscontrata la presenza di facinorosi d’alcun tipo. “Dov’è allora la neutralità, quando l’ateneo costruisce passerelle verso il potere politico?” continua a domandarsi il Coordinamento, che sta perciò organizzando una reazione pacifica ma non meno determinata. “Il 21, qui in facoltà, terremo un’assemblea informale. Sarà aperta a tutti: gli spazi pubblici non si possono negare.
Per il 23 stiamo preparando una festa di autofinanziamento per la manifestazione del 27 a Roma: aperitivo, performance artistiche e musica”. Iniziative classiche, non aggressive, volte però a sensibilizzare gli studenti sulle dinamiche sociali che ruotano –non solo- attorno all’istituzione universitaria. La risposta sembra finora buona, riferisce la portavoce del collettivo: “Siamo giovani anche come militanza, ma nelle assemblee troviamo sempre momenti di confronto, riceviamo domande e sollecitazioni”. Non male per un’università che, anche a detta degli stessi docenti, rischia sempre più di ridursi a luogo di studio “a punti” e nulla più.
Nella mattinata un comunicato dell’ANSA ha divulgato la risposta del Rettore: “Dentro l’università non ci scandalizzano i conflitti d’opinione. Ciò deriva dalla convinzione che scopo primario dell’università, prima ancora di provvedere alla formazione culturale e scientifica dei propri studenti, è dare un senso al sapere: formare la persona, educare i cittadini”. Sarebbero dunque “demagogiche” le posizioni assunte da studenti e organizzazioni sindacali: “Da quando sono rettore, l’agibilità politica delle sedi dell’Ateneo è stata, sempre e comunque, garantita”. In riferimento agli episodi citati, si nega che alla Torre Biologica la polizia abbia maltrattato degli studenti; quanto al dibattito sul referendum, niente affatto trattato durante l’inaugurazione di ieri, avrebbe di fatto contrapposto alla ministra Boschi il magistrato Domenico Gallo, promotore di una corrente favorevole al “no”. La negazione di uno spazio assembleare sarebbe quindi dovuto a garantire “ il contraddittorio e la piena equidistanza delle diverse posizioni politiche con la presenza di tecnici ed esperti della materia”.

