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Al Policlinico di Palermo l’IA scrive le lettere di dimissione post ricovero e il dottore le consegna.
Una accozzaglia di scalzacani in grado di fare danni enormi anche fuori Palermo, ha ragione Lorefice l'esercito non serve
Una battuta. Ma dove meglio di Livesicilia per parlare del miglior discorso politico degli ultimi tempi, compreso quello della presidente Meloni?
Certa politica protegge le mafie, le mafie non prosperano senza il consenso della politica. Per cambiare bisogna eliminare vertici sbagliati. Fare scelte oneste, sensate rispettose. Fin ora non è cambiato niente. Scegliete meglio. Scegliete gli onesti.
Credo che a seguito di queste dichiarazioni tutti i rappresentanti di partito debbano manifestare apertamente, senza invidia, senza paura della competizione, a prescindere dagli ideali (qualora incarnati nel senso del dovere), solidarietà palese al dr. Ferrandelli. Ci vuole una "rivoluzione" del pensiero e dell'azione inequivocabile. I rappresentati di quartiere organizzino manifestazioni contro il pensiero mafioso, contro l'atteggiamento mafioso. Questa Deve essere"L'ESTATE CALDA DELL'ANTIMAFIA" che apra un modello di intervento capillare di ripristino della legalità e di incremento degli interventi psico-sociali. Il Monito doloroso di Monsignor Lorefice è chiaro e incisivamente profondo. E' un segno del Non ritorno. È ora di agire con coscienza, con responsabilità senza ma e senza se. ADESSO PALERMO RISORGA!


quando si accusa una persona in quanto custode di misteri, generalmente si sottintende sussistano colpe e responsabilità. Il “mistero” è invece una verità non accertata, sovente effetto di suggestioni su cui non si possono certo basare sentenze e condanne. Il caso di Contrada resta controverso, così pure la posizione dei Tribunali ( italiano e comunitario ) che in modo diverso si sono espressi sulle sue vicende giudiziarie. I legali che lo hanno assistito, si sono sempre battuti per lui, mostrando un coinvolgimento emotivo che normalmente i professionisti che curano la difesa non hanno. Altre persone hanno avuto percezioni di segno opposto. Ma il caso di Bruno Contrada non è isolato e per alcuni versi è accostabile a quello dei generali Mori e Subrani. Dall’iter dibattimentale si può avere la sensazione che abbiano forse in modo personale interpretato e seguito metodologie investigative non pienamente conformi a quelle considerate rituali. Fatto sta che dieci anni di processi hanno coagulato sentenze ben circostanziate di piena assoluzione e che hanno, nei fatti, bollato come fantasiosa l’ipotesi di trattativa Stato-mafia. Ciò non ha tuttavia evitato che l’impianto accusatorio elaborato dalla Procura di Palermo avesse uno strascico mediatico di ombre e riserve che gli alti Ufficiali dell’Arma continuano a percepire come “macchia” al proprio Onore di servitori dello Stato. Stessa storia è quella di Calogero Mannino, 30 anni di udienze con un unico P.M. a sostenere ostinatamente le accuse ed un unica verità processuale: innocente. Ma ciò lasciando vivi i postumi di un travaglio che resta irrisolto ed impossibile da interiorizzare. Contrada si è accomiatato dalla vita, è stato pure risarcito dallo Stato italiano ma solo in quanto costretto dalla Corte europeo. L’articolo di stampa riportava che le firme apposte sull’apposito registro esposto nell’androne di casa fossero appena di qualche decina. MA su tutte faceva mostra il saluto commosso dei nipoti, a lui grati per essere stato un buon Nonno. Alla resa dei conti sono forse i soli a non avere mai nutrito ombre o riserve, perchè per loro era solo nonno Bruno.