Cosa Nostra a Catania: il nuovo pentito e quel “pizzino” dal carcere

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Le rivelazioni di Rosario Bucolo

CATANIA – Diffidenza e sguardi in cagnesco, in un clima generale di paura. In cui anche un incontro casuale, a due passi da casa, lascia sospettare che magari, ‘quell’amico’, fosse lì per spiarti. E forse pure organizzare un agguato per ucciderti. È il clima che avrebbe vissuto, non più di quattro anni fa, l’ultimo pentito della mafia catanese, Rosario Bucolo, uno dei referenti dei Santapaola nella zona del Castello Ursino. Uno che la mafia all’ombra dell’Etna, per sua stessa ammissione, l’ha vissuta in prima persona.

Parla di stipendi, di capi e di equilibri mafiosi, nelle numerose pagine di verbali raccolti dalla Dda di Catania, che lo interrogano da settimane, dopo la sua decisione di saltare il fosso e diventare un collaboratore di giustizia. E parla anche di presunti mafiosi di rango inferiore. Parla di Salvatore Mirabella “u paloccu”, presunto fedelissimo di Ciccio Russo, ritenuto, quest’ultimo, l’ultimo referente provinciale conosciuto dei Santapaola.

I confronti con Mirabella

“Quando Mirabella è stato scarcerato, dopo qualche settimana, venni a sapere che voleva incontrami. Sono stato io ad andare a casa di Mirabella. Di punto in bianco, durante la discussione, mi disse che da questo momento in poi, tutti sarebbero dovuti andare da lui a portargli il formaggio, ovvero da quel momento in poi tutti gli affilati dovevano dare conto a lui e portargli i soldi – racconta Bucolo -. È stato da questo momento in poi che io l’ho soprannominato il topo, u suggi”.

“Lui voleva che tutti noi dei gruppi mafiosi riferissimo solo a lui (…) tutti i quartieri dovevano riferire a lui – ha aggiunto -. Ovviamente io mi sono rifiutato anche perché in quel periodo c’era Ciccio Napoli, ed era impossibile che prendessimo lui, cioè Mirabella, come punto di riferimento”.

Gli stipendi sospesi durante il Covid

Erano gli anni del Coronavirus, del Covid 19, dei Dpcm e dei provvedimenti durissimi – di validità nazionale e locale – per tutelare la popolazione dagli effetti della pandemia. Anni in cui pure Cosa Nostra catanese stabilì le proprie regole. A parlarne è proprio Bucolo, che nella sua veste di pezzo da Novanta dell’ala più vicina a Ciccio Napoli, avrebbe sospeso due stipendi.

Ma attenzione: non erano solo gli stipendi di un fedelissimo di Mirabella e di un altro soggetto, a essere sospesi. “Gli stipendi di tutti per altro erano stati sospesi perché si era nel periodo della pandemia – ha specificato -. Tutte queste cose le ho spiegate a Mirabella Salvatore diverse volte. Nonostante tutte queste spiegazioni, Mirabella insisteva”.

Lo scontro: “Temevo che avessero intenzione di uccidermi”

“Tra il dicembre 2022 e il 2023, la situazione con Mirabella peggiora. Temevo che (… ) avessero intenzione di uccidermi. Dissi questa cosa a Marletta Ernesto (ritenuto un referente mafioso nella zona del Castello Ursino, ndr.) – prosegue Bucolo – che però mi disse che non sarebbero stati capaci di fare una cosa del genere”.

Bucolo aveva visto sotto casa un uomo vicino a Mirabella. “Io informai Marletta Ernesto che ero pronto ad uccidere Mirabella per difendermi – ha sottolineato -. A questo punto per risolvere la situazione è stato organizzato un incontro”. L’ incontro si sarebbe svolto vicino Via Ventimiglia, ma Bucolo sarebbe stato allontanato: “Marletta sapeva che io ero armato e pronto ad usare la pistola perché temevo per la mia vita”.

L’intervento di Marletta e la distribuzione dei ruoli

Nel corso della riunione si decise che Mirabella si sarebbe spostato in altre zone, anche grazie all’intervento – almeno così secondo Bucolo – di Ciccio Napoli, il presunto referente provinciale. Napoli, dopo il suo arresto, avrebbe stabilito che Mirabella sarebbe stato messo vicino a Ciccio Russo.

“Per volontà di Napoli, Mirabella venne collocato a San Cristofaro (ovvero Nizza)”, ha affermato ancora Bucolo. “Quando io sono uscito, infatti, mi è stato recapitato un pizzino”, in cui c’era scritto che per volontà di un appartenente un Santapaola – Santapaola di cognome – da quel momento un fedelissimo di Mirabella avrebbe risposto direttamente a lui, cioè a Santapaola. Questo bigliettino mi viene consegnato nel 2020”.


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