Crimine e controllo del territorio |Le strategie del Questore Cardona

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Il poliziotto non sottovaluta gli aspetti sociali legati alla percezione della sicurezza. E poi parla del suo rapporto con Catania.

CATANIA – Fermo, deciso ma anche autocritico. A Marcello Cardona non piacciono le parole come “rivoluzione”. “Abbiamo solo capito che abbiamo l’esigenza di realizzare più sicurezza” – afferma il Questore di Catania. Perché in un momento storico come questo, “con contingenze legate anche al terrorismo” e quelle storiche “legate alla criminalità organizzata” a Catania si sente forte il bisogno di un controllo serrato del territorio. La Questura targata Cardona parte da un presupposto fondamentale e cioè il “presidio delle forze dell’ordine”. “In questo senso abbiamo voluto cambiare le regole organizzative – afferma Cardona – senza aggiungere uomini e senza aggiungere auto. Abbiamo realizzato un’analisi interna, con i nostri uomini e i funzionari, dove in modo topografico abbiamo focalizzato quei luoghi che da sempre davano problemi alla città metropolitana di Catania. Abbiamo riorganizzato completamente i Commissariati e li abbiamo quasi spogliati di tutte le attività amministrative e abbiamo rivitalizzato con qualche uomo in più tutte le Volanti. Questo ci consente di avere in media ogni turno almeno otto volanti. E inoltre siamo passati non solo ai controlli generici, ma anche ai controlli specifici presso attività commerciali e di ristorazione. I risultati sono stati importanti, ma io preferisco che sia la gente ad esprimere un giudizio”.

“Il progetto è estremamente complesso” – aggiunge un Cardona realista. “E’ bene precisare che il quadro dell’area metropolitana di Catania presenta ataviche situazioni estremamente complesse. Purtroppo siamo in cima ai reati che riguardano i furti d’auto e gli scippi. Abbiamo notevolmente contribuito ad abbassare il numero ma io personalmente e i miei uomini siamo assolutamente consapevoli che non è sufficiente per dare quella stabilità e tranquillità che questa città merita. Se da un lato abbiamo dei risultati con l’abbassamento di rapine e di scippi, dall’altro abbiamo questi fenomeni che da sempre hanno colpito questa città e che sono ancora presenti. Ovviamente il metro è anche la percezione della sicurezza, su questo però dobbiamo esser chiari. Sulla percezione della sicurezza concorre non solo l’aspetto preventivo e repressivo delle forze dell’ordine ma anche tanti servizi sociali”. Quando parla di servizi sociali Cardona si riferisce a una città “pulita, ben illuminata, ordinata nel traffico”. Sia nel centro che nelle periferie. Qualità che per il Questore contribuirebbero ad avere una “percezione della sicurezza molto più alta”. Il poliziotto è consapevole che le Istituzioni stanno cercando di operare (con fatica) per raggiungere l’obiettivo. Cardona è positivo: “Secondo me ci muoviamo nella giusta direzione”.

Parlando di Catania non si può non porre l’accento sul contrasto al crimine organizzato. “Noi quest’anno arriveremo ad aver svolto circa 1400 arresti. Questo significa che c’è una magistratura importante: il procuratore Zuccaro ha focalizzato tutti gli aspetti organizzativi proseguendo nel lavoro svolto da Giovanni Salvi. Questa è per noi una grande certezza: avere una magistratura pronta e professionale”. “Certo la strada non è semplicissima – ammette il Questore –  non è che in sei mesi avremo l’eden delle città italiane”. Ma il percorso è iniziato. Un anno pieno di eventi e di visite importanti, come quelle dell’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi. “E’ una città che è cresciuta sotto l’aspetto dell’ordine pubblico” – dice Cardona.

Crimine minorile e baby gang. Un fenomeno in crescita che la Polizia affronta attraverso una pressante strategia di “prevenzione”. “Cerchiamo di essere presenti alla Villa Bellini” e in tutti i luoghi di incontro di giovani e giovanissimi. Ma anche su questo tema il Questore preme per evidenziare il profondo problema sociale. “Quando questi adolescenti crescono in quartieri dove si riuniscono e sentono parlare solo di sopraffazione o arroganza è chiaro che per le forze di polizia è più complicato intervenire” – commenta il poliziotto. Cardona non può non riconoscere il lavoro messo in campo dal Tribunale dei Minorenni. Un lavoro che definisce “eccezionale”. “Bisogna investire sulla scuola e l’educazione” – afferma.

Marcello Cardona alla domanda “Come è lavorare a Catania?” cambia tono. Prima di rispondere si lascia andare a un sorriso mentre tra le mani ha una palla da baseball. “A livello personale Catania mi ha sorpreso in modo incredibile, perché ho visto che c’è tanta gente per bene. Questo è un periodo che ho voluto dedicare solo al lavoro e poco alle cerimonie. Fino a oggi mi hanno detto: “ti vediamo poco in giro”. Devo dire che lavorare al Sud e in particolare a Catania è difficilissimo, ci sono delle realtà che probabilmente non sono ancora ben focalizzate da Roma. Perché qui esiste la mafia, esiste la sottocultura, esiste l’arroganza mafiosa e l’assoggettamento”. Ad un certo punto torna a parlare il Questore fermo e deciso: “Pensiamo a tutti i funerali e alle cerimonie su cui siamo intervenuti con la gioia della gente per bene. Però alla fine vedere che lo Stato riesce in modo umile e silenzioso ad essere presente porta una gioia incredibile e personalmente, da meridionale, mi da tante soddisfazioni”. Si intravede un luccichio negli occhi quando afferma: “Io sono grato a tutti quei catanesi che silenziosamente ci aiutano e magari ci regalano un sorriso e un apprezzamento”. “La reputo un’occasione straordinaria di lavoro” – chiosa Cardona.

 

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