Cuffaro, i legali chiedono il patteggiamento

Cuffaro chiede di patteggiare: 3 anni e 15mila euro di danni

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Non in carcere ma ai lavori socialmente utili

PALERMO- Totò Cuffaro chiede di patteggiare una condanna a tre anni per corruzione. In più ha messo a disposizione 15 mila euro da dividere in parti uguali all’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello e all’Asp di Siracusa.

L’istanza degli avvocati di Cuffaro

I difensori dell’ex presidente della Regione siciliana, Totò Cuffaro, gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, hanno depositato l’istanza nel corso dell’udienza preliminare che si è aperta stamani a Palermo. C’è l’accordo con la procura della Repubblica.

Cuffaro si trova agli arresti domiciliari da cinque mesi. I legali propongono di scontare il residuo di pena con la misura alternativa al carcere dei lavori socialmente utili in una onlus. L’ultima parola spetta al giudice, che può accogliere la richiesta di patteggiamento o respingerla ritenendola non congrua.

Corruzione per il concorso

Il politico della Democrazia Cristiana risponde di corruzione per la vicenda del concorso per operatori socio-sanitari a Villa Sofia e di traffico di influenze in un appalto bandito dall’Asp di Siracusa.

Il presidente della commissione avrebbe consegnato la busta con le tracce della prova scritta del concorso in anticipo a Vito Raso che la diede a Cuffaro che a sua volta le girò ad una candidata (poi risultata vincitrice) che andò a trovarlo a casa: “… allora ci saranno… in ogni busta tre di questi… fanno tre buste che sorteggerete e nelle buste ci sono tre argomenti… e qua ci sono gli argomenti… questi qua… quattro fesserie sono… sceglierete la busta ne escono tre… e poi loro vi diranno quale… però te le devi studiare tutti”.

Gli altri imputati

Davanti al Gup Ermelinda Marfia di corruzione rispondono anche l’ex direttore generale dell’azienda ospedali riuniti Villa Sofia Cervello, Roberto Colletti, il primario del Trauma Center di Villa Sofia, Antonio Iacono (presidente della commissione di esami), e Vito Raso.

Secondo l’accusa, in cambio Colletti sarebbe stato sponsorizzato per la nomina alla direzione generale dell’ospedale, mentre Iacono nel concorso per diventare primario anche se alla fine non presentò la domanda.

Sotto processo per traffico di influenze anche Mauro Marchese e Marco Dammone, ex rappresentante legale ed ex funzionario commerciale della Dussmann Service (il suo rapporto di lavoro era terminato mesi prima).

Ed ancora per traffico di influenze sono imputati il faccendiere Ferdinando Aiello (l’unico che ha chiesto il rito abbreviato) e l’imprenditore di Belmonte Mezzagno, Sergio Mazzola. 

I legali di quest’ultimo, gli avvocati Chiara Monaco e Ninni Reina, discuteranno lunedì.

A Mazzola il reato viene contestato in concorso con Saverio Romano. Sarebbe stato il politico a fare da tramite con il direttore generale dell’Asp di Siracusa Alessandro Caltagirone.

Le posizioni di Romano, assistito dall’avvocato Raffaele Bonsignore, e di Caltagirone, difeso dagli avvocati Giuseppe Seminara e Pietro Canzoneri, sono state stralciate. È presumibile che si profili l’archiviazione anche se per Romano servirebbe un eventuale passaggio parlamentare.

Il Gup ha ammesso la costituzione di parte civile di Villa Sofia, assistita dall’avvocato Giuseppe Gerbino, nei confronti di Colletti e Iacono. Adusbef e Associazione per la giustizia sono state escluse perché non hanno subito danni diretti a causa del reato contestato.


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