Cuffaro ha lasciato Rebibbia | "È bello respirare la libertà"

Cuffaro ha lasciato Rebibbia | “È bello respirare la libertà”

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Totò Cuffaro all'uscita da Rebibbia riabbraccia il figlio e il fratello
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L'ex presidente della Regione era detenuto dal 22 gennaio 2011. "Oggi posso dire di aver superato il carcere", sono state le sue prime parole. "Nella mia coscienza sono innocente. Ho fatto degli errori, non mi voglio nascondere. Io li ho pagati, altri no. Ora credo di avere il diritto di ricominciare. La politica oggi? È diventata cattiva"". Ad aspettarlo, il figlio e il fratello Silvio. Nella foto Totò Cuffaro all'uscita da Rebibbia con gli avvocati Maria Brucale e Marcello Montalbano (immagine tratta da facebook).

La scarcerazione dopo 4 anni e 11 mesi
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4 min di lettura

ROMA – Torna in libertà l’ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro dopo essere stato in carcere per 4 anni e 11 mesi. Cuffaro è appena uscito dal carcere di Rebibbia a Roma. “È bello respirare la libertà. Oggi posso dire di aver superato il carcere”, queste le prime parole dell’ex governatore. “La politica attiva, elettorale e dei partiti è un ricordo bellissimo che non farà parte della mia nuova vita. Ora ho altre priorità. Ho amato la politica e non rinnego nulla di ciò che ho fatto – ha detto -, non mi sento tradito”.

“Nella mia coscienza sono innocente. Sono andato a sbattere contro la mafia. Tornassi indietro metterei un airbag – ha aggiunto l’ex governatore -. Ho fatto degli errori, non mi voglio nascondere. Io li ho pagati, altri no. Ora credo di avere il diritto di ricominciare”. Cuffaro non è uscito dall’ingresso principale del carcere di Rebibbia ma da quello dell’Aula Bunker in via del Casale di San Basilio. L’ex presidente siciliano aveva con sé degli scatoloni che contenevano lettere ricevute durante il suo periodo di detenzione. “Ho ricevuto 14 mila lettere – ha spiegato -, sono parte della mia vita. Le terrò con me”. Ad aspettarlo fuori dal carcere il figlio e il fratello Silvio.

“È stato grande il prezzo che ho pagato per aver deciso di stare in mezzo alla gente – ha continuato Cuffaro -. Appartiene alla mia coscienza ciò che sono stato. Non ne voglio più parlare. Credo di non aver mai favorito la mafia ma di averla sempre osteggiata e parlano gli atti amministrativi per me – ha affermato -. Per fare una vera lotta alla mafia credo sia necessario l’impegno delle forze di polizia, dei magistrati. Ma se lasciassimo la lotta solo a loro credo che purtroppo non riusciremmo a raggiungere l’obiettivo finale. È necessario ci sia una grande educazione. E questo è il grande errore della politica. Fin quando non sarà data alle persone la possibilità di scegliere di stare nella legalità sarà difficile vincere la mafia”.

“Non credo la Sicilia sia cambiata in meglio – ha detto ancora Cuffaro -. Io credo che Vecchioni abbia detto una cosa con amore. Forse non lo sa Crocetta ma pure questo è amore. La Sicilia, la nostra terra, è straordinaria, bellissima e merita di essere servita. Quello che vedo nella politica di oggi in Sicilia è poco amore per le cose che si fanno. Quando non ci sono ideali la politica rischia di essere sterile e inumana – ha aggiunto -. È diventata cattiva la politica di ora”. A chi domanda un’opinione sull’attuale governatore siciliano, Cuffaro risponde: “Io non partecipo alla disfida di Barletta che c’è contro Crocetta. Per due motivi: primo perché Crocetta non è Ettore Fieramosca, secondo perché io non mi schiererei mai dalla parte dei francesi”.

Sul suo futuro, Cuffaro conferma i pensieri espressi durante gli anni trascorsi a Rebibbia: “Credo che io abbia il dovere di continuare ad occuparmi dei detenuti e di seguire le vicende delle carceri perché possano diventare più umane e vivibili. Vivendo in questi anni dentro una cella insieme ad altri ho capito quanto è importante non sentirsi abbandonati e dimenticati. Andrò in Africa nell’ospedale che ho fatto costruire quando ero presidente della Regione – conferma, poi, ai cronisti -. La società Motherworld Foundation che lo ha in gestione mi ha contattato in questi ultimi mesi ed abbiamo organizzato la mia esperienza di medico volontario in Africa che farò non appena avrò sistemato alcune vicende della mia famiglia”.

La prima cosa che l’ex governatore farà subito dopo l’uscita dal carcere? “Vedere mia madre – risponde Cuffaro -. Non mi hanno permesso di vederla. Uno Stato che vuole rieducare non può dire non ti facciamo vedere tua madre perché siccome ha l’arteriosclerosi l’incontro sarebbe svuotato da ogni contenuto di umanità – ha affermato -. Io credo che lo Stato non debba dirlo e soprattutto chi per conto dello Stato amministra la giustizia”.

“Non era scontato che riuscissi a superare il carcere – dice ancora -. Non era semplice farcela tenendo sana la mente ed integro il cuore. Il carcere non è un posto normale, ti toglie il fiato e tante altre cose, però non è riuscito a togliermi l’amore della mia famiglia. E non mi ha impedito di amare la mia Sicilia e il nostro Paese. Se ce l’ho fatta lo devo al mio senso delle istituzioni, al rispetto che ho sempre avuto per la giustizia e alla fede che mi ha sempre accompagnato in questi anni difficili – conclude -. Ho lasciato fuori le mura qualsiasi tipo di risentimento. Sono un cattolico e il perdono è una delle cose più importanti”.

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