Denunciò il pizzo, chiude l'attività| "Abbiamo lottato, ma non è bastato" - Live Sicilia

Denunciò il pizzo, chiude l’attività| “Abbiamo lottato, ma non è bastato”

Gianluca Calì e Daniele Ventura

L'amaro annuncio di Calì e Ventura dopo l'apertura a Bonagia: "Questa avventura finisce qui"

PALERMO
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PALERMO – Dopo un anno e mezzo il nuovo autosalone in viale Regione Siciliana a Palermo chiude le porte. Il 2020 si apre così in modo amaro per Gianluca Calì, l’imprenditore di Casteldaccia che nel 2011 ha denunciato e fatto finire in cella i suoi estorsori. L’annuncio è arrivato tramite i social, con parole di grande delusione e dispiacere: oltre ad un’attività che chiude, infatti, c’è anche una persona che perde il lavoro. Si tratta di Daniele Ventura, che dopo aver denunciato il pizzo al Borgo Vecchio ha dovuto chiudere il suo bar.

Era stato lo stesso Calì a contattarlo per offrirgli una opportunità, ma il loro segno è già finito. “Oggi è l’ultimo giorno dell’anno – ha scritto l’imprenditore a fine dicembre -, l’ultimo giorno del decennio, l’ultimo giorno di lavoro. Io e Daniele Ventura abbiamo iniziato la nostra collaborazione più di un anno fa, in questo bene sequestrato di Palermo che ci è stato affidato dal tribunale”. Già, perché i locali in cui Calì aveva aperto la nuova rivendita di auto, erano stati sequestrati per ricettazione e riciclaggio nel 2017 nel corso dell’operazione “New Life”.

Erano quindi rimasti chiusi, per poi essere riaperti all’insegna della legalità nel maggio del 2019, con tanto di cartelli che ribadivano il no al pizzo e alla mafia, posizionati sin da subito davanti all’attività.“Ma non è bastato – spiega -. Abbiamo assistito ad uno scambio di bare di fronte al nostro cancello, poi abbiamo notato la strana invasione di pecore nel nostro piazzale, per non parlare dei continui passaggi di chi, in scooter, imprecava rivolgendosi a noi. C’era anche un venditore di sigarette di contrabbando ormai in pianta stabile: aveva un particolare interesse verso i nostri clienti, a cui dispensava “consigli”. Si tratta di “coincidenze” che, insieme al fatturato non soddisfacente, mi hanno fatto prendere la decisione di chiudere questa filiale. Una situazione – precisa Calì – che ha sullo sfondo un processo per estorsione ai miei danni che avrà inizio ad aprile”.

“Abbiamo lottato con le unghie e con i denti – sottolinea – ma non è bastato. Questa avventura per il momento finisce qui. Non sappiamo più fare gli imprenditori, non sappiamo più vendere automobili, c’è la crisi è il fatturato diminuisce, le auto si vendono meno. Non so se ciò è vero oppure no, non so più a cosa credere, ma credo fermamente ad una cosa: quello a Daniele Ventura non è un addio ma un arrivederci”. L’imprenditore, infatti, spera che la chiusura sia momentanea: “Per adesso non possiamo portare avanti l’attività – spiega – in un anno e mezzo abbiamo venduto un numero di auto che nella storica sede di Altavilla viene venduto in tre mesi. Avevo aperto questa filiale di Bonagia con fiducia, ma la gente purtroppo non acquista da me. Mi dispiace, ma da imprenditore devo anche considerare l’aspetto economico. Spero che qualcun altro possa offrire un lavoro a Daniele, un ragazzo che come me sa cosa vuol dire finire nel mirino di Cosa nostra e che ha fatto una scelta importantissima: quella di denunciare”.

Il titolare di ‘Calicar’, dopo le minacce, l’incendio che provocò gravissimi danni alla sua concessionaria e una lunghissima scia di intimidazioni, ha anche acquistato un’auto blindata su Ebay di tasca propria, per sentirsi più al sicuro. “Ma non mi scoraggio – conclude -. Ho sempre avuto fiducia nella Giustizia ed è per questo che non ho mai abbassato la testa e continuerò a ribadire il mio no alla mafia”.


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Commenti

    Questa è una sconfitta della Società Civile. Il mio auspicio è che lo Stato faccia sentire più vicina la propria presenza ed attenzione a chi, come i signori Cali’ e Ventura, ha avuto il coraggio e l’alto senso civico di denunciare questi barbari parassiti. Un abbraccio fraterno.

    Un evidenza , una medaglia con due facce quella dell’ antimaFia, chi l’ ha fatto per calcolo e convenienza e questo lo riporta la cronaca … Ha proliferato e andato avanti, chi l’ ha fatto sulla propria pelle… Come il signor Cali’ e il collaboratore….. ecco il risultato.

    Lo stato,in questi casi,non c’è mai…..è giusto ribellarsi alla mafia,ma non si possono lasciare al loro destino i commercianti onesti….perchè se è così,allora che senso ha denunciare?

    Ma il problema non è neanche lo stato, ma i subumani che gli causano rogne. Ma che problema hanno? Prima tutti a lamentarsi del lavoro che manca, poi a far scappare le attività per fare i servi dei disonesti da cui elemosinano

    Questo è lo Stato!!!!
    Viva lo Stato

    Lo stato c’e’ solo per i professionisti dell’antimafia, ma la città è ancora peggio!

    Mi dispiace moltissimo per Calì e Ventura, purtroppo lo stato non è affidabile…invita a denunciare e poi abbandona a se stessi gli imprenditori che lo fanno. Diversamente si assiste al fenomeno (rarissimo) di qualche imprenditore che ha denunciato e subito dopo il suo locale subisce un’impennata di crescita commerciale e personale diventando anche presidente di associazione commerciale. Questa è la vita e questi sono i misteri della Palermo che sprofonda sempre di più nella melma.

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