I carabinieri di San Cipirello (Palermo) hanno arrestato Giovanni Nicola Simonetti, 61enne, condotto all’Ucciardone per scontare la pena di sette anni di reclusione per estorsione pluriaggravata. La Cassazione ha infatti rigettato il ricorso presentato dall’uomo contro la sentenza del 29 novembre 2010 della Corte d’Appello di Palermo.
I fatti sono stati commessi a San Giuseppe Jato e a San Cipirello fino al dicembre 1994. Simonetti è accusato di avere fatto da intermediario tra due imprenditori edili del luogo, vittime di diversi danneggiamenti a mezzi meccanici, e gli esponenti dell’allora famiglia mafiosa di San Cipirello e del mandamento di San Giuseppe Jato, ricevendo dai due imprenditori la somma complessiva di 180 milioni di vecchie lire.
Nel capo di imputazione della sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Palermo nel 2009 si legge che in concorso con Enzo Salvatore Brusca, Giovanni Brusca, Giuseppe Agrigento e Giuseppe Monticciolo, in forza di un accordo tra loro e con Giuseppe Balsano, poi deceduto, ha minacciato di danneggiare i mezzi meccanici degli imprenditori e l’abitazione di uno di loro; qui il 12 dicembre 1994 è stato collocato e fatto esplodere un ordigno esplosivo che ha distrutto la porta di ingresso.
Le vittime sono state, così, costrette a versare la somma di 180 milioni rispetto alla richiesta iniziale di 200 milioni, materialmente consegnati a Simonetti in due rate di 30 e 150 milioni, con l’accordo di versare ogni mese la somma ulteriore di 5 milioni.

