Il magistrato Antonino Di Matteo| "Scarcerazioni indulto mascherato"

Il magistrato Antonino Di Matteo| “Scarcerazioni indulto mascherato”

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Antonino Di Matteo
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Commenti

    Ma che sciocchezze… in un momento nel quale invece tolleranza e garanzie costituzionali dovrebbero tornare in voga. Corte di Cassazione docet.

    Non lo condivido nella gran parte delle sue esternazioni, stavolta ha ragione. Nessuno avrà la possibilità di controllare caso per caso.

    si ma un magistrato ha il dovere di non interferire in materia di emanazione di legge, deve solo occuparsi di farle rispettare ! Volere essere a tutti i costi protagonisti, equivale a essere pessimi magistrati.

    mariano, per quanto riguarda questo aspetto sono d’accordo con te, d’altra parte ho già chiarito che non lo condivido quasi mai.

    assolutamente con di matteo no allo svuota carceri che la sx vuole fare

    Non sono stato mai d’accordo con lui ed in generale con questo tipo di magistratura troppo vicina alla politica ….ma questa volta ha pienamente ragione! È un vero e proprio cedimento da parte dello stato.

    Sono d’accordissimo: questo è un indulto mascherato, e il ministro Bonafede nega l’evidenza nel voler continuare a sostenere il contrario. Come sono d’accordo sul fatto che l’aver ceduto dopo le rivolte nelle carceri è un gravissimo segno di debolezza da parte dello Stato che crea un pericoloso precedente: i detenuti si convinceranno che con la violenza ottengono quello che vogliono

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

I siciliani che non si arrendono sono come quelli, e sono parecchi, che non si rassegnano a continuare a fare la differenziata, a recarsi nei CCR per conferire in maniera disciplinata, come quelli, pochini, che pagano la tari, che non occupano gli stalli riservati ai disabili, che vanno a votare nonostante tutto etc. Dal mio punto di vista occorre partire da lì, ovvero comportandosi da corretti cittadini. I problemi nascono sul come fare a cambiare quelli riottosi al cambiamento, al rispetto delle regole civiche. Un tutto questo c'entra eccome la politica, quella che rimane chiusa nelle stanze e decide di non decidere. Aspettiamo...

Caro Direttore, trovo particolarmente significativo che Giorgio Mulè e Giorgio Trizzino, provenienti da schieramenti politici diversi, convergano sul metodo. Mulè propone Analisi, Bisturi e Contesto; Trizzino richiama competenza, programmazione, capacità amministrativa e coraggio di cambiare ciò che non funziona. Questa convergenza rende l’analisi meno attaccabile come posizione di parte: se esponenti politicamente contrapposti riconoscono gli stessi nodi e indicano criteri simili per affrontarli, emerge un possibile terreno comune. Forse “La Sicilia che vorrei” sta diventando qualcosa di più di una raccolta di opinioni: un interessante esperimento civico per costruire un metodo condiviso, lasciando alla politica il confronto sulle scelte. Perché non chiedere ai prossimi intervistati quale metodo sarebbero concretamente disposti a condividere per costruire la Sicilia che vorrebbero?

Forse sarebbe ora di valutare seriamente la realizzazione di uno scalo che serva la zona tirrenica della Sicilia abbandonata e sfruttata in malo modo? Cosa che sarebbe sicuramente più fattibile e di maggiore giovamento alla popolazione costretta a sacrifici per potersi spostare. Che avvicinerebbe veramente i siciliani della zona settentrionale al resto del Italia e non solo più di qualsiasi ponte oltre a risolvere le disfunzioni naturali del Fontanarossa che non sono solo dovute alle ceneri di sua maestà l'Etna

Ci sono sfregi e sfregi. E' anche sfregio il disagio a cui sono sottoposti i siciliani che percorrono l'autostrada Palermo Messina, di cui Shifani sembra essersi occupato (!?). Vada, vada, insieme alla sua famiglia questa mattina al casello di Termin, capirài. Se non si riesce a gestire un casello figuriamoci il resto.

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