Diciassette processi, 17 condanne | "È un truffatore", ma è in libertà

Diciassette processi, 17 condanne | “È un truffatore”, ma è in libertà

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Il Tribunale di Palermo
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Codice alla mano, tra depenalizzazioni e continuazione dei reati, l'imputato è stato scarcerato.

PALERMO – Diciassette processi, altrettante condanne. Il venditore di contratti telefonici porta a porta, truffatore seriale, era finito in carcere. Al Pagliarelli c’è rimasto pochi giorni. Giusto il tempo che i legali di M.M., 30 anni, gli avvocati Alessandro Pergolizzi e Marcello Pirrotta, presentassero una richiesta al giudice dell’esecuzione affinché ricalcolasse la pena definitiva per l’imputato.

Gli avvocati Marcello Pirrotta e Alessandro Pergolizzi

Il risultato è che si è passati da un cumulo di 8 anni e 11 mesi a due anni e cinque mesi che l’imputato ha già scontato con l’affidamento in prova. Da qui l’immediata scarcerazione. Anche la multa ha subito una decisa sforbiciata: 1.750 euro contro i 30 mila iniziali.

La prima condanna dell’imputato risale al 2013, l’ultima al 2016. Si presentava a casa delle persone, promettendo risparmi sulla bolletta del telefono e facendo firmare fantomatici contratti. Tutto falso.

Come si è arrivati al super sconto di pena? Nessun favoritismo, ma applicazione del codice. I reati contestati erano truffa e falsità in scrittura privata (i contratti telefonici). Nel frattempo, però, quest’ultimo reato non è più previsto dalle legge. È stato depenalizzato. Una dozzina di condanne si sono così estinte.

Restavano le truffe. Nel corso dell’incidente di esecuzione i giudici hanno accertato “la serialità” dell’imputato nella sua “prefigurazione mentale unitaria di conseguire un illecito arricchimento dall’altrui errore”. Insomma, c’è una “inevitabile ed equanime riconoscimento delle continuazione” dei reati e delle condanne. Alla Corte di Appello, presieduta da Fabio Marino, altro non è rimasto da fare che applicare il codice. Con un’ordinanza la pena è stata rideterminata prevedendo il limite massimo del triplo della di quella inflitta per il rato più grave (e cioè dieci mesi per truffa), aumentato di un tot di giorni e soldi di multa per ogni truffa consumata in continuazione con le precedenti. Ultimati i conteggi, M.M. ha lasciato il carcere.

 

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