MILANO – Rosario Crocetta dovrà affrontare un processo per diffamazione. Per lui infatti, dopo l’imputazione coatta disposta dal gip di Milano, il giudice per le udienze preliminari Tommaso Perna lo ha rinviato a giudizio.
Il processo
La prima udienza è fissata per il prossimo 23 aprile 2021 davanti alla sezione 7 del Tribunale monocratico di Milano. Una grana giudiziaria che è arrivata dopo la denuncia di Pietro Di Vincenzo, imprenditore nisseno e già presidente di Confindustria Sicilia, dopo la pubblicazione del libro dell’ex governatore siciliano dal titolo “E io non ci sto” (libro edito da Longanesi, ndr).
De Vincenzo, negli anni, è stato travolto da molte inchieste giudiziarie: da una parte l’assoluzione per concorso esterno dall’altra la confisca del suo patrimonio. Dalla caduta dell’ingegnere nisseno è iniziata l’ascesa di Antonello Montante, che dopo la condanna in primo grado sta affrontando l’appello del processo per corruzione. E l’ex paladino dell’antimafia è stato un protagonista – anche se fantasma – del quinquennio che ha visto Crocetta come condottiero del governo siciliano.
Il libro e la vicenda Di Vincenzo
Ma torniamo alla fatica letteraria che ha portato all’apertura della vicenda giudiziaria. Uno dei capitoli del libro è dedicato a “Un personaggio influente” che pare proprio essere l’imprenditore Pietro Di Vincenzo (persona offesa nel procedimento e assistita dall’avvocato Mirko La Martina). Crocetta racconta della “telefonata di un operaio” che avrebbe avuto come tema i lavori del “dissalatore di Gela”. L’interrogativo della chiamata sarebbe stato quello di verificare come mai Di Vincenzo, che a dire dell’ex governatore avrebbe perso la gara, avesse assunto “l’incarico”.
Una veloce ricerca permettono all’ex presidente della Regione Siciliana di scoprire che la società di Di Vincenzo “aveva nel frattempo acquistato il ramo d’azienda della società vincitrice”. Crocetta descrive un “meccanismo perverso ai limiti della turbativa d’asta”. Crocetta usa le parole “ricatto, violenza, malaffare”.
L’imputazione coatta
La Procura di Milano aveva chiesto l’archiviazione dell’indagine, ma il gip invece ha ritenuto vi fossero “gli elementi sufficienti per configurare il reato di diffamazione” e ha disposto l’imputazione coatta. Precisamente il giudice aveva scritto come il narrato di Crocetta insinuasse “nel lettore la convinzione che la Di Vincenzo spa avesse partecipato alla gara d’appalto per la costruzione e gestione del dissalatore di Gela, e che, non riuscendo a vincerla, avesse comunque, di lì a poco, ottenuto la gestione dell’appalto dall’impresa che se l’era aggiudicato di diritto, la Holst Italia spa”.
Ma sulla scorta degli atti del fascicolo, qualcosa nella “rappresentazione dei fatti” non sarebbe conforme alla realtà. Di Vincenzo infatti non “aveva perso la gara di appalto” incriminata “perché non vi aveva mai partecipato”, si legge nel decreto del giudice di Milano. E inoltre “la cessione del ramo d’impresa” avveniva nel 2003 e quindi 11 anni dopo l’aggiudicazione (“non ‘nel frattempo’ come ha scritto l’indagato”, annotava il gip). Quindi c’era una difformità “tra quanto avvenuto e quanto narrato”. E inoltre il gip non ritenne che i le passate vicende giudiziarie in cui era stato coinvolto De Vincenzo potessero “esulare lo scrittore a verificare l’autenticità di ciò che viene narrato e divulgato con il mezzo della stampa”.

