Draghi e Mattarella: la crisi a Roma, il 'terremoto' in Sicilia

Draghi e Mattarella: la crisi a Roma, il ‘terremoto’ in Sicilia

Lo scenario di Palazzo Chigi ci preoccupa. Ecco perché.
IL GOVERNO E NOI
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La crisi a Roma è pesantissima, ma le conseguenze in Sicilia rischiano (?) di essere addirittura amplificate. In pochi giorni, è tramonta la stella di Mario Draghi, in omaggio a uno storico contrappasso: apprezzatissimo fuori, non più profeta in patria. Si voterà il 25 settembre, dopo lo scioglimento delle camere operato da un Presidente della Repubblica che appare corrucciato e ne ha ben donde.

Lo ‘sgarbo’ a Mattarella

Come è noto, Sergio Mattarella, Capo dello Stato palermitano, aveva più volte rimarcato la fine inderogabile del suo mandato, nonché l’intenzione di non concedere il bis. E’ stata, soprattutto, la grande pressione politica – in nome dell’unità, del frangente difficile, della ritrovata concordia, etc etc… – a rimetterlo sulla sedia più in vista del Quirinale. Considerato che il quirinabile Mario Draghi – questi erano i pensieri più plausibili – era, oltretutto, più utile al governo. E’ stata la generosa disponibilità del Presidente a fare il resto. Oggi, quell’esperienza politicamente simbiotica, quell’equilibrio istituzionale, l’asse tra Palazzo Chigi e Quirinale, si spezza per una crisi politica di cui tutti hanno capito la distinzione fra pretesto e cause. E non crediamo che sia eccessivo, nel contesto di un simile pasticciaccio, intravvedere il profilo di uno ‘sgarbo’ oggettivo che il Presidente Mattarella, sicuramente, non avrebbe meritato, con i suoi appelli a una responsabilità che ha esercitato sempre in prima persona.

Centrodestra e centrosinistra

Ci sono poi le partite politiche regionali. E qui non si indovina davvero come farà il centrosinistra siciliano a condurre in porto le primarie come se niente fosse, posto che, a rigore di logica, Pd e Cinque Stelle non dovrebbero prendere più nemmeno un caffè insieme, per le parti in commedia che stanno recitando. Ma, in questo e in altri casi, entra in gioco l’elemento dell’incongruenza che ha reso la politica incomprensibile, lontana, irremovibile nelle sue contraddizioni. Il centrodestra, invece, ha l’opportunità di trovare una sintesi che potrebbe sfruttare l’onda di piena di un prevedibile successo nazionale. Ma, se non ci riuscirà, se la battaglia divampata intorno alla ricandidatura di Nello Musumeci non cesserà con una tregua, l’effetto boomerang potrebbe presentare un conto salatissimo a una coalizione fragile e riottosa.

Il caso Palermo

C’è poi il caso Palermo ed è un caso spinosissimo. Da chi arriveranno le risorse promesse dal governo Draghi, se il governo Draghi non avrà più la forza politica per osservare un impegno di quel tipo, se, nei fatti, non c’è più? Forse, un futuribile governo Meloni scenderà in campo per Palermo e per la sua amministrazione di centrodestra, intanto, però? Si danza sull’orlo dell’abisso, nel cuore di una città dissestata. Il sindaco, Roberto Lagalla, lo sa benissimo e crediamo che non stia trascorrendo ore tranquille. Il quadro d’insieme spiega il titolo: crisi a Roma, ‘terremoto’ in Sicilia. Sperando che non vada perfino peggio. (Roberto Puglisi)


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