La droga, Riina jr e le bastonate| Pandolfo, l'inchiesta si allarga - Live Sicilia

La droga, Riina jr e le bastonate| Pandolfo, l’inchiesta si allarga

Massimo Pandolfo e Giuseppe Salvatore Riina

Le indagini vanno oltre l'efferato delitto dell'imprenditore palermitamo e imboccano nuove piste. Che puntano al mondo della droga. E saltano fuori persino alcune vecchie intercettazioni con Giuseppe Salvatore Riina, il figlio del capo di Cosa nostra.

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PALERMO – Il caso Pandolfo non è chiuso. L’inchiesta va oltre l’omicidio dell’imprenditore e imbocca nuove piste. Che puntano sul mondo della droga. E saltano fuori persino alcune intercettazioni con Giuseppe Salvatore Riina, il figlio del capo dei capi di Cosa nostra che si è trasferito a vivere in Veneto. Sono intercettazioni datate nel tempo, ma che sarebbero tornate di attualità per inquadrare il contesto in cui si sarebbe mosso Massimo Pandolfo.

Nei giorni scorsi la Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio di Giuseppe Pollicino, 19 anni, e Giuseppe Managò, di 36. I pubblici ministeri Calogero Ferrara e Claudio Camilleri contestano ad entrambi l’omicidio volontario di Pandolfo, ucciso a coltellate il 25 aprile del 2013 tra le sterpaglie del Teatro del Sole, nella borgata di Acqua dei Corsari. I due sono imputati in concorso con un minorenne, la cui posizione è stata stralciata e trasmessa alla Procura dei minori. Gli indagati hanno confessato. Il mese scorso il Tribunale dei minori ha assolto un quarto indagato: un ragazzo a cui gli investigatori erano arrivati esaminando i tabulati telefonici della vittima che faceva sesso a pagamento con l’adolescente. Il ragazzino si era autoaccusato dell’assassinio, raccontando che l’imprenditore gli aveva fatto richieste sessuali che lui non avrebbe voluto esaudire. Continuando a indagare i pm arrivarono poi a Pollicino, Managò e all’altro minore, anche loro coinvolti in un giro di prostituzione maschile. Il movente del delitto, come ha detto Pollicino ai carabinieri, sarebbero state le continue vessazioni subite da parte della vittima.

Fin qui il capitolo dell’inchiesta ormai noto, ma il fascicolo è più ricco. Ne fanno parte anche alcuni atti giudiziari che sarebbero alla base dei nuovi filoni investigativi. Nel 2000 Gianfranco Puccio – sarebbe stato successivamente condannato con l’accusa di avere spacciato droga nella Palermo bene – fu intercettato in macchina con Pandolfo che a un certo punto della conversazione gli propose: “Un po’ di coca la vuoi?”. Nel prosieguo della conversazione Pandolfo introduceva un altro tema: “Appena reagisce, una carcagnata… lo smantello e questa fu fatta… così ci risolvo questo discorso a quella cristiana… ma dico perché devo andare a fare bile. Peppe è un merdaiolo… è chiaro che io gli ho dato 9 milioni a carte di 100 mila lire, è giusto?… con testimoni… ma buone sono venute queste timpulate…”.

Di cosa discutevano e chi era stato bastonato sono domande senza risposte. Come irrisolta resta anche la questione dei soldi. Un anno dopo, nel 2001, c’erano ancora Massimo Pandolfo e Gianfranco Puccio a bordo di una macchina imbottita di microspie. E c’era pure Iliano Baiamonte, pure lui sarebbe finito sotto processo assieme a Puccio. I tre discutevano della qualità di una partita di cocaina. “E che che cazzo… vedi che non è buona… dice che non è buona… ma che c’è messo Max solo tipo manna… me la fai odorare questa cosa?”. Puccio andava su tutte le furie: “No, tu professore non ne devi fare con la coca cola che divento un cornuto… ma che c’entra questa è coca cola per divertirti, stop”.

Sempre nel 2001 furono intercettati Puccio e Giuseppe Salvatore Riina che sono stati compagni di giochi durante l’infanzia. Mentre erano in auto Puccio ricevette la telefonata da Pandolfo a cui diceva: “… alle nove ci vediamo, ceniamo insieme… e poi facciamo una tiratina…”. Chiusa la conversazione Riina chiese a Puccio: “Ma chi era”. “Massimo Pandolfo”. “Minchia, ancora ti ci senti?”. “Ad ora di carcere lui è il migliore di tutti, mentre ero in galera correva per gli avvocati”, diceva Puccio. E Riina chiedeva: “… Ti ci sei visto quando sei uscito.. ma lui sa più dell’avvocato?”. Risposta: “Ma vedi che Massimo fu arrestato otto volte, una volta per associazione, una volta gli ha rotto le corna ad un frocio… Massimo ha combinato un bordello, Massimo galera se n’è mangiato”.

Perché queste vecchie intercettazioni sono entrate a fare parte del fascicolo dell’inchiesta sull’efferato delitto Pandolfo? Le nuove indagini sembrerebbero scandagliare il mondo della droga. Qualcosa o qualcuno, mentre si indagava sull’omicidio di Massimo Pandolfo, sembra avere riacceso l’interesse attorno alle conversazioni.

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Commenti

    questo è il motivo per cui le intercettazioni servono! altro che abolirle!

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