Antonino Gullo, professore, pediatra, uomo dal portamento nobile, altissimo, sormontato da un ciuffo di capelli candidi, è morto. Lascia un popolo di ex bambini, che ha curato con dedizione e amore, che gli sono grati, solo per il fatto di averlo conosciuto.
Era un medico formidabile e una persona dolcissima, anche se gli approcci, nel suo appartamento-ambulatorio, potevano risultare traumatici. Sulla parete, accanto alla scrivania, teneva una panoplia di armi antiche: sciabole, pistole, scudi, ed era solito interrogare il bimbo di turno con un quesito-trappola. Ti chiedeva, a bruciapelo: “Alza gli indici”, mentre lui alzava nel frattempo i pollici. Tu, ovviamente confuso, alzavi i pollici, prima di essere mortificato da una risata da orco buono.
Era anche caustico. Capace di gelare incauti genitori che gli presentavano neonate con gli orecchini, sibilando un beffardo: “Perché non gliene mettete uno pure al naso, eh?”.
Però buono lo era davvero, come il pane caldo. Ed era un romantico, un sognatore. Nel giardino della portineria di casa c’era una siepe di gelsomini. Il Professore si attardava spesso laggiù, in solitarie meditazioni. Perché? Una volta, a domanda rispose: “Parlo con mio padre”. E se uno parla con suo padre defunto, significa che è rimasto figlio e bambino. Ciao Prof, grazie per averci insegnato tanto, a partire dalla differenza tra indici e pollici. Non ti sarà venuto difficile, con i tuoi bellissimi capelli candidi, mimetizzarti fra i gelsomini.

