E' scontro aperto fra Puglisi e Unicredit| Pronto il terzo aumento di capitale - Live Sicilia

E’ scontro aperto fra Puglisi e Unicredit| Pronto il terzo aumento di capitale

FONDAZIONE BANCO DI SICILIA
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Il presidente della Fondazione Banco di Sicilia Giovanni Puglisi e’ “arrabbiato” per “il danno patrimoniale enorme” subìto dall’ente che presiede a causa della forte svalutazione subita dalle azioni Unicredit, in conseguenza, sostiene, anche delle decisioni assunte in questi anni dai vertici di piazza Cordusio, oltre che della crisi. E le preoccupazioni di Puglisi sono condivise da “alcuni altri presidenti di fondazione”, il cui livello di allarme “e’ analogo” al suo. A spiegarlo all’Adnkronos e’ lo stesso Puglisi, in vista dell’avvio dell’aumento di capitale, che avra’ luogo dopodomani.

“Sono arrabbiato – dice Puglisi – a me, oggi come oggi, il governo del gruppo è la cosa che interessa di meno. A me interessa, e fa arrabbiare, il danno patrimoniale che è stato fatto al gruppo in tutte queste vicende, che a me ha portato un danno enorme. Le Fondazioni bancarie non sono finalizzate a garantire la stabilita’ dei gruppi bancari. Anzi, quando nacquero avevano un vincolo, quello di non occuparsi di banche”. E, prosegue Puglisi, “se avessi potuto occuparmi di una banca, mi sarei occupato del Banco di Sicilia, che era di gran lunga migliore prima che lo rovinassero. Di quello che succede in Unicredit ormai a me interessa molto limitatamente, perchè il danno che mi hanno fatto è enorme”. Tra le decisioni che Puglisi contesta, c’e’ anche quella di non erogare dividendi relativamente all’esercizio 2011.

Le preoccupazioni di Puglisi non sono isolate nell’azionariato della banca. “Con alcuni altri presidenti di fondazione – riferisce – ne ho parlato e il livello di preoccupazione e’ analogo. Poi le parole usate da ognuno sono diverse: io posso usare termini un po’ piu’ forti, ma quello che dico non sono mattane. Si arriva ad una svalutazione da 10 miliardi e, alla fine, dove stanno le responsabilità? Vogliamo chiederlo anche ai banchieri, oltre che ai politici, oppure loro hanno diritto solo a liquidazioni milionarie?”.

A un presidente di Fondazione, prosegue Puglisi, sta a cuore “la redditivita’ per svolgere i suoi compiti istituzionali. Ho fatto due aumenti di capitale, mi hanno ammollato dei Cashes. Adesso fanno un terzo aumento di capitale e svalutano per dieci miliardi di euro. E speriamo – soggiunge – che sia l’ultima svalutazione. Loro la chiamano pulizia. E io come campo? Lasciamo perdere l’attività al territorio, sulla quale ho messo una pietra sopra, per ora. Ma come campo?”. “Avevo avviato – ricorda Puglisi – un’attivita’ di progetto molto importante per lo sviluppo economico della Sicilia, attraverso il Forum di Taormina sull’Africa. Io credo che dovro’ sospenderlo quest’anno, il Forum di Taormina, grazie ai grandi strateghi della finanza di Unicredit”.

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    « “Alemanno? Gli omicidi a Roma dimostrano che l’illusione dei sindaci sceriffi è finita”, dice Francesco Rutelli. in un’intervista rilasciata al Riformista. E rivolgendosi direttamente al procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, l’ex sindaco della Capitale, aggiunge: “Serve un intervento ad hoc dell’Antimafia su Roma”. “Sor Cicoria”, e non è il sole (lo fa anche il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti) insomma, punto l’indice contro il “podestà Alemanno”. D’accordissimo. Roma è diventata invivibile. D’accordissimo, le mafie di ogni genere e grado a Roma hanno messo radici. Insidiando e sostituendosi all’economia onesta, fin nelle più piccole fibre commerciali. D’accordissimo, Roma è una cloaca a cielo aperto, aperta ad ogni tipo di intrallazzo illecito. Ma, un reticolato del malaffare così fitto dove droga, prostituzione, usura, pizzo e tutto il resto vengono contrabbandati alla luce del sole, non nasce dall’oggi al domani. Anche se la malavita sa velocizzare i suoi traffici, ha bisogno di tempo per ramificarsi. Per espandersi. Perciò, tutto questo lavorio sotterraneo che ha permesso alle cosce mafiose di mettere le mani sulla città, ha preso impulso e si è sviluppato e consolidato sotto le sindacature di Veltroni e Rutelli. Ma, si sa, i politici amano quasi sempre puntarsi l’indice addosso. Ribaltandosi le responsabilità e, soprattutto, negandosi le riflessioni più ovvie. In questo caso, si tirano addosso palate di merda, dimenticandosi che i reati vengono perseguiti dalla magistratura. E’ la magistratura che deve cambiare atteggiamento e registro. Non può amministrare la giustizia facendo sociologia da centro sociale. In coro, quelli di destra e di sinistra e di centro, e anche quelli a schimbescio, dovrebbero dire che è ora di finirla di lasciare sempre liberi gli stupratori, gli assassini, i ladri, i grassatori, facendo dell’Italia il ventre molle dell’Europa, mentre sulla testa del malcapitato di turno, che si trova suo malgrado a fare cose orribili per difendere la propria famiglia, i propri averi e se stesso, cade sempre la scure del rigore.»
    Che c’entra Roma con il Banco di Sicilia e Palermo? Fidatevi, c’entra. Eccome se c’entra. Le manovre per l’azzeramento del Banco non sono cominciate ieri né l’altro ieri. L’inizio della fine ha avuto avviamento nel marzo del 1993 con Ciampi Governatore di Banca d’Italia. Primo passo mandando i suoi 007 per una ispezione a vasto raggio della Banca d’ Italia sul Banco di Sicilia. “L’ iniziativa”, titolava il Corriere della Sera, “ e’ stata resa pubblica ieri dal governatore Carlo Azeglio Ciampi durante la sua audizione davanti alla Commissione antimafia”. Il banco faceva gola a molti. Per la sua solidità. Il suo fitto radicamento sul territorio. L’immenso patrimonio immobiliare e una raccolta che le altre banche solo in sogno potevano avere. E con Ciampi sempre sotto traccia, il Mediocredito Centrale (società partecipata dall’allora Ministero del Tesoro al cento per cento), con un piatto di lenticchie, venne poi a papparsi il Banco. I passi ciampiani erano propedeutici a salvare il colosso dai piedi d’argilla che era diventato il Banco di Roma. E così fu. L’Unicredit è solo l’ultimo tassello nefasto di questa marcia di colonizzazione. Eppure, mai, nel corso d’opera di questa opera demolitrice, si è alzata una voce arrabbiata per dire basta. Mai prima d’ora. Ma ora l’arrabbiatura del presidente della Fondazione Banco di Sicilia Giovanni Puglisi è soltanto velleitaria. Nulla potendo fare. Perché la rapina è stata già da lunghissimo tempo consumata. Doppiamente consumata. Prima rubandoci il Banco e successivamente depauperandolo. Senza che nessuno ha osato gridare Roma ladrona. Anzi, Ciampi ladrone.
    Ma ci resta sempre l’anabiosi, che mantiene viva la speranza.

    Unicredit ha fatto nell’ultima settimana un accorpamento di azioni per cui il titolo è stato presentato da 0,70 a 7 euro , Negli ultimi 3 giorni di contrattazione è passato da 7 euro a 4 perdendo 5 miliardi di capitalizzazione. Un disastro se si pensa che lunedì parte un aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro . Condivido le parole del Dott. Puglisi.

    Egregio Dott.Puglisi,
    alla luce delle recenti operazioni di accorpamento dei titoli e aumento di capitale della banca Unicredit, voglio rivolgerLe un accorato appello.
    La necessità da parte Sua, in veste di Presidente della Fondazione Banco di Sicilia, di sensibilizzare gli altri Presidenti delle Fondazioni azioniste dell’Istituto di intervenire urgentemente per far luce sulle vergognose scelte del management relativamente all’accorpamento delle azioni e sulle decisioni dei termini dell’aumento di capitale. Chi hanno voluto favorire con qs scelte? chi sono i poteri oscuri che verranno favoriti? chi ha fatto crollare il titolo per acquistarne quote più rilevanti a prezzi stracciati? chi risarcirà i migliaia di risparmiatori che anno creduto nel titolo, e nell’arco di dieci giorni hanno visto tutti i risparmi di una vita perdere il 43% del valore? cosa sta facendo la CONSOB? chi è intervenuto per la tutela del risparmio, tanto decantata dalla Banca d’Italia? L’Italia è giunta alle disastrose condizioni che è, perchè nessuno ha l’orgoglio e la capacità di reagire ai banditi che depredano pezzi del Paese e di risparmio e che rimangono sempre impuniti.

    Perché non dire grazie anche a Cuffaro (ed ai suoi consiglieri di amministrazione) che promossero la fusione del Banco di Sicilia con Banco di Roma per creare Unicredit, facendo perdere il patrimonio dei Siciliani, gli introiti fiscali pagati in Sicilia e la attenzione del BDS al territorio? Pescivendoli

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