PALERMO – Le elezioni amministrative di Agrigento agitano le acque già poco tranquille del centrodestra siciliano. I due blocchi contrapposti che da tempo guerreggiano sottotraccia all’ombra dei templi, ora sono venuti alla luce. Da un lato l’asse ormai consolidato tra Lega e Democrazia cristiana, dall’altro il resto della coalizione. Il tutto mentre mancano ormai 40 giorni alle elezioni del 24 e 25 maggio.
La sfida di Agrigento
Lo scontro viene certificato da due comunicati stampa diffusi a tre ore di distanza l’uno dall’altro. Tutto nasce da un incontro tra i coordinatori regionali di Mpa, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Udc. Al termine del summit Mpa-Grande Sicilia, guidata ad Agrigento dall’ex assessore all’energia Roberto Di Mauro, diffonde una nota unitaria (o quasi) nella quale annuncia l’avvenuto accordo sulla scelta di un solo candidato del centrodestra per Palazzo dei Giganti.
Le fibrillazioni nel centrodestra
Il comunicato stampa del Movimento per l’autonomia, che comunque non annuncia il nome del candidato ma solo l’intenzione di dare vita “ad una coalizione che comprenda Fratelli d’Italia, Forza Italia, autonomisti Udc e Lega”, viene sottoscritto dagli stessi alleati citati, tranne che dalla Lega. Il Carroccio, però, viene incluso automaticamente nella coalizione che dovrà esprimere il successore di Francesco Miccichè.
L’eterna faida all’ombra dei templi
Dalla lettura del comunicato salta agli occhi un elemento evidente: la tattica del fuorigioco scattata ai danni della Democrazia cristiana. È l’eterna faida tutta agrigentina che vede protagonisti gli autonomisti e il partito fondato da Totò Cuffaro. L’ex governatore oggi è messo fuori causa dalle nuove vicissitudini giudiziarie ma sul territorio la forza elettorale della Dc resta intatta, così come il duello con i rappresentanti di Raffaele Lombardo in provincia di Agrigento. Un duello nel quale il deputato regionale forzista Riccardo Gallo si è schierato con Di Mauro.
La Lega in difesa della Dc
A stretto giro di posta, però, nelle redazioni dei giornali arriva la risposta della Lega, firmata dal coordinatore regionale Nino Germanà. Il senatore leghista, prima di ogni cosa, tiene a sottolineare di non avere partecipato al vertice con gli altri coordinatori. Germanà poi avverte: “Ad Agrigento la compagine del centrodestra non deve essere difforme dallo schema che sostiene il presidente della Regione”, Renato Schifani.
Germanà: “Ad Agrigento come a Palazzo d’Orleans”
Le parole di Germanà si fanno poi più esplicite: “Non sarebbe accettabile che nella città dei templi si ragionasse per compartimenti stagni e si lasciasse fuori un alleato qual è la Democrazia cristiana”. Dal Carroccio quindi si stigmatizzano le “fughe in avanti” degli alleati e si chiede “un confronto franco” sulle elezioni di Agrigento. L’accelerazione voluta dal Mpa, alla fine, ha avuto l’effetto di spaccare ufficialmente la coalizione.

Il rimpasto ancora in alto mare
Dissapori e tensioni che, come confermano alcuni protagonisti, riflettono l’aria che si respira a livello regionale sul rimpasto. Il nodo del rientro della Dc in Giunta non è ancora stato sciolto. L’ipotesi che possa essere il deputato ragusano Ignazio Abbate, come scelto dai vertici regionali del partito, ad occupare una delle due poltrone in palio ha fatto storcere il naso agli alleati.
Anche Abbate, infatti, è coinvolto in due indagini. Una riguarda gli indennizzi della Protezione civile per i danni causati dal maltempo a Modica nel 2021, l’altra la gestione dei fondi regionali destinati ai buoni libro erogati dal Comune ragusano quando era sindaco. Una situazione che viene evidenziata da Fratelli d’Italia, che probabilmente dovrà rinunciare ad Elvira Amata in caso di rinvio a giudizio con l’accusa di corruzione.
La fronda interna nella Dc che spinge per Abbadessa
In casa Dc, inoltre, è venuta fuori ufficialmente la voce di una fronda interna al partito che spinge per portare la presidente del partito, Laura Abbadessa, al tavolo della giunta regionale. L’ipotesi, rivelata da LiveSicilia già nel gennaio di quest’anno, è in campo e sarebbe anche gradita da Palazzo d’Orleans ma non rappresenta la linea ufficiale della Dc.
Rimpasto, in bilico anche Sammartino
E c’è chi, nelle file della maggioranza, si spinge a mettere in bilico anche la posizione del vice presidente della Regione, Luca Sammartino, uomo forte della Lega in Sicilia. Una considerazione che ha ripreso forza alla luce della recente pronuncia della Corte costituzionale sulla legittimità delle intercettazioni che riguardano Sammartino e che risalgono al 2019.
La Consulta ha respinto il ricorso sull’utilizzo di quelle intercettazioni effettuate nella segreteria politica della compagna di Sammartino, la senatrice della Lega Valeria Sudano. A questo punto quei dialoghi potrebbero rientrare nelle vicende giudiziarie del vice presidente della Regione, che intanto ha deciso di cedere la delega dei Rapporti con il Parlamento al meloniano Alessandro Aricò.

