Enna, condannato a 4 anni ma cade l’associazione mafiosa: scarcerato - Live Sicilia

Enna, condannato a 4 anni ma cade l’associazione mafiosa: scarcerato

Fabio Severino, autista di bus, ha lasciato il carcere

ENNA – Le accuse più gravi sono cadute, pur prendendo comunque 4 anni per spaccio e favoreggiamento “reale” a due presunti mafiosi di Leonforte. Ma grazie a questa sentenza, emessa dal Tribunale collegiale di Enna ieri pomeriggio, è stato scarcerato.

La sentenza

Ha lasciato ieri il carcere di Benevento Fabio Severino, autista di bus. Ennese di 53 anni, fu uno degli arrestati nell’operazione antimafia Caput Silente, condotta dal Commissariato di Leonforte nel 2021. L’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, i giudici, l’hanno derubricata in favoreggiamento reale. E per questa ipotesi ha preso 2 anni 6 mesi di reclusione. Per spaccio, previa riqualificazione per l’attenuante relativa ai casi di “minore gravità”, a 1 anno 6 mesi. Il totale fa 4 anni.

La scarcerazione

Eppure, con la liberazione anticipata e la custodia cautelare a cui è stato sottoposto, di fatto, non rischia più di tornare in cella. Secondo l’accusa, avrebbe aiutato i presunti mafiosi leonfortesi Gaetano Cocuzza e Salvatore Mauceri a nascondere della droga. Lo avrebbe fatto dal febbraio 2017 all’aprile del 2019. E sarebbe coinvolto in un giro di spaccio, che tuttavia è stato ritenuto di “minore gravità”.

Accuse ridimensionate

Nel ridimensionamento delle accuse, i giudici hanno accolto la tesi dei legali di Severino, gli avvocati Patrizia Di Mattia e Giuseppe Greco. Avvocati che ovviamente, per questa parte della sentenza, pur non rilasciando dichiarazioni hanno lasciato intendere di essere soddisfatti. Ma è sottinteso che la difesa lavorerà a un eventuale appello, per gli altri aspetti della sentenza.

L’inchiesta

Severino fu uno degli arrestati nella maxi-inchiesta del Commissariato di Polizia di Leonforte che ha stroncato, per la seconda volta in meno di dieci anni, il tentativo di Cosa Nostra di rialzare la testa in città. Ancora una volta gli uomini del racket erano legati alla famiglia Fiorenza, tant’è che tra gli arrestati figuravano pure due figli del capo, i giovani Alex e Saimon Fiorenza.

Il ruolo di Cocuzza

Il loro genitore, che era in carcere da tempo, con i fatti dell’operazione Caput Silente non c’entra nulla. E uno dei più attivi all’interno del clan sarebbe stato proprio quel Gaetano Cocuzza, già finito in cella nell’operazione Homo Novus proprio come i Fiorenza. Cocuzza sarebbe stato attivo nel campo delle estorsioni e del traffico di droga.

Lo stralcio

Tutti gli imputati sono stati processati con rito abbreviato. Solo Severino ha scelto il giudizio ordinario. La sentenza è stata emessa dal Tribunale collegiale presieduto da Cesare Zucchetto, giudici a latere Chiara Blandino e Elisa Daveni. Severino è stato condannato al risarcimento danni nei confronti della Fai, la Federazione delle associazioni antiracket, e dell’associazione Fai Leonforte.


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