Enna, microcellulare in carcere: la Penitenziaria scopre tutto Live Sicilia

Enna, microcellulare in carcere: la Penitenziaria scopre tutto

Scattata l'indagine

ENNA – Un micro-cellulare, grande quanto un accendino, era nascosto con pochi grammi di cannabis dentro il doppio fondo di un paio di scarpette da tennis, in un pacco destinato a un detenuto del carcere ennese. Se ne sono accorti gli addetti ai controlli della Polizia Penitenziaria di Enna, che ovviamente hanno bloccato tutto e fatto partire un’indagine.

Un caso non certo isolato, nella fenomenologia delle carceri italiane, ma a Enna accade di rado. E la Penitenziaria, fa notare il consigliere nazionale del sindacato Uspp, Filippo Bellavia, si è sempre rivelata all’altezza della situazione, nonostante una gravissima carenza d’organico: nella casa circondariale di via Palermo, attualmente, sono in servizio solo trenta unità.

Nel recente passato, è emerso, parenti, amici o “sodali” dei detenuti – anche se va ricordato che Enna non ha la massima sicurezza, ma contiene mediamente da centosettanta a centottanta detenuti “comuni” o “protetti” – hanno cercato di introdurre oggetti di vario tipo attraverso droni che arrivavano davanti la finestra del detenuto. Altri ancora hanno provato a ingerire oggetti durante i permessi premio. “Intendo personalmente complimentarmi con la Polizia Penitenziaria di Enna e in particolare modo con l’operatore di Polizia addetto ai controlli – afferma Bellavia – che ha portato a termine, positivamente, un’operazione di polizia giudiziaria, sventando il tentativo”.

L’introduzione in carcere di “dispositivi idonei alla comunicazione”, va ricordato, da qualche tempo è uno specifico reato, piuttosto grave – previsto dall’articolo 391 ter del codice penale, introdotto con un decreto legge dell’ottobre 2020 – punito da uno a quattro anni di reclusione, salvo casi ancor più gravi. L’indagine, ovviamente, mira all’individuazione dei responsabili. Bisognerà confermare il mittente e comprendere chi sia responsabile della modifica delle scarpette. “Questi episodi – conclude il consigliere nazionale dell’Uspp – confermano il grado di maturità raggiunto e le elevate doti professionali del personale di polizia penitenziaria in servizio nel reparto ennese. Ma il pianeta-carcere è in serie difficoltà, lavora in emergenza e non più in sicurezza. La gestione di vite umane richiede una presa di posizione di tutte le Istituzioni. L’utilizzo di responsabilità, coraggio e l’arruolamento degli oltre 10 mila poliziotti mancanti in organico, sono la risposta che urge nelle carceri italiane”.

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