"Entro il 2020 in pensione in 800 |Al Comune a rischio i servizi"

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Commenti

    Attivate servizi via internet e non occorre avere altre ulteriori comparse

    SI SCAPPA!!!!!!!!!!
    è inammissibile non fare assunzioni di veri cervelli ne servirebbero almeno 200 categ. D tra contabili e amministrativi .
    Questo è il fabbisogno a fronte della pletora di stabilizzati part time più di 3000 di cui ce da prenderne appena il 20% , non sono in grado di redigere un atto o relazione se non su dettatura.
    Quelli che vanno in pensione sono funzionari esperti coloro che poi portano avanti la carretta e mi fermo qui perché ce ne pure per gli 82 dirigenti, gran parte di loro sono specializzati a scaricare proprio sui funzionari ed esperti le pratiche. Questo è uno dei motivi che fa scappare per la pensione anticipata , unitamente alla paga da fame con un Gap enorme rispetto ai dirigenti e ridicolo ,di qualche decina di euro, rispetto alle categorie più basse.
    MEDITATE AMMINISTRATORI E SINDACATI . QUEST’ULTIMI LA SMETTANO DI CHIEDERE INCREMENTI ORARI PER GLI STABILIZZATI MA PUNTINO invece A NUOVE ASSUNZIONI QUALIFICATE DI PERSONALE DI LIVELLO D DA BEN REMUNERARE.

    W il sinnaco Ollanno…….. “ lui il sindaco lo sa fare “

    In qualsiasi Amministrazione seria verrebbe premiata la professionalità acquisita. Quelli che prima si chiamavano concorsi interni, ora progressioni verticali, vanno doverosamente effettuati anche per rispetto a tanti dipendenti che pur in possesso di idoneo titolo di studio si sono visti troppe volte scavalcare da fortunati precari (vedi ex articolisti). I dati oggettivi dicono che dal Comune di Palermo i dipendenti scappano in misura mediamente maggiore rispetto ad altre amministrazioni pubbliche. Questa situazione dovrebbe fare riflettere che è incaricato di una carica politica e si nutre con uno stipendio pagato dalla collettività.

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

L'assessore forse abita in Emilia. Posso tranquillamente affermare che migliaia di persone dirottate a Palermo, hanno preso qualunque mezzo pubblico per avvicinarsi a casa e poi quando possibile hanno chiesto a qualche vicino di disgrazia, un passaggio. Tanta gente dirottata a Palermo hanno ricevuto un allargamento di braccia come risposta. Poi i treni in Sicilia fanno ridere al punto che sarebbe il caso di eliminarli, che così non si dica che in Sicilia abbiamo la ferrovia. Assessore si svegli e venga in Sicilia, invece di stare in Emilia.

I siciliani che non si arrendono sono come quelli, e sono parecchi, che non si rassegnano a continuare a fare la differenziata, a recarsi nei CCR per conferire in maniera disciplinata, come quelli, pochini, che pagano la tari, che non occupano gli stalli riservati ai disabili, che vanno a votare nonostante tutto etc. Dal mio punto di vista occorre partire da lì, ovvero comportandosi da corretti cittadini. I problemi nascono sul come fare a cambiare quelli riottosi al cambiamento, al rispetto delle regole civiche. Un tutto questo c'entra eccome la politica, quella che rimane chiusa nelle stanze e decide di non decidere. Aspettiamo...

Caro Direttore, trovo particolarmente significativo che Giorgio Mulè e Giorgio Trizzino, provenienti da schieramenti politici diversi, convergano sul metodo. Mulè propone Analisi, Bisturi e Contesto; Trizzino richiama competenza, programmazione, capacità amministrativa e coraggio di cambiare ciò che non funziona. Questa convergenza rende l’analisi meno attaccabile come posizione di parte: se esponenti politicamente contrapposti riconoscono gli stessi nodi e indicano criteri simili per affrontarli, emerge un possibile terreno comune. Forse “La Sicilia che vorrei” sta diventando qualcosa di più di una raccolta di opinioni: un interessante esperimento civico per costruire un metodo condiviso, lasciando alla politica il confronto sulle scelte. Perché non chiedere ai prossimi intervistati quale metodo sarebbero concretamente disposti a condividere per costruire la Sicilia che vorrebbero?

Forse sarebbe ora di valutare seriamente la realizzazione di uno scalo che serva la zona tirrenica della Sicilia abbandonata e sfruttata in malo modo? Cosa che sarebbe sicuramente più fattibile e di maggiore giovamento alla popolazione costretta a sacrifici per potersi spostare. Che avvicinerebbe veramente i siciliani della zona settentrionale al resto del Italia e non solo più di qualsiasi ponte oltre a risolvere le disfunzioni naturali del Fontanarossa che non sono solo dovute alle ceneri di sua maestà l'Etna

Ci sono sfregi e sfregi. E' anche sfregio il disagio a cui sono sottoposti i siciliani che percorrono l'autostrada Palermo Messina, di cui Shifani sembra essersi occupato (!?). Vada, vada, insieme alla sua famiglia questa mattina al casello di Termin, capirài. Se non si riesce a gestire un casello figuriamoci il resto.

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