Breve storia di un cane - Live Sicilia

Breve storia di un cane

Una storia. La vicenda di un cane legato, liberato e tornato alle sue corse. E' una storia che ne ricorda un'altra: finita male.

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C’era una volta un cane. Un giorno, qualcuno gli attaccò un tubo al collo, come un collare. E’ la classica cattiveria che non si riconosce e non si guarda allo specchio, che si consola pensando alla stupidità. Quel cane finì sui giornali in foto, col tubo attorcigliato, un’espressione infelice. Si mobilitò tanta gente. Fiorirono gli appelli sui quotidiani online: trovatelo, era l’imperativo. E lo trovarono alcuni valorosi, per liberarlo, per riconsegnarlo alle sue corse senza appendici posticce. Speriamo che quel randagio possa essere felice di nuovo. Ma questa storia ne ricorda un’altra, che parrebbe incommensurabile. E forse non lo è. Anche se è incommensurabile e infinito il destino del secondo protagonista.

C’era una volta un uomo. Gli legarono all’anima un’accusa infamante. Lo ingabbiarono. Poi lo liberarono, perché era innocente. Ma non fu felice mai più. Né mai riuscì a scrollarsi di dosso il collare. Morì di di dolore. Tutto ha avuto inizio giusto trent’anni fa.

C’era una volta un uomo.

Enzo Tortora

Enzo Tortora


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Commenti

    La domenica se non leggo un articolo di Roberto Puglisi mi sembra manchi qualcosa.
    Qualcosa manca agli uomini che misero il collare all’uomo della foto e che invece il collare lo meriterebbero. Hanno fatto carriera, purtroppo.
    A distanza di trenta anni, leggere l’assurda vicenda di Tortora, conoscerne gli sconcertanti particolari e risvolti di una inchiesta condotta da peggio che incapaci, dovrebbe far riflettere.
    Bastava davvero poco per non creare tanto dolore a un uomo come Tortora, solo un pò di impegno ed equilibrio. E meno voglia di protagonismo.
    Ma quanti altri uomini con un collare ingiusto ci sono?

    … e come sempre se ne discusse in tutti i salotti. E l’Italia, come sempre, si divise tra innocentisti e colpevolisti.
    Un amico a quei tempi molto caro mi disse: “mi dispiace per lui, ma spero sia colpevole. Perché, in caso contrario, vuol dire che in Italia la Magistratura ha perso di credibilità e il suo ruolo è finito”.
    Chi gli mise il collare fece una carriera fulminea, CSM ( Falcone non ci riuscì) e poi DNA.

    Non avete ancora pubblicato il mio intervento in cui chiedevo il Premio Pulitzer per questa notizia.

    Forse preferivate il Premio Cutuli?

    A parte il sarcasmo, io mi chiedo veramente per quale motivo associare l’episodio di un cane con un pezzo di tubo al collo con la vicenda giudiziaria di Enzo Tortora.

    Secondo questo discutibilissimo ragionamento potremmo paragonare quel cane anche alla condanna a morte di Paolo Borsellino, alla persecuzione di Pino Puglisi, alla crudeltà nei confronti dei manifestanti turchi a opera della sbirraglia locale e a qualsiasi altra cosa possibile e immaginabile.

    Che senso ha paragonare Enzo Tortora a un cane randagio? Enzo Tortora non era l’ultimo delle bestie che razzolano per strada, era un conduttore televisivo noto e molto amato, che ha avuto dalla sua la fortuna (nella sfortuna) di ottenere l’interessamento mediatico e politico che gli ha consentito di uscire vincitore da una macabra vicenda giudiziaria fatta di menzogne e caccia alle streghe.

    Cosa c’entra il cane?

    Magari quel randagio ha infilato da sè la testa nel tubo, giocando. Chi ha avuto un cane accanto a sè lo sa bene che certe volte si può cacciare da solo in situzioni rischiose e spesso ridicole. Io un cane l’ho avuto e gli ho dovuto liberare la testa incastrata in un cancello, e non erano certo stati teppisti di strada, ma solo lui. Gli ho tolto sassi dalla bocca che intendeva ingoiare, gli ho impedito di morire fulminato togliendogli di bocca il cavo della prolunga. Certe volte mi chiedevo se non stesse tentando deliberatamente di suicidarsi!
    Negli USA ci sono campagne ecologiste che chiedono ai produttori di birra di non legare le lattine con la ghiera in plastica perchè certi incivili poi la buttano in mare e capita che certi pesci o tartarughe ci si incastrino fatalmente. Ma sono i pesci e le tartarughe a infilarcisi dentro, non è certo immaginabile che ci sia gente che afferri le tartarughe per infilargli cerchi di plastica attorno.

    Un articolo interessante sarebbe stato quello in cui si protestava per l’esorbitante quantitativo di laterizi e tubi e sanitari vari abbandonati in eterno su cassoni ai margini delle strade, con i quali animali e bambini corrono il rischio di ferirsi seriamente.

    Ma no! Tiriamo in ballo Enzo Tortora! Così, perchè l’autore ne aveva voglia e non riusciva a trovare un pretesto intelligente e se n’è dovuto creare uno a bella posta.

    Questo non è giornalismo, caro Puglisi, questo è scempio della memoria di gente perbene.

    Rispondo molto volentieri, caro Tizio Qualunque. Del cane hanno parlato tutti e tanti si sono commossi anche giustamente. Di Enzo Tortora no. Ed è ammirevole che la sofferenza di un animale ispiri commozione e attenzione. E’ un fatto di civiltà, oltretutto. Ma è brutto che il dolore di un uomo, dopo tanti anni – a prescindere dalle parole di circostanza degli anniversari – non indigni più nessuno. Cordiali saluti.

    Che il dolore provato da Ento Tortora non indigni più nessuno è una sua personalissima opinione che non mi sento in alcun caso di avallare.

    Possiamo pensare che molti patiscano la colpa di non conoscere la vicenda di quest’uomo, sebbene di recente la Rai abbia trasmesso una fiction che ne racconta con un’apprezzabile precisione le peripezie giudiziarie, l’impegno sociale e politico e la vicenda umana. Io l’ho seguita con attenzione, perchè conoscevo già la storia e ho colto l’occasione per rinfrescare la memoria. Possiamo pensare che molti non conoscano la sua vicenda, dicevo, ma chi la conosce non si sognerebbe mai e poi mai di associarla alla disavventura di un cane con un tubo attorno al collo.

    Come Lei ben dice, i media locali hanno tutti parlato della vicenda di questo cane. Spesso magari con pressapochismo, poichè quel tubo era diventato una molla (o forse è meglio chiamarlo col suo vero nome: Slinky) e quel cane non poteva essere altro che la vittima di bulletti di strada, un pregiudizio banalissimo che associa per l’ennesima volta l’uomo alla crudeltà verso gli animali.
    Io sospetto diversamente, ma la verità non la conosciamo nè io, nè Lei.

    Il paragone tra questo randagio ed Enzo Tortora lo considero in ogni caso assolutamente forzato e persino blandamente offensivo.
    Sono convintissimo della sua buonafede, ma mi lasci dire che le due vicende non combaciano e non potranno mai combaciare, nemmeno facendo i più spericolati salti mortali.

    Gentile Tizio Qualunque,
    Rispetto il suo punto di vista ma vorrei però aggiungere qualcosa.
    Roberto Puglisi si distingue per il modo garbato e direi poetico con il quale descrive i fatti. Utilizza immagini e paragoni che gli consentono di raggiungere il cuore del lettore. In questo caso la crudeltà con la quale si suppone sia stato trattato il cane, da parte di uomini che hanno dimenticato di essere tali se mai lo sono stati, trova una precisa corrispondenza con la vicenda Tortora. Non le pare che il collare con il tubo non corrisponda alle manette esibite ai polsi di qule galantuomo che era Enzo Tortora, “tradotto” al guinzaglio mentre la Tv lo riprendeva?
    In fondo la stessa crudeltà di quegli uomini che godono nel seviziare il cane con tubo al collo è la stessa di quelli che hanno consentito e deciso che Enzo Tortora subisse quella infamia. La medesima crudeltà di chi si è divertito guardando l’uomo in manette. La stessa voglia di sangue, come al Colosseo.
    A quei tempi non credetti alla dua colpevolezza. Successivamente, conoscendone la abberrante vicenda giudiziaria, ne sono indignato e lo sono ancora di più se penso che questa storia è ancora troppo scomoda e che tanti hanno voglia di seppellirla, semplicemente ignorandola. Compreso lo Stato ( magistratira in testa) che, se non sbaglio, non ha mai dato alcun indennizzo ai familiari rimasti.
    Cordialmente.

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