Ucciso e bruciato | Giallo su un delitto nell'Agrigentino - Live Sicilia

Ucciso e bruciato | Giallo su un delitto nell’Agrigentino

Calogero Ciulo

Il corpo carbonizzato di Calogero Ciulo, 43 anni, scomparso da una settimana, è stato ritrovato nel portabagagli dell'auto. L'uomo, sposato e padre di 4 figli, gestiva una rosticceria che aveva chiuso circa un anno fa. Si sospetta la pista mafiosa

canicattì
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CANICATTI’ (AGRIGENTO) – Era stata la moglie a denunciarne la settimana scorsa la scomparsa. Non aveva più sue notizie e si era rivolta agli investigatori. Oggi le ricerche si sono concluse: il cadavere di Calogero Ciulo, 43 anni è stato trovato carbonizzato all’interno della sua automobile, una Fiat Bravo, anch’essa data alle fiamme in contrada Cardaci tra Delia e Campobello di Licata nel comune di Canicattì nell’agrigentino. Un omicidio dai contorni ancora oscuri. Ad un primo esame la matrice del delitto potrebbe essere mafiosa, soprattutto – dicono gli inquirenti – per le modalità. E’, però, un’ipotesi tutta da verificare perché l’uomo non avrebbe precedenti penali o “amicizie” pericolose”. Gli atti urgenti sull’omicidio sono stati espletati dalla Procura di Agrigento, ma già domani il fascicolo potrebbe essere trasmesso alla Dda di Palermo, competente per le indagini di mafia.

“Ci raccorderemo con i colleghi”, ha detto il procuratore aggiunto di Palermo Maurizio Scalia, che ha la delega per le inchieste su Cosa nostra agrigentina. Sul cadavere il pm di Agrigento ha disposto l’autopsia. Ciulo sarebbe stato assassinato il 27 maggio scorso, il giorno in cui si sono perse le sue tracce. Sposato e padre di 4 figli, di età compresa tra gli 8 ed i 15 anni, gestiva una rosticceria che aveva chiuso circa un anno fa. Poi si sarebbe arrangiato con lavori saltuari. L’uomo sarebbe stato prima ucciso, poi rinchiuso nel bagagliaio della sua auto. La vettura era in un vecchio caseggiato agricolo in disuso da tempo. Le ultime persone che hanno visto l’ex commerciante, in giro per Canicattì a bordo della sua auto, sono stati i suoi amici. Mistero fitto sul movente dell’uccisione. Gli investigatori stanno anche verificando le voci non confermate secondo le quali Ciulo avrebbe contratto debiti. Ipotesi che potrebbe far prediligere agli investigatori la pista di debiti non saldati e della vendetta di usurai. Per il momento la polizia non si sbilancia. Anche a Canicattì, cittadina che diede i natali ai magistrati assassinati dai boss Rosario Livatino e Antonino Saetta, e in passato fiorente centro commerciale, negli ultimi anni l’economia è entrata in crisi, favorendo l’ aumento dei disoccupati e nuove sacche di povertà soggette a persone senza scrupoli.


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Commenti

    La legalità in quelle zone è affidata a coraggiosi,come Livatino, privi di mezzi di intervento adeguati.una malavita feroce e primitiva gestisce quei territori.Più presenza dello stato.

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