PALERMO – La commissione di cinque giudici della Grand Chamber di Strasburgo non affronterà il caso. Bocciata la richiesta del governo italiano. Ciò significa che diventa definitiva la sentenza con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2025 aveva bocciato le decisioni della Giustizia italiana. Devono essere restituiti i beni confiscati ad un palermitano che nella sua fedina penale ha diverse condanne per estorsione, furti e rapine.
I beni del “rapinatore” valgono 600 mila euro
A rivolgersi alla Corte europea per i diritti dell’uomo sono stati Giuseppe Isaia, la moglie e il figlio a cui ora dovranno essere restituiti tre immobili, tra Altavilla Milicia e Trabia, una macchina e rapporti finanziari. Il tutto per un valore che nel 2018 era stato stimato in 600 mila euro. Qualora sia impossibile restituire i beni – che nel frattempo lo Stato potrebbe avere utilizzato in maniera diversa – agli Isaia dovrà essere corrisposta una contropartita in denaro.
I precedenti penali
Giuseppe Isaia, 65 anni, ha una sfilza di condanne soprattutto per rapine ai danni di uffici postali tra Palermo e Agrigento. Era la mente di una banda del buco ed è stato detenuto dal 1999 al 2006.
La polizia evidenziò una sperequazione tra i redditi dichiarati – appena sufficienti a garantirne il sostentamento – e i beni finiti sotto sequestro già nel 2018. Nel coso dei processi davanti alla sezione per le Misure di prevenzione venne stabilito che il suo patrimonio era stato accumulato con i soldi dell’attività criminale. I reati commessi nell’arco temporale di due decenni lo avevano reso un soggetto socialmente pericoloso.

Il legale della difesa, l’avvocato Antonio Turrisi, ha picconato la ricostruzione patrimoniale. I beni sono stati comprati in periodi nettamente distanti dalla commissione dei vari reati.
Cosa ha scritto la Cedu
La Corte europea per i diritti dell’uomo aveva espresso “serie preoccupazioni in merito alla legislazione nazionale che prevedeva che le procedure per l’imposizione di misure simili potessero essere avviate non solo per reati particolarmente gravi come quelli relativi alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, alla corruzione nella pubblica amministrazione o al riciclaggio di denaro, ma anche per una serie di altri reati, oltre ad alcuni reati amministrativi”.
È passato ancora una volta il tema della perimetrazione temporale. L’ultimo reato commesso da Isaia era un tentativo di furto del 2008. Il procedimento di confisca è iniziato nel 2018 e si è concluso nel 2022 con la sentenza definitiva della Corte di Cassazione.
“Non vi è alcuna ragione apparente per cui le autorità (italiane ndr) abbiano atteso dieci anni dopo la fine del periodo in cui il primo ricorrente aveva rappresentato un pericolo per la società (dal 1980 al 2008) per avviare il procedimento di confisca”, aveva scritto la Cedu Specialmente perché Isaia si è manifestato come socialmente pericoloso nel 1980, e cioè trentotto anni prima.
Ed ancora: “Le autorità nazionali si sono limitate a fare riferimento al fatto che Isaia era stato condannato per diversi reati senza valutare se avessero prodotto un guadagno”.
I beni sono stati acquistati nel 2010, 2016 e 2018, a distanza di parecchi anni dalla dichiarazione di pericolosità sociale di Isaia e dalla commissione dei reati che generano profitti illeciti.
Per tutto questo la confisca fu ritenuta “imposta in modo arbitrario o manifestamente irragionevole”. L’Italia ha violato la convenzione dei diritti dell’uomo. Il governo chiedeva l’intervento della Grande Camera, ma la richiesta è stata respinta.

