Fili senza telefono |Alla Regione non si parla

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Commenti

    No, alla Regione ognuno si fa i fatti suoi…..

    Caro Sabella ma lei é convinto che i dirigenti generali li sceglie l’assessore preposto al ramo di Amministrazione? Non mi dica che non sa come avviene la scelta.

    Caro Sabella il rapporto che c’e’ tra un Dirigente generale ed un Assessore e’ identico a quello tra te ed il tuo editore. Tu lavori per lui, ti fa un contratto, ma non puo’ mettere il becco sulla tua linea aditoriale. Sono I risultati qi huh che contano. Se buoni si continua, se scarsi si cambia. Il rapporto in tutta la PA e’ privatistico come nella stampa e nelle aziende. Tuccio D’Urso

    È molto divertente questo articolo, ma la vera verità è che esiste la possibilità del whistleblowing, organizzato in modo che chi denuncia non risulti per niente anonimo, anzi messo alla gogna, forse è meglio cercare qualche soluzione per cui i portatori di interesse non debbono arrivare direttamente al funzionario detentore della pratica, ma che possa fare richieste solo in maniera formale.

    Ing. D’Urso, tralasciando la “picata” che ha rappresentato la privatizzazione del pubblico impiego – attenzione, solo per la stipula del contratto di lavoro e non per altro – non credo che lei dimentichi che i pubblici funzionari sono pubblici ufficiali ovvero incaricati di un pubblico servizio nell’esercizio delle loro funzioni, altrimenti non avrebbe senso il reato di abuso d’ufficio. Quindi il suo paragone con il giornalista è quantomeno improprio (ovvero non c’entra niente).

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Ecco il testo trascritto dalla targa: --- *"… Una volta al circolo dei minatori venne un deputato nazionale, ascoltò i salinari, raccontavano miseria e l'onorevole chiudeva gli occhi come in preda a indicibile sofferenza, infine diede un calcio al tavolo dicendo che perdio, bisognava far qualcosa; dal tavolo cadde una lampada e andò a pezzi, l'onorevole promise grandi cose, ai minatori toccò comprare una lampada nuova … "* *"Le Parrocchie di Regalpetra"* **L. SCIASCIA**

L'interrogatorio preventivo come scudo difensivoIn questo scenario di squilibrio, dove l'accusa muove spesso i primi passi in totale solitudine, una luce di speranza e civiltà giuridica arriva dalle recenti riforme procedurali. L’introduzione dell’interrogatorio preventivo rappresenta una svolta fondamentale per la tutela del cittadino e un netto rafforzamento del potere di difesa.Questo strumento garantisce una funzione vitale: permette all'indagato di presentarsi davanti al giudice prima che venga applicata una misura cautelare, offrendo la possibilità di smentire l'accusa sul nascere. Se la difesa ha già raccolto prove tecniche in grado di smontare il quadro indiziario, l'interrogatorio preventivo diventa il palcoscenico ideale per farle valere immediatamente, evitando al cittadino il trauma della custodia cautelare ingiusta.Verso un vero equilibrio processualeIl rafforzamento della difesa non deve essere visto come un ostacolo alla giustizia, ma come la sua più alta realizzazione. Un'indagine che non regge il confronto immediato con i rilievi tecnici della difesa è un'indagine fallimentare in partenza.In conclusione, la direzione intrapresa dalle ultime riforme dimostra che la parità delle armi non è più solo un principio astratto scritto nella Costituzione, ma uno strumento concreto. Solo ammettendo i limiti tecnici della polizia giudiziaria e valorizzando il contraddittorio preventivo potremo evitare che i processi diventino lunghi calvari basati su presupposti scientificamente errati.

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