Tra Palermo e provincia nel fine settimana sono state controllate 2371 persone, di cui 180 denunciate per non avere rispettato il decreto “Io resto a casa”. I controlli sono eseguiti da polizia, Arma dei carabinieri, finanzieri e vigili urbani. Un migliaio gli agenti impegnati.
Altre 12 persone state denunciate per avere dichiarato il falso. Non era vero che stavano andando a comprare generi alimentari, medicinali, che si stavano spostando per lavoro o per una passeggiata nelle vicinanze di casa. Alcuni hanno detto di essere diretti alla Favorita per fare sport eppure erano in macchina con l’anziana madre, un figlio piccolo e senza abiti sportivi.
A livello nazionale sono stati controllate oltre 170 mila persone, di cui quasi 7900 denunciate, e 97 mila attività commerciali.
Resta il nodo degli abusivi. Ce ne sono di meno rispetto alla abituale e massiccia presenza per le strade di Palermo. Ma c’è chi resiste e lavora quasi indisturbato nelle zone più popolari, dove non mancano gli assembramenti. Si fa la fila ordinata al supermercato e si sta gli uni vicini agli altri per comprare frutta e verdura.
Chi non è abituato alle regole, ma le aggira, stamani si è scontrato con i vigili urbani presenti al mercato ortofrutticolo di via Montepellegrino. Gli abusivi pretendevano di entrare seppure non avessero alcun titolo che certificasse la regolarità del loro lavoro.
L’emergenza sanitaria detta restrizioni anche a coloro che non sono abituati a rispettare le normali regole, né a confrontarsi con chi deve farle rispettare. È la catena dell’illegalità: se i fruttivendoli (non solo loro per le verità, per strada si vende di tutto) espongono la merce vuol dire che qualche grossista o rivenditore autorizzato li ha riforniti. Intere strade sono abitualmente occupate da bancarelle improvvisate. La tolleranza è la regola.
Ma ora si aggiunge un tema che rischia di diventare di ordine pubblico. Perché gli abusivi, seppure tali, vivono di questa e per questa illegalità. L’abusivismo a Palermo ha rappresentato una valvola di sfiato per le tensioni sociali. Così come il sottobosco dei lavori saltuari, a giornata. Senza di essi si rischia di camminare, da cittadini, sopra una pentola a pressione.
Ad essi si aggiunge l’economia legale, quella delle imprese, degli artigiani e dei professionisti – il popolo delle partite Iva – che già arranca. E la situazione potrà solo peggiorare con la tasse in scadenza. Non sarà certo un rinvio nei pagamenti a risolvere le questioni. Perché prima o poi la scadenze si ripresenteranno e ciò avverrà quando i bilanci saranno più che in rosso.

