CATANIA – Il senatore di Fratelli d’Italia Salvo Pogliese interviene con fermezza dopo quanto accaduto al Liceo Galileo Galilei di Catania, dove si è svolto un incontro dedicato alle vittime delle foibe e all’esodo giuliano-dalmata, organizzato dalla Consulta provinciale degli studenti.
Nel corso dell’iniziativa, che ha visto la partecipazione del senatore Roberto Menia, promotore della legge sul Giorno del Ricordo, e della testimone Viviana Dalmas, italiana di Spalato, si sono registrate contestazioni e la diffusione di volantini polemici. Secondo quanto riferito, alcuni docenti avrebbero inoltre deciso di non far partecipare le proprie classi all’evento.
“Un fatto gravissimo che offende la memoria degli italiani vittime delle foibe e dell’esodo”, ha dichiarato Pogliese, parlando di un episodio che “lascia basiti” e che rischia di trasformare un momento di commemorazione in uno scontro ideologico.
Il senatore ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare per fare piena luce sull’accaduto e ha espresso solidarietà ai relatori e al dirigente scolastico Emanuele Rapisarda, ringraziando gli organizzatori per aver portato avanti l’iniziativa “nonostante il clima teso”.
Al centro della polemica, il tema del contraddittorio e della partecipazione delle classi. Per Pogliese, la scuola deve restare “luogo di formazione e confronto”, garantendo agli studenti la possibilità di approfondire anche le pagine più complesse della storia nazionale.
La nota del presidente della Consulta degli Studenti
“In qualità di Presidente della Consulta degli Studenti di Catania, ritengo doveroso intervenire su quanto accaduto oggi. La Consulta che rappresento si fonda sui valori del pluralismo, del rispetto e della libertà di espressione: principi non negoziabili, che continueremo a difendere con senso di responsabilità e nel pieno rispetto delle istituzioni. Destano seria preoccupazione le affermazioni relative a presunte “minacce di assenze” rivolte agli studenti qualora fossero entrati in una stanza definita, secondo quanto riportato, “piena di politici fascisti”. Espressioni di questo tipo, oltre a risultare divisive e inappropriate nel contesto educativo, rischiano di compromettere la serenità e la libertà di scelta degli studenti.
La scuola è, e deve restare, un luogo di confronto libero e maturo, dove le idee si ascoltano, si discutono e, se necessario, si contestano con strumenti democratici. Non un luogo di preclusioni o di etichette. Impedire agli studenti di ascoltare significa sottovalutarne la capacità critica e la maturità. La memoria delle Foibe ci ricorda che quando il dibattito pubblico scivola nell’odio, nella delegittimazione e nella contrapposizione ideologica, a perdere è sempre la comunità, prima ancora della politica. Ribadiamo il nostro impegno affinché la scuola resti spazio di libertà, responsabilità e crescita civile per tutti”.

